In Italia un mancato pagamento costa in media ad un’impresa 14.000 euro, mentre quando le imprese si confrontano sui mercati internazionali il dato raggiunge i 23.000 euro. È questo uno dei dati più significativi che emerge dall’ultimo Report sui Mancati Pagamenti delle Imprese Italiane, lo studio che per l’ottavo anno consecutivo viene pubblicato da Euler Hermes.

L’analisi approfondisce i dati emersi dal monitoraggio giornaliero che la società del gruppo Allianz esegue su 450.000 aziende e i risultati indicano un leggero miglioramento, tanto nella frequenza (il numero dei mancati pagamenti) quanto nella loro severità (il valore).



Analizzando i dati macro l’ammontare totale dei debiti scaduti in Italia è diminuito del 25% nel corso del 2016; il valore medio di un mancato pagamento si è contratto del 13% sul mercato interno (14.000 euro), mentre è cresciuto dell’8% sui mercati esteri (23.000 euro). In termini di numeri assoluti, nel 2016 le insolvenze aziendali sono calate del 9% (13.500 casi), ma rimangono ancora il doppio rispetto ai livelli pre-crisi, mentre per il 2017 è attesa una nuova contrazione di un ulteriore 5%.

«Nel 2016 – commenta Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes – si è registrata in Italia una crescita del Pil dell’1% e il Paese ha continuato la sua lenta ripresa dimostrando una grande capacità di resilienza ai fattori politico-economici interni ed esterni. Il 2017 sar l’anno in cui la domanda interna stenterà ancora (+1%) mentre l’export ripartirà (+2,2%) con € 20 miliardi di transazioni commerciali addizionali. Le politiche avviate da Trump garantiranno alle imprese del made in Italy una crescita addizionale dell’export sul mercato statunitense pari a € 2.4 miliardi, seconda solo alla Germania. Nel 2017 l’Italia registrerà una crescita moderata pari allo 0,8%, esattamente la metà della media dell’Eurozona. In un contesto incerto che potrebbe creare effetti negativi anche sugli indicatori di confidence delle imprese, l’Italia potrebbe perdere circa 0,3% di crescita».

Il trend dei pagamenti segue in generale lo stato di salute dell’economia ed è per questa ragione che, considerata la crescita seppur ridotta del Pil italiano, i rapporti tra le imprese stanno migliorando. I giorni di in casso di un credito sono scesi di quarantotto ore, passando da 88 a 86 giorni, ancora poco ma comunque un segnale positivo. Guardando invece agli indicatori dei mancati pagamenti, il dato italiano della frequenza mostra un -6% nel 2016 e quello della severità un -13%.

«Durante tutto il 2016 – spiega Luca Burrafato, Capo della Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa – la minore onerosità del debito bancario frutto anche di un’offerta creditizia finalmente stabile grazie alla politica accomodante della BCE, ha dato ampio respiro alle imprese che ne hanno saputo approfittare e conseguentemente valutare le scelte di investimento più opportune per la continuità del proprio business. I prezzi bassi del petrolio hanno poi sostenuto la ripresa della profittabilità delle imprese. Il miglioramento dei pagamenti tra le imprese è quindi frutto di una felice combinazione che include una maggiore solidità degli indicatori economici del nostro Paese e il contestuale miglioramento dei flussi di cassa in azienda che hanno impattato positivamente sulla solvibilità dell’intero tessuto imprenditoriale».
Un buon andamento che tocca un po’ tutte le regioni italiane, con l’eccezione del Lazio e della Puglia, dove gli indicatori di frequenza e severità mostrano lievi segnali di crescita.

Diversa è la situazione sui mercati esteri, fino a qualche anno fa rifugio per i produttori italiani e oggi terreno di opportunità ma anche di rischio. Nel corso del 2016 la frequenza è cresciuta del 2% e la severità dell’8%, facendo soffrire principalmente comparti come il tessile, l’abbigliamento, l’elettronica e l’edilizia. E questa ripartenza delle insolvenze aziendali toccherà proprio i primi dieci mercati di sbocco dell’export italiano: Stati Uniti (+1%), Regno Unito (+5%), Turchia (+5%). Le insolvenze rimangono su elevati livelli per la Polonia (+3%)e la Cina (+10%).

«L’export di prossimità – dichiara Massimo Reale, Direttore Rischi Euler Hermes Italia – è una delle principali strategie di business nel 2017. In quasi tutti i distretti stiamo registrando una ripresa degli ordini da controparti estere, quasi un ritorno del “Made In”, anche dove negli ultimi anni si sono registrati i principali segnali negativi (mobile e calzature). Molte filiere manterranno i virtuosi percorsi di crescita (ceramica, agroalimentare e meccanica) con uno sguardo anche ai consumi interni, segnalati in sostanziale area positiva. L’effetto positivo globale si vedrà sulle insolvenze che saranno previste in ulteriore calo (-5%) a beneficio di una generale tenuta del sistema produttivo nazionale».