Dopo tre anni consecutivi di calo, l’anno in corso si dovrebbe chiudere con un aumento delle insolvenze del 2%. 

Spacchettando questo dato, si nota però che l’andamento delle insolvenze non è omogeneo su tutti i continenti, ma anzi conferma due trend opposti. Nell’America del Nord e in Asia sono decisamente in calo, dell’11% nel primo caso e del 4% nel secondo. Sul fronte opposto, in America Latina le insolvenze crescono del 10%, nell’Europa centrale e dell’est crescono del 6% e del 9% nell’Europa occidentale.


Il Vecchio Continente conferma quindi le difficoltà riscontrate in molti settori economici, con l’eccezione della Germania e del Regno Unito che anche sul tema delle insolvenze mantengono un andamento virtuoso.

Questi due trend opposti dovrebbero mitigarsi nel corso del 2014 quando i Paesi più avanzati dovrebbero ricominciare a crescere a ritmi più consistenti, anche se l’andamento generale delle insolvenze si dovrebbe contrarre solo dell’1%.

Il dato emerge dall’Insolvency Outlook realizzato da Euler Hermes, nel quale è proprio l’Europa ad apparire come il continente più in difficoltà sul fronte delle insolvenze soprattutto rispetto al peso internazionale dei suoi stati e delle sue economie. Ancora una volta la causa primaria dell’aumento dei mancati pagamenti va ricercata nella crisi internazionale. Dalla sua origine (2007) – spiega lo studio – le insolvenze su scala mondiale sono aumentate del 25%. Nonostante questo, rimangono alcuni mercati dove il trend è già mutato come ad esempio gli Stati Uniti e più in generale l’America del Nord. Per questi Paesi il 2013 sarà il secondo anno di riduzione delle insolvenze, una contrazione che toccherà addirittura l’11% rispetto al 2012.

Vanno molto male le cose per il Brasile, considerato una delle economie più interessanti su scala globale, ma fortemente influenzato da una volatilità nei fondamentali del business. Negli ultimi due anni le insolvenze delle imprese brasiliane sono cresciute del 28% e questo nonostante il Pil continui a crescere, seppur in modo ridotto rispetto al passato.

Ma il vero malato tra le economie sviluppate si conferma essere l’Europa. Nel Vecchio Continente le buone notizie arrivano solo da Austria, Svizzera, Germania e Regno Unito. Per capire le grandi disparità che permangono all’interno dei Paesi dell’Ue è interessante vedere lo scarto di risultati tra Francia e Germania. Mentre a Berlino le insolvenze diminuiscono, in Francia crescono del 2% nel 2013, mentre dovrebbero tornare a diminuire dell’1% solo l’anno prossimo. I dati peggiori però arrivano da Italia, Spagna, Portogallo e Grecia dove la ripresa limitata del 2014 non riuscirà a frenare l’aumento dei mancati pagamenti.

Per quanto riguarda il nostro Paese le insolvenze dovrebbero crescere a fine anno del 10% (peggio rispetto al previsto 7%), in linea con la contrazione del Pil che dovrebbe assistere a una chiusura di anno ad un -1,8% dopo il -2,4% registrato nel 2012. Per il 2014 si attende invece una stabilizzazione delle insolvenze grazie al miglioramento del Pil che dovrebbe attestarsi a un +0,3%.


«In Norvegia – commenta il chief economist di Euler Hermes, Ludovic Subranci aspettavamo una diminuzione delle insolvenze del 3% e invece ci sarà una crescita, addirittura del 14%. Anche l’Olanda vedrà aumentare i fallimenti più del previsto, dal 3 al 10%, così come la Finlandia (+5% rispetto alla previsione iniziale) e l’Italia».

Tornando poi a guardare ai mercati mondiali, dati altalenanti vengono registrati da Russia e Turchia. La prima dovrebbe assistere a un aumento delle insolvenze anche nel 2014 (+5%), mentre la situazione turca continua ad essere molto turbolenta con una crescita del 12% registrata nel 2013, ma soprattutto un aumento dei fallimenti aziendali che dal 2000 al 2012 ha sempre confermato una media del 22%.


Rimangono positivi i risultati delle grandi economie asiatiche che contribuiscono a trainare l’economia mondiale. In Cina, nonostante la crescita del Pil si sia fermata al 7,6% (rispetto ai risultati eccezionali degli scorsi anni), le insolvenze sono continuate a scendere per il quinto anno consecutivo (-4% nel 2013). In Giappone, grazie anche alle politiche espansive del primo ministro Abe, le bancarotte dovrebbero crollare nell’anno in corso dell’8%.