Sette acceleratori “spompati” dell’attività economica che quest’anno non daranno i risultati previsti influenzando negativamente l’andamento medio del Pil che si fermerà al 2,8% per l’anno in corso, raggiungendo il 3% solo nel 2017.

Il dato è contenuto all’interno dell’Economic Outlook, realizzato dall’Ufficio Studi Economici di Euler Hermes, dal titolo “The 7 dwarfs of global growth”, i sette nani della crescita globale (vedi il video). Se da un lato le economie avanzate non rafforzano la crescita (che in media non supera il 2,1%); dall’altro i Paesi in via di sviluppo testimoniano un generale rallentamento rispetto ai ritmi degli scorsi anni e registrano un +4% del Pil per i prossimi dodici mesi.

C’è anche una buona notizia, però, come spiega Ludovic Subran, Capo Economista di Euler Hermes. «Gli investimenti privati – dichiara Subran – si sono finalmente risvegliati nelle economie avanzate e potrebbero dare sostegno alla crescita. In Europa, la risalita dei fatturati, una migliore profittabilità delle imprese, la diminuzione del costo capitale ed i fondi stanziati per le spese belliche potrebbero rivelare sorprese positive. Negli Usa, il calo degli investimenti nel settore petrolifero e del gas difficilmente potrà essere bilanciato dai comparti non energetici. In ogni caso, dopo una diminuzione del 5% nel 2015, le insolvenze tra le imprese dovrebbero risalire dell’1% a livello globale nel corso dell’anno, per la prima volta dal 2009».

Ed ecco allora quali sono i sette fattori che, nel corso dell’anno, spingeranno – seppur con il freno tirato – la crescita mondiale.

 


Pisolo. Il commercio mondiale crescerà nel 2016 solo dello 0,9% in termini di valore e del 3,7% in termini di volumi. Troppo poco e decisamente inferiore rispetto al +6% registrato tra il 2000 e il 2010. Tuttavia il dato è in controtendenza almeno con lo scorso anno, quando – a causa del calo del prezzo delle materie prime e della tempesta valutaria – gli scambi si sono ridotti del 9%.

 

Brontolo. Dopo gli anni del boom economico, i mercati emergenti segnano il passo. Lo hanno fatto nel 2015 e promettono di ripetersi nell’anno in corso. Molti di loro, a partire da Brasile, Russia, Nigeria, Turchia e Sud Africa, rimarranno fortemente vulnerabili rispetto agli shock economici e alla volatilità dei mercati. A tenere basso l’andamento dei Paesi in via di sviluppo c’è sicuramente il prezzo contenuto delle materie prime, il sostegno ridotto della politica monetaria americana e indubbiamente il rallentamento della Cina, che avrà effetti evidenti su molti mercati.

 

Mammolo. I prezzi delle commodity influenzeranno la crescita del 2016, a partire da quello del petrolio che resterà basso per un lungo periodo. Questo, se da un lato favorisce i Paesi importatori e tiene bassa l’inflazione, dall’altro è un duro colpo per i produttori che già nel 2015 hanno perso miliardi di dollari.

 

Eolo. Un altro elemento di volatilità, destinato a confermarsi per tutto il 2016, è quello che coinvolge i mercati finanziari. Cominciando con la Borsa di Shanghai, le Borse di mezzo mondo hanno vissuto nelle prime settimane dell’anno pesanti turbolenze. A soffiare sul fuoco sono i mercati delle commodity che aumenteranno la pressione sulle valute degli esportatori di materie prime. In particolare, secondo Euler Hermes, nel 2016 il prezzo delle commodity primarie come nickel, soia e zinco potrebbe stabilizzarsi, dando fiato ai mercati azionari. Al contrario le valute potrebbero subire una seconda ondata di svalutazioni (dal 5 al 10%), soprattutto in Paesi come Brasile, Cina, Russia, Sud Africa e Turchia.

 

Gongolo. In molti Paesi si sta registrando un boom dei consumi interni, ma si tratta principalmente di una reazione alle turbolenze mondiali che vengono affrontate con misure protezionistiche che stimolano appunto i consumi domestici rispetto alle importazioni. Un esempio eclatante viene dall’India dove, a fronte di un aumento dell’import del 2%, i consumi sono cresciuti dal 2013 del 13,2%.

Shanghai

 

Dotto. La politica mantiene un ruolo centrale nell’andamento economico del 2016. Sebbene le politiche espansive degli ultimi anni (soprattutto da parte della Fed americana) sembrano destinate a contrarsi, molte banche centrali a partire dalla BCE e dalla Banca Centrale del Giappone sono ancora intenzionate a dare liquidità ai mercati. Questa tendenza viene confermata anche da parte dei governi. In Cina la politica sta tentando di contrastare il rallentamento economico con un netto aumento della spesa pubblica; in Europa l’epoca dell’austerity sembra finita e nel 2016 dovrebbero essere varati interventi di politiche espansive.

 

Cucciolo. L’incertezza legata ai rischi politici sarà un elemento costante per tutto il 2016. E questo inevitabilmente trasferisce alle imprese preoccupazione e le rende incapaci di fare grandi progetti sul futuro. Si parte dalle elezioni statunitensi al rischio di Brexit nel Regno Unito, fino alle sanzioni alla Russia e all’Iran: tutti questi elementi contribuiscono a mantenere elevato il livello di incertezza e a tenere basse le aspettative di crescita per il business.