Dopo gli anni della crisi che hanno lasciato sul campo decine di migliaia di imprese, i dati sulle crisi aziendali confermano il trend positivo emerso già dal 2014.

Il Rapporto intitolato Economic Outlook 2015-2016: The insolvency U-turn e realizzato dall’Ufficio Studi di Euler Hermes mette in evidenza proprio questo elemento. Nel 2015, infatti, il numero di insolvenze a livello mondo dovrebbe attestarsi a 300.000 casi, in calo rispetto all’anno precedente del 4%. Il miglioramento c’è anche se – come sottolinea il Report di Euler – perde slancio rispetto al 2014 quando la contrazione del numero di insolvenze rispetto al 2013 aveva raggiunto il 14%. La strada, quindi, sembra in discesa ma non abbastanza e infatti l’Indice Globale delle Insolvenze elaborato dal Gruppo rimane del 3% superiore rispetto alla media pre-crisi.



Scorporando il dato su scala territoriale, risulta evidente che il tema delle insolvenze colpisce di più alcune classi di Paesi e meno altre. In particolare, ancora una volta, viene segnata una netta demarcazione tra quelli più sviluppati e quelli in via di sviluppo che, dopo anni di crescita sostenuta, stanno cominciando a pagare il prezzo di alcune scelte di politica economica.

«Dopo una love story durata cinque anni con i Paesi del mondo a tassi di crescita maggiore – spiega a questo proposito Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes – è arrivato il momento di fare un test con la realtà. I forti disavanzi delle partite correnti, un settore privato vulnerabile e un programma di riforme molto politicizzato hanno creato la tempesta perfetta per i mercati emergenti. Crescono i deflussi di capitali, la volatilità e i rischi di credito».

Secondo il Report, questo gap che esiste tra i Paesi più ricchi e quelli emergenti dovrebbe crescere ulteriormente nel 2016. Nel prossimo anno infatti, a fronte di un calo delle insolvenze dell’1% previsto per i primi, i secondi dovrebbero vedere lo stesso dato aumentare del 4%. Mentre Stati Uniti ed Europa Occidentale mettono a segno finalmente contrazioni significative nel settore, Asia e America Latina registrano una forte turbolenza che si riflette inevitabilmente sulla tenuta delle imprese.

In particolare, le più colpite sono le aziende attive in Asia nell’area del Pacifico che assisteranno entro la fine dell’anno a una crescita delle insolvenze dell’11%, il primo aumento registrato dal 2008 ad oggi. Ma il vero boom delle insolvenze sarà registrato in Cina, dove il 2015 dovrebbe chiudersi con un +25% e il 2016 con un +20%.

Edilizia, metallurgia, industria estrattiva e manifatturiera saranno i settori più colpiti, soprattutto nelle loro attività legate alle esportazioni.

«Una volta assorbito lo choc della crisi – prosegue Subran – le imprese hanno bisogno di un solido ambiente macroeconomico e finanziario per passare dalla stabilizzazione alla crescita, dalla protezione alla promozione. I prossimi 18 mesi saranno una cartina di tornasole. I trend divergenti fra Paesi, settori e imprese di diverse dimensioni nonché le mutazioni dei quadri giuridici saranno fondamentali per identificare le principali sacche di rischio».

 


Il caso Italia

Agganciata al traino dei Paesi sviluppati, l’Italia torna a sorridere. Dopo tre anni di recessione il 2015 dovrebbe infatti chiudersi con una crescita contenuta del Pil dello 0,7%, ma soprattutto per la prima volta dal 2008 dovrebbe terminare l’anno con una riduzione consistenze delle insolvenze (-7%), con circa 14.500 casi registrati.

Il nostro Paese beneficia ovviamente delle ritrovate condizioni economiche dell’Europa Occidentale e del traino costante degli Stati Uniti e conferma di avere un tessuto imprenditoriale ormai abbastanza solido.

Nel 2016 queste prospettive dovrebbero continuare a migliorare. La crescita del Pil – secondo Euler Hermes – dovrebbe attestarsi su un +1,1%, mentre le insolvenze aziendali diminuire di un altro 8%, arrivando a 13.300 casi su tutto il territorio nazionale.

«Dietro questo lieto fine – commenta Michele Pignotti, capo della Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa – c’è una congiuntura astrale positiva sulla quale vale la pena soffermarsi. Innanzitutto, l’euro debole e l’aumento della competitività faranno aumentare le esportazioni del manifatturiero nell’anno corrente di 15 miliardi di euro. Inoltre, il calo del prezzo del petrolio ha dato nuova spinta ai consumi interni e ha fatto salire i profitti delle imprese, mentre la stretta del credito sembra volgere al termine visto che i tassi di interesse sui prestiti alle piccole e medie imprese stanno diminuendo ulteriormente. L’Expo infine si è dimostrato un importante tassello per la crescita del Paese».

Il percorso è avviato, ma restano ancora alcuni importanti nodi da sciogliere come quello dei tempi dei pagamenti che rappresenta ancora oggi uno dei problemi cruciali per le imprese italiane.

«Nel nostro Paese – rivela il Report di Euler – un credito tra privati viene incassato in media a 98 giorni, una dinamica che aumenta lo stress finanziario delle aziende meno solide, che in alcuni casi sono costrette a richiedere una procedura di insolvenza».

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