Dietro questo lieto fine, c’è una congiuntura astrale sulla quale indagare. Innanzitutto, l’euro debole e l’aumento di competitività faranno aumentare le esportazioni per l’ammontare di 10 miliardi di euro. Le esportazioni sono state la salvezza delle aziende italiane, come testimoniato dalla ripresa del mercato domestico. Inoltre, il calo del prezzo del petrolio incentiva i consumi delle famiglie (+0,1% del Pil) e i profitti delle imprese (+1,4%), mentre la stretta del credito (“credit crunch”) sembra volgere al termine visto che i tassi di interesse sui prestiti alle piccole e medie imprese stanno diminuendo ulteriormente.

Infine, l’Expo di Milano sta dando conferma di quanto il marchio del Made in Italy possa essere forte, essendo prevista una crescita del Pil pari a 0,1% nel 2015 e a 0,4% nei prossimi tre anni.

Quindi, cosa succederà? Molto! Innanzitutto, la ripresa non è accompagnata da un effetto sui prezzi per le imprese italiane: i fatturati non cresceranno nel 2015 poiché la competizione sui prezzi sia in Italia che all’estero impedisce una vera e propria spinta all’aumento del valore aggiunto. Ciò aggrava la mancanza di investimenti, pari a 70 miliardi di euro. Tanto i fatturati quanto le scelte di investimento miglioreranno alla fine, anche se per questo bisognerà attendere il 2016. Non bisogna poi dimenticare che il successo nel tracciare nuove strade per le esportazioni dalla Colombia passando per l’Arabia Saudita fino ad arrivare in Indonesia (testimoniato da un aumento del 20% circa all’anno nelle esportazioni italiane verso ciascuno di questi paesi), deve trasformarsi in una partnership di lungo periodo, che includa flussi di investimento bilaterali, abbandonando le esportazioni «transactions-based», vulnerabili a shock di competitività.

L’Italia deve acquisire un ruolo di leader nelle filiere produttive globali. Molti settori hanno già effettuato con successo questa trasformazione: si tratta dell’industria tessile e dei settori agroalimentare e meccanico. Ma si può fare di più. Infine, va ricordato che le imprese italiane continuano a soffrire di tempi di pagamento molto lunghi (110 giorni), cosa che aumenta lo stress finanziario per i bilanci. In aggiunta ai 90 miliardi ancora mancanti nella Pubblica Amministrazione, la liquidazione delle transazioni fra imprese in metà del tempo attuale potrebbe dare un forte slancio al finanziamento dell’economia reale con un probabile raddoppio della crescita del Pil nel breve periodo, un aumento dell’attrattività delle imprese e una riduzione drastica delle insolvenze aziendali, attualmente 2,5 volte maggiore rispetto al 2007 (15.600 contro 6.000).

Focalizzarsi sull’ottimizzazione della liquidità, anche attraverso apposite politiche pubbliche come quelle già adottate da Francia, Germania e Gran Bretagna, è essenziale nel breve periodo.

L’Italia è riuscita a diventare un punto luminoso in Europa dopo tre anni difficili. Ora è quindi venuto il momento di passare alla fase due, ripristinando gli incentivi ad investire per le imprese e facendo in modo che l’Italia divenga una superpotenza delle esportazioni anche attraverso una migliore fluidità dei pagamenti tra le imprese.