Il Rapporto, arrivato ormai alla sua sesta edizione, rivela infatti che dopo tre anni di recessione il Pil italiano sembra destinato a tornare a crescere nel 2015, anche se dello 0,3% (+0,8% nel 2016).

Quello che colpisce, però, è l’inversione del trend negativo registrata anche nel campo dei mancati pagamenti tra le imprese. Tanto la frequenza (il numero dei mancati pagamenti) quanto la severità (l’ammontare medio) sono risultate in calo rispetto al 2013, rispettivamente del 30 e dell’8%. Il dato non deve tuttavia trarre in inganno perché, se l’andamento congiunturale mostra evidenti segni di miglioramento, il rapporto con i dati pre-crisi conferma che ancora le imprese non sono uscite del tutto dal guado. E infatti l’importo medio degli insoluti al 2014 rispetto al 2007 è risultato superiore del 63%.

Mappa regioni

L’andamento è poi diverso se, come parametro di riferimento, si prende il mercato domestico o l’export. Nel primo caso il dato medio dei mancati pagamenti vede la frequenza in calo del 30% e la severità dell’8%. Meno brillante è il risultato medio delle imprese che esportano. In questo caso, sempre rispetto al 2013, la frequenza si è contratta del 16% mentre la severità è rimasta praticamente stabile, facendo registrare un piccolo aumento dell’1%.

Il dato è stato commentato dal capo economista di Euler Hermes, Ludovic Subran, che ha dichiarato: «Contrazione economica, consumi deboli, credit crunch finanziario e investimenti deboli sono le principali componenti che hanno contribuito a indebolire lo stato di salute delle imprese italiane anche nel 2014».

«Il trend in diminuzione dei mancati pagamenti – ha proseguito Subran – riflette in pieno il rallentamento dell’intera economia nazionale e non rappresenta un reale miglioramento degli scambi commerciali tra le aziende».

Forte di una ricca banca dati, costituita da oltre 450.000 imprese, Euler Hermes Italia (società del Gruppo Allianz) ha messo uno dietro l’altro i numeri che raccontano i debiti non onorati dalle imprese italiane, attraverso un’attenta analisi spacchettata sia per singole regioni che per singoli comparti produttivi.

Sul fronte regionale, l’andamento peggiore è stato quello della Valle d’Aosta che risulta l’unica regione italiana ad avere entrambi gli indicatori dei mancati pagamenti (frequenza e severità) ancora in aumento. Le cose vanno male a metà per Toscana e Trentino Alto Adige che raddoppiano la severità, quindi l’importo medio dei mancati pagamenti. In generale, per circa la metà delle regioni italiane, frequenza e severità si sono contratte con il dato più virtuoso messo a segno dal Lazio dove i due indicatori si sono contratti rispettivamente del 29 e del 54%.

L’andamento si conferma a macchia di leopardo anche analizzando i singoli settori. Segnali molto positivi arrivano dall’agroalimentare e dalla chimica farmaceutica, che fanno segnare per il secondo anno consecutivo una contrazione a doppia cifra. In miglioramento anche il comparto tessile, mentre cominciano a riprendersi meccanica e siderurgia. Restano realtà ancora critiche come l’edilizia che mostrano ancora evidenti difficoltà a uscire dalla crisi.

«Le aziende italiane – ha spiegato a questo proposito Massimo Reale, direttore Information & Grading di Euler Hermes Italia – hanno dimostrato di saper ben gestire la liquidità, destinandola alla gestione ordinaria e di breve termine per il business. Allo stesso tempo però la crisi congiunturale ha comportato la concentrazione delle transazioni commerciali su un numero minore di aziende presenti sul mercato, con l’effetto finale di amplificare la severità degli insoluti, anche con riferimento a relazioni commerciali consolidate».

Il cammino virtuoso avviato nel 2014 dovrebbe essere confermato nell’anno in corso con una serie di buone notizie che sembrano destinate ad arrivare soprattutto dall’export. Il Report prevede infatti che nel 2015 ci saranno oltre 10 miliardi di euro di export addizionale, provenienti principalmente da partner storici come Francia e Germania. Una spinta in avanti data anche dal quantitative easing lanciato dalla BCE e dal buon andamento dell’economia Usa.

Per quanto riguarda i giorni medi di incasso di un credito, questi dovrebbero attestarsi a quota 111, mentre tanto i mancati pagamenti quanto le insolvenze aziendali dovrebbero continuare a contrarsi. «Le uniche eccezioni – ha spiegato Ludovic Subran – riguardano Russia, Repubblica Ceca, Brasile e Cina». Da questi mercati potranno arrivare i rischi maggiori al rilancio dell’economia italiana e mondiale.