L’ultima previsione del Pil mondiale elaborata da Euler Hermes, leader mondiale nell’assicurazione crediti, indica infatti che nell’anno in corso la crescita del prodotto interno lordo dovrebbe fermarsi al 2,4% per tornare a salire del 2,8% nel 2017. Un nuovo balzo in avanti spinto dagli Stati Uniti e dagli altri mercati emergenti, e sostenuto dalle politiche monetarie espansive di alcune grandi banche centrali, a partire dalla Bce e dalla Bank of Japan.

«La liquidità globale – sostiene Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes – dovrebbe restare abbondante a causa dell’ulteriore a

lleggerimento monetario concesso dalle principali banche centrali, nonostante l’aumento dei tassi da parte della Fed americana. 

Tuttavia i tassi bassi e le politiche monetarie non sono assolutamente uniformi e di conseguenza la liquidità può spostarsi rapidamente da una regione all’altra, causando volatilità e turbolenze».

Nel suo rapporto, 

Euler Hermes collega le criticità globali con l’immagine delle placche tettoniche regionali, sottolineando proprio la caratteristica territoriale di certi fenomeni.


L’economia statunitense dovrebbe trainare la crescita mondiale beneficiando della tenuta dei consumi, legati all’aumento di fiducia e degli investimenti privati. Inoltre, le vicine elezioni potrebbero dare una spinta ulteriore alla crescita: entrambi i candidati infatti sostengono la necessità di far approvare al più presto un pacchetto di misure per supportare la crescita economica, prevista all’1,7% nel 2016 e al 2,2% nel 2017.


Anche le politiche cinesi elaborate negli ultimi mesi sono volte al sostegno alla crescita economica che negli ultimi trimestri ha assistito a un rallentamento dei ritmi sostenuti degli ultimi anni. Secondo l’analisi di Euler Hermes, il Pil della Cina dovrebbe crescere del 6,5% nel 2016 e del 6,4% nel 2017.

L’Europa rappresenta ancora una grande incognita: la crescita dovrebbe rimanere stabile al +1,6% nel corso dell’anno, grazie soprattutto al quantitative easing della Bce e agli investimenti previsti dal Piano Junker e raddoppiati a 630 miliardi di euro. Tuttavia sono le incertezze politiche a far traballare l’andamento economico, Brexit in testa, seguita dalle elezioni previste in molti Paesi.

Molto variegata è invece la situazione delle economie emergenti, che dovrebbero crescere nel loro insieme del 3,8% nell’anno in corso e del 4,4% nel 2017, dando un contributo di 1,7 punti percentuali alla crescita globale. Se da un lato Brasile e Russia dovrebbero uscire finalmente dalla recessione, dall’altro paesi come Messico, Nigeria, Turchia e Venezuela subiranno l’impatto della stretta creditizia e delle crisi valutarie.





Ma tornando ai movimenti tettonici individuati nel report di Euler Hermes, ossia agli spostamenti della terra quindi ai fenomeni che determineranno cambiamenti inevitabili nel breve e nel lungo periodo, il primo evento da segnalare è che la crescita globale è troppo debole per impedire un aumento delle insolvenze. Nel 2016 il loro dato è previsto in crescita nella maggior parte dei paesi emergenti e negli Usa, mentre diminuiscono in Europa occidentale. La crescita prevista a livello mondo è dell’1% nell’anno in corso e del 2% nel 2017.



Il secondo movimento significativo riguarda i prezzi delle materie prime, che dovrebbero rimanere bassi con un effetto neutrale sulla crescita globale nel 2017. L’ultimo fenomeno riguarda invece la crescita del commercio a livello globale che nel biennio 2016-2017 dovrebbe rimanere molto inferiore rispetto alla media ante crisi (+7%). Gli shock sul lato della domanda (in particolare a causa delle crisi in Brasile e Russia), gli aggiustamenti strutturali (in Cina, ma anche l’autonomia energetica degli Usa), e la severa politica monetaria degli Usa, sta portando ad un aumento dei costi delle importazioni e al crescere di fenomeni protezionistici.


«Nella prima metà del 2016 – prosegue Subran – si registrano in tutto il mondo più di 350 misure protezionistiche, relative sia agli scambi di merci che di servizi. Inoltre, il calendario elettorale mondiale, unito ad alcuni punti caldi politici e sociali, continuerà a generare turbolenze fino alla fine del 2017».