E lo fa con uno studio firmato dal suo Capo Economista, Ludovic Subran, nel quale vengono analizzati i settori chiave che tuttavia, proprio a causa della crisi internazionale e della diffusa debolezza economica, rappresentano non solo opportunità di crescita ma anche rischi di stagnazione, qualora queste opportunità non vengano sfruttate al meglio.

«Le occasioni sono molte – commenta Subran – specie per le imprese che hanno puntato su elasticità e innovazione. In questo momento, in primo piano, ci sono gli Stati Uniti dove il manifatturiero sta crescendo fortemente, ma anche gli emergenti restano una destinazione da continuare a coltivare. Tra questi, i Paesi del Mediterraneo e quelli del Golfo in primis, senza dimenticare l’Asia».

Dall’America all’Estremo Oriente, ecco allora i 10 pilastri individuati da Euler Hermes.


Stati Uniti
. L’Information and Communication Technology è un settore chiave per il Nord America e rappresenta il 31% della quota mondiale. Tra il 2009 e il 2013 la spesa pro capite Usa per It e audiovisivi è cresciuta del 60%. Questo però non risolve la principale criticità: i segmenti a maggiore densità lavorativa come le comunicazioni e le apparecchiature It sono prodotti al di fuori degli Stati Uniti e questo significa che il contributo del settore all’occupazione resta contenuto.


Messico
. Ancora forte l’industria dell’automobile che nell’ultimo decennio è cresciuta del 10% rispetto al 4% della media mondiale. Nonostante il mercato interno messicano si confermi debole (700mila auto vendute all’anno rispetto ai 2,6 milioni del Brasile), il Paese è diventato l’ottavo produttore mondiale di automobili e il quarto maggior esportatore.


Medio Oriente
. Il recente sviluppo, concentrato soprattutto negli Emirati Arabi, continua a trainare l’edilizia e le costruzioni che danno un contributo importante alla crescita del Pil. A Dubai il numero delle transazioni nel settore immobiliare è cresciuto dell’11% nel primo trimestre del 2014. Con esso aumentano i prezzi anche se rimane lo spettro della speculazione edilizia che potrebbe far esplodere la bolla.


Germania
. Nonostante i segnali di rallentamento mostrati nel secondo trimestre dell’anno, l’industria tedesca punta sull’evoluzione digitale. A questo proposito la crescita prevista per il 2014 degli investimenti da parte delle imprese attive nel settore è pari al 12%. A trarne beneficio è l’industria 4.0, quella basata su produzioni intelligenti a grande risparmio energetico e senza sprechi.


Francia
. A trainare le esportazioni è ancora una volta il settore aeronautico che tuttavia appare anche il comparto più forte in termini di export. Tra il 2008 e il 2013 l’aeronautica ha infatti fatto registrare una crescita delle vendite all’estero del 30%, mentre sono calate quelle garantite dagli altri comparti industriali.


Italia
. Di fronte alla stagnazione dei consumi e alla debolezza del mercato interno, l’export si conferma il punto di forza del nostro Paese, anche perché rimane uno dei più diversificati al mondo in termini di prodotti. Inoltre, gli ultimi dati dimostrano che le esportazioni italiane crescono al di fuori dell’Europa e quelle verso i Paesi emergenti sono aumentate negli ultimi 12 mesi dell’8%. In questo quadro, un ruolo forte lo mantiene il made in Italy, considerato sempre più un elemento distintivo di qualità e gusto.


Regno Unito
. Sia nel Regno Unito che in Irlanda il settore farmaceutico tira l’economia e cresce a ritmi sostenuti. In particolare, sono britannici alcuni dei maggiori colossi farmaceutici al mondo. Il settore rappresenta quindi da solo il 7% delle esportazioni del Regno Unito e assorbe il 25% dell’intera spesa nazionale in Ricerca & Sviluppo, mentre la produzione ha raggiunto i 24 miliardi di dollari.


Eurasia
. L’economia della zona è fortemente influenzata dalla crisi ucraina. Il Paese dipende dal gas russo e la Russia ha annullato gli sconti garantiti in precedenza, facendo crescere a dismisura i costi sostenuti.


Cina
. Dopo anni di boom delle merci vendute nel mondo, il futuro dell’economia cinese sembra concentrato nelle vendite retail online. Nel 2013 la Cina è diventata il primo mercato mondiale nel settore con un ammontare di 297 miliardi di dollari, pari al 3,2% del Pil nazionale. Secondo le previsioni questo dato potrebbe crescere entro il 2015 fino a 550 miliardi di dollari. Il rischio, in questo caso, è che il mercato online sia un semplice sostituto di quello tradizionale e non aggiunga molto alle nuove politiche del governo di Pechino improntante alla crescita dei consumi interni.


Giappone
. Le previsioni di crescita continuano ad essere buone (+1,4% quest’anno e +1,2% nel 2015), tuttavia il Giappone continua a vivere un grosso problema energetico, esploso dopo il disastro nucleare di Fukushima che ha comportato il balzo del 41% nel valore delle importazioni di energia tra il 2010 e il 2013. Questo problema ha influenzato pesantemente la produzione e i ricavi delle industrie dipendenti dall’elettricità e oggi si allunga come un’ombra sulle prospettive di crescita.

 

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