Dopo quattro anni di calo, le insolvenze aziendali ricominciano a crescere. È questo il dato più preoccupante che emerge dal Rapporto “L’Italia delle imprese 2019” realizzato dall’ufficio studi di Euler Hermes, società del Gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti.

Partendo dai dati macroeconomici italiani e internazionali, lo Studio rappresenta un focus sullo stato di salute finanziario di oltre 450.000 aziende e 900.000 bilanci, analizzati nelle performance degli ultimi tre anni.

E il risultato, almeno per l’Italia, è preoccupante. Mentre le previsioni per il 2019 indicano un aumento delle insolvenze aziendali del 2%, i dati negativi toccano anche le sofferenze delle imprese. I due indici di performance, la frequenza (il numero delle sofferenze) e la severità (l’ammontare medio delle sofferenze), registrano entrambi nel 2018 un aumento deciso, del 36% il primo e del 38% il secondo.

La stessa tendenza viene confermata anche sul mercato delle esportazioni, dove la frequenza degli insoluti aumenta del 30% e la severità del 35%. Anche l’export, che negli ultimi anni era stato il vero traino dell’economia italiana in particolare per le imprese manifatturiere, comincia adesso a mostrare i primi segnali di crisi. Guardando infatti al costo di un mancato pagamento, nel mercato domestico la media si ferma a 14.100 euro, mentre sale a 21.000 sui mercati esteri.

Tutto questo dipende dalla profonda incertezza geopolitica su scala internazionale che, dagli Usa alla Cina passando per la Russia, rischia di minare il business. Incertezza che però sta segnando anche il mercato interno dove le riforme del governo non stanno dando i risultati attesi in termini di spinta all’economia.

«Dopo quasi cinque anni di crescita – dichiara Ludovic Subran, Chief Economist di Euler Hermes – il Pil italiano è andato in recessione a fine 2018 e nel 2019 l’Italia è attesa a un “atterraggio” vicino allo zero (+ 0,2%), con una ulteriore crescita dello 0,4% per il 2020. Il rallentamento dello slancio economico globale continuerà a frenare la crescita all’estero del Made in Italy mentre l'elevata incertezza della politica interna sarà causa di un freno ai consumi privati e agli investimenti. La debolezza della domanda e una liquidità in calo peseranno sulle imprese italiane ma i solidi fondamentali finanziari fungeranno da fattore chiave di resilienza».

Lo stesso Subran, che oltre alla carica di Chief Economist di Euler Hermes ricopre quella di Capo della Ricerca Economica di Allianz, è tornato a lungo sulla questione italiana dichiarando che «dalla fine del 2018 l’Italia è entrata in recessione e il costo dell’incertezza nel Paese è pari allo 0,2%-0,3% del PIL per singolo trimestre, circa 1% di PIL per l’intero 2019. Nel 2019 il PIL italiano è atteso ad una crescita dello 0,2%. Il rallentamento dell’intera area euro con la Germania in testa e la decelerazione globale stanno impattando come di consueto in modo più marcato sul Paese Italia come ormai succede da oltre vent’anni. Secondo le nostre analisi, una lieve ripresa della produzione e dei consumi insieme ad un export più sostenuto grazie al deprezzamento dell’euro, consentiranno al Paese di ripartire dalla seconda parte dell’anno».

Tra gli impatti analizzati anche quelli del commercio internazionale che è atteso in decelerazione nel 2019.  Secondo Subran «dal 3,8% nel 2018 si passerà ad una crescita pari al 3% in volume nel 2019 a causa delle tensioni sui dazi che impatteranno di un 0,3% e dell’incertezza diffusa in numerose aree che impatterà dello 0,5%. Il commercio globale ripartirà nel secondo semestre 2019 grazie al calo delle tensioni commerciali e agli effetti del pacchetto di incentivi realizzato dalla Cina insieme al recupero dei prezzi delle materie prime. Nel 2020 il commercio potrebbe rallentare ulteriormente al 2,7%. All’interno di questo scenario, per i prodotti Made in Italy c’è spazio per una ulteriore crescita addizionale dell’export pari a € 23 miliardi nell’anno corrente grazie alla Meccanica (+ 5,7 miliardi di euro sul 2018), seguita dalla Chimica (+ 4 miliardi di euro sul 2018) e dal Tessile (+ 2,8 miliardi di euro)». 


 

 

Solvibilità aziendale: differenze tra Nord e Sud

Ma se la volatilità dei mercati internazionali non aiuta, anche sul fronte interno – soprattutto in termini di capacità produttiva – il Paese si conferma un mercato che si sviluppa a macchia di leopardo, con un gravissimo ritardo rappresentato dal Sud. Nel 2018 l’85% dei mancati pagamenti si è infatti concentrato nel centro-sud, con alcune regioni come Marche e Sicilia che hanno sofferto più di altre. In difficoltà anche la Campania, dove tanto il settore delle commodities quanto quello delle costruzioni meccaniche hanno segnato il passo, mentre il commercio al dettaglio rimane particolarmente condizionato dal calo dei consumi, come in tutto il Paese. Al Nord, la Lombardia deve far fronte alla crisi della distribuzione elettronica e delle costruzioni, mentre la Liguria presenta severità ai massimi dopo i tragici accadimenti che hanno condizionato i traffici logistici. In miglioramento il Triveneto, soprattutto grazie alle eccellenze alimentari, mentre il Piemonte ancora mantiene un basso valore di insoluti, rispetto alla dimensione e alla varietà delle economie della Regione.

«Analizzando i principali ratios finanziari – commenta Massimo Reale, Direttore Commerciale di Euler Hermes Italia – emerge che, con rare eccezioni, la profittabilità lorda si mantiene elevata nel triennio (EBITDA si attesta all’8,8% per la media settori analizzati) e cresce in particolare su alcuni comparti, sia legati agli investimenti tecnologici (Meccanica, IT, Chimico-Farmaceutico) che a quelli della manifattura tradizionale (Tessile, Carta e Mobili), grazie al miglioramento di prodotto e a un focus sul brand e sui servizi alla vendita. L’indebitamento delle aziende rimane un fattore delicato ma non subisce peggioramenti, a testimonianza del reinvestimento di utili in azienda e soprattutto di una buona generazione di cassa, con punte di eccellenza nell’agroalimentare e nel chimico farmaceutico».

In sostanza le imprese italiane ancora una volta sono chiamate a usare il loro paracadute, fatto di eccellenza tecnica, capacità di leggere le opportunità e i rischi del mercato, visione strategica di lungo periodo. Grazie a tutti questi fattori, il mondo produttivo italiano continua a camminare pur in un contesto di difficoltà, dove le incertezze interne si sommano ai grandi cambiamenti internazionali.</p>