È questa la sintesi della filiera dei pagamenti disegnata dall’ultimo studio di Euler Hermes “Payment Behavior – Who’s Paying The Piper”.

La Società del Gruppo Allianz, leader mondiale nell’assicurazione crediti, ha analizzato il divario di tempo che c’è tra la fornitura di merci o servizi e il loro pagamento, quelli che tecnicamente vengono definiti i giorni medi di incasso o DSO (Days Sales Outstanding).

Secondo lo studio nel 2015 i giorni medi a livello globale resteranno invariati rispetto allo scorso anno sul livello di 66 giorni, destinati però a salire a 69 per i mercati emergenti.

Rapporto Euler

Tra i virtuosi figurano la Russia (47 giorni), l’Olanda (47 giorni), la Germania (53) e gli Stati Uniti (55). Mentre i Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno sono Francia, Turchia, Italia, ma anche la Cina. Tra il 2007 e il 2015, i DSO per le aziende cinesi sono aumentati di 22 giorni.

Il ritardo cinese dipende soprattutto dal fatto che le imprese hanno cercato di conquistare clienti internazionali offrendo crediti di fornitura per ottenere nuovi contratti; dal rallentamento economico del Paese; ma anche dal fatto che il credito tra le imprese è diventato una delle principali fonti finanziarie alternative al credito bancario.

A livello di settori petrolio e gas sono quelli che hanno risentito di meno dell’aumento dei tempi di pagamento, mentre tecnologia, beni industriali e automotive hanno subito ritardi più consistenti. In particolare i giorni mesi di tecnologia e beni industriali sono arrivati a 91 e 75.

«In base ai dati – commenta Ludovic Subran, Capo Economista di Euler Hermes – le imprese continuano a fare affidamento sulle dilazioni dei pagamenti, in quanto non si intravede a livello globale una diminuzione dei tempi di incasso. I pagamenti sui mercati emergenti arrivano cinque giorni più tardi rispetto alle economie avanzate, mentre nel 2007 avvenivano 10 giorni prima. Le imprese devono fare maggiore attenzione ai segnali di difficoltà finanziaria fra i clienti del mondo emergente».

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese rappresenta il fanalino di coda delle 15 economie analizzate dallo studio con una media di 98 giorni (erano 99 nel 2014). Il dato è molto elevato e diventa drammatico per alcuni settori come il chimico (148 giorni) e il tecnologico (149).

«I tempi di incasso in Italia – spiega Massimo Reale, Direttore Rischi di Euler Hermes Italia – si confermano molto distanti dalle economie europee nonostante un lieve miglioramento registrato nell’ultimo esercizio in termini assoluti. Questi valori sono tuttora condizionati da una situazione di liquidità di breve termine ancora non ottimale e da alcuni indicatori di fiducia ancora al palo».

«Le aziende italiane – prosegue Reale – sotto la pressione di margini sempre più ridotti, sono costrette a dilazionare sempre di più gli incassi pur di mantenere alto il valore della top line; ciò a patto di sfruttare la leva fornitori per finanziare le esigente del ciclo economico produttivo evitando così di ricorrere a fonti onerose del debito».