A dibattere con i giornalisti erano presenti il Ceo del Gruppo, Wilfried Verstraete, il Capo economista Ludovic Subran e il Capo dell’Area regione Mediterranea, Medio Oriente e Africa di Euler Hermes, Michele Pignotti.
Al centro del dibattito, soprattutto i numeri e le previsioni che vedono per la regione una crescita moderata dello 0,4% nel 2013 e una più sostenuta nel 2014 che dovrebbe attestarsi ad un +1,7%. I tassi di crescita ovviamente divergono da Paese a Paese e mentre la “Vecchia Europa” continuerà a segnare performance negative nell’anno in corso (-1,3%) e un timido +0,4% l’anno seguente, il resto della regione mediterranea crescerà a ritmi più sostenuti, tra il 3,5 e il 4,1%.

A stimolare questo buon andamento saranno soprattutto gli investimenti nazionali che dovrebbero aumentare la loro percentuale sul Pil dei vari Stati.
Tra i Paesi di lingua araba presenti nel bacino del Mediterraneo, i cosiddetti “abtals” (talenti) sono Marocco, Algeria e Tunisia, le cui economie sono spinte dalle ingenti risorse naturali e dalla crescita sostenuta degli stili di vita della classe media.

Fra i Paesi cosiddetti della “Porta dell’Asia” sono invece l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia ad avere le possibilità maggiori di crescita, grazie anche ai tradizionali legami commerciali con il continente asiatico.


Per quanto riguarda l’Italia
, l’analisi di Euler Hermes parte dal secondo anno consecutivo di recessione (-2,4% nel 2012, -1,8% nel 2013), mentre si intravede una timida ripresa per il prossimo anno che dovrebbe fermarsi ad un +0,3%. L’incertezza economica e le difficoltà delle aziende, fanno prevedere un aumento delle insolvenze (+7% nel 2013), che invece dovrebbero stabilizzarsi nel 2014. Contemporaneamente dovrebbe continuare il drammatico calo della domanda interna (-14% dall’inizio della crisi), mentre rimane aperta la sfida dell’accesso al credito bancario.


In questo quadro assume una rinnovata importanza il rapporto con il bacino del Mediterraneo che, proprio grazie alla crescita di numerosi mercati, può fare da traino a parte delle esportazioni italiane. «In termini pragmatici – commenta Michele Pignotti – se l’Italia sarà in grado di mantenere l’attuale quota di mercato nel Mediterraneo in tre dei suoi settori chiave, e cioè l’automotive per 2 miliardi di dollari l’anno, la meccanica per 9 miliardi e il tessile per 3 miliardi, le opportunità di esportazioni internazionali in questi settori dovrebbero equivalere ad ulteriori 90mila Fiat 500, 30mila trattori e circa 3 milioni di capi d’abbigliamento».

Questa opportunità dovrebbe legarsi agli ultimi dati positivi della bilancia commerciale che nel marzo 2013 ha raggiunto per la prima volta in dieci anni il surplus.


Restano adesso da superare gli ostacoli di ordine normativo e istituzionale che ancora rendono sfavorevole il clima degli affari nel nostro Paese. Un limite pesante per le imprese che tuttavia sono destinate a trovare nel bacino del Mediterraneo un nuovo e ricco mercato dove continuare a crescere.


Per altre informazioni sull’evento è possibile visitare la sezione Multimedia del sito Euler Hermes.

 

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