Il Report “Insolvencies: the tip of the iceberg”, realizzato da Euler Hermes, calcola infatti che il numero di insolvenze nel corso dell’anno calerà del 5%, confermando la stessa contrazione registrata nel 2016.

«Le insolvenze – spiega Luca Burrafato, Capo della Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Africa e Medio Oriente – avranno un decremento del 5% sia nel 2016 che nel 2017, insieme a un assestamento del settore bancario. Tuttavia le imprese italiane rimangono vulnerabili rispetto alla crisi di fiducia legata alla prolungata instabilità politica così come la quantità di aziende in default rimane al di sopra del 40% rispetto alla media pre-crisi».

Il dato conferma che, nonostante le incertezze sulla crescita (il Pil è cresciuto dello 0,9% nel 2016 e secondo Euler Hermes crescere dello 0,6% nel 2017), i conti delle aziende cominciano ad andare meglio. E infatti – ricostruisce il Report – i margini dei profitti delle imprese sono cresciuti e hanno raggiunto il 41,4%, sostenuti dai prezzi dell’energia al ribasso e dalle condizioni di finanziamento favorevoli. La politica monetaria della BCE ha contribuito al decremento dei tassi di interesse sui finanziamenti alle imprese anche se le PMI scontano ancora rapporti difficili con il mondo bancario. Tuttavia, l’ottimismo legato ad alcuni dati sta avendo dei riflessi interessanti anche sul fronte degli investimenti, che nel quarto trimestre del 2016 sono cresciuti del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2015.

La risposta italiana alla difficoltà delle imprese a onorare i propri debiti con i fornitori è un segnale positivo per la nostra economia, soprattutto se letto confrontando con quanto accade nel resto del mondo. Euler Hermes prevede infatti che, mentre nel 2016 le insolvenze a livello mondo sono calate in media del 2%, per il 2017 questo dato dovrebbe tornare a crescere, mettendo a segno un +1%.

Il fenomeno è spiegato dal Capo economista di Euler Hermes, Ludovic Subran. «Il trend in discesa delle insolvenze globali – commenta Subran – sta per finire. Questo accade perché la crescita globale non sta accelerando e nei prossimi anni resterà sotto al 3%. Di conseguenza, le imprese sono più vulnerabili agli shock esterni».

A pesare sulle imprese a livello globale sono i costi più alti dei fattori produttivi, il rialzo della pressione salariale, le condizioni di finanziamento più severe. A questo si aggiunge la perdurante debolezza dell’economia che, nonostante abbia superato la crisi del 2008-2009, rimane ancora esposta a molti rischi come il rallentamento del commercio globale, la concorrenza spietata sui prezzi, la volatilità dei cambi e dei flussi finanziari.

«I fallimenti nell’Asia del Pacifico e nelle Americhe – prosegue Subran – sono in aumento, mentre il rilancio dell’Europa sta sfumando. Nel 2017 prevediamo per le insolvenze globali una crescita dell’1%».

L’Europa, nonostante le difficoltà economiche e i problemi sociali legati all’immigrazione massiccia, si è difesa bene dal rischio di un aumento delle insolvenze che sono diminuite del 5% nel 2016. Molto male va invece l’America Latina che nel 2017 dovrebbe registrare il quinto aumento consecutivo, facendo segnare un +18%. In Asia le imprese subiranno invece il rallentamento economico della Cina, mentre anche il calo delle insolvenze registrato in questi anni nel Nord America sembra destinato a finire.