Nel volume analizza il fatto che, a partire dalla metà del 2013, i rischi settoriali a livello globale si siano meglio orientati, ma la ripresa economica mondiale prevista per il 2014-2015 sarà troppo modesta ed eterogenea per offrire reali vantaggi ad una parte consistente di settori in tutto il mondo.

 

«Ci vorrà qualche tempo prima che la crescita economica globale possa tradursi in profitti reali per le imprese di ogni dimensione e settore, specialmente nell’ancora fragile Europa», spiega il Capo Economista di Euler Hermes Ludovic Subran. «Per molti settori – aggiunge – non si intravede nel 2014 un’accelerazione del percorso di recupero».

 

Euler Hermes analizza i rischi settoriali di 17 settori industriali in 72 paesi, che rappresentano il 95% del PIL mondiale. Per ciascun paese sono definiti i rating di settore (rischio basso, medio, sensibile e elevato) e vengono date delle previsioni complessive proprietarie su domanda, finanza, redditività e ambiente economico. La ripresa globale non è ancora sufficiente a beneficiare un numero consistente di settori in tutto il mondo.

 

In 9 casi su 10, i rischi settoriali dei singoli paesi restano sui livelli del 2013. Globalmente, i settori classificati “a rischio” saranno ancora prevalenti nel 2014: il 49% a rischio medio e circa il 25% a rischio sensibile o elevato. In altre parole, solo il 25% dei settori mostra dei fondamenti economici abbastanza solidi o delle previsioni di inizio 2014 ad un livello di rischio basso.

 

Su scala mondiale, il tessile, l’edilizia ed i trasporti aerei hanno cominciato il 2014 con il livello di rischio più elevato, mentre la chimica, i prodotti farmaceutici e l’agrifood si sono mantenuti sui livelli inferiori.

 

Tessile: La produzione nella UE si è mantenuta stagnante nel 2013, dopo un declino durato un decennio. Il settore è da lungo tempo preda della volatilità dei consumi familiari e il motore principale resta il costo di produzione.

 

Edilizia: Andamenti regionali e nazionali più positivi emergeranno nel 2014, ma numerose e persistenti pressioni peseranno ancora sul settore. La crescita reddituale globale del settore nel 2013 è rimasta debole (+3% in valore, circa USD 9.300 miliardi). Il contributo di questo settore alle insolvenze delle società si è mantenuto elevato – fino al 20% del totale – mentre in media esso rappresenta il 7% del PIL.

 

Carta: Gli adeguamenti di capacità dovrebbero permettere di mantenere i prezzi correnti. Una grande sfida per l’industria è rappresentata dall’incremento nell’uso delle comunicazioni online e dei dispositivi elettronici di consumo, come gli smartphone e i tablet.

Tecnologie informatiche e di comunicazione (ICT): Un settore diversificato che si trova ad affrontare forti pressioni sui prezzi e richieste di investimenti. La crescita del +3% dell’ICT nel 2013, con fatturati di circa USD 4.400 miliardi, è stata spinta dalla diffusione in tutti i paesi, anche se a livelli molto diversi.

 

Automotive (costruttori automobilistici): Il mercato globale continuerà ad espandersi nel 2014 ad un tasso di crescita del +5% (per unità), trainato soprattutto da Stati Uniti e Cina. I mercati europei hanno conosciuto nel 2013 il peggior risultato degli ultimi 17 anni, ma si stanno lentamente riprendendo. Alcuni paesi emergenti si sono bloccati nel 2013, con deboli previsioni di crescita.

 

Chimica: La previsione di crescita della produzione chimica globale nel 2014 è del +4% in termini reali, dopo un +2.5% nel 2013. Il settore americano ha ripreso vigore grazie alla diminuzione del prezzo del metano, ma l’Europa resta sulla difensiva. I paesi asiatici continuano a guadagnare fette di mercato, spinti da una vigorosa domanda interna.

 

Prodotti farmaceutici: Le crescenti esigenze mediche continuano a spingere il mercato farmaceutico globale (stima 2013 = USD 950 miliardi), che non beneficia però tutti gli operatori.

 

Agrifood e commercio al dettaglio: Le previsioni per il 2014 sono contrastanti. Su scala globale, l’umore del settore oscillerà fra il sollievo (minori costi delle forniture agricole), l’incertezza (economica) e il dinamismo (opportunità geografiche e ricerca di nuovi modelli).

 

Regioni: Nel 2014 l’APAC si mantiene sul livello più basso di rischio e l’Europa occidentale sul più alto (valutazione di fine 2013, paesi ponderati per quota di PIL regionale 2013).

La ripresa della crescita in Europa resta troppo modesta perché gli effetti benefici si distribuiscano rapidamente su tutti i settori; le previsioni per il commercio al dettaglio e le costruzioni resteranno invariate. Molte imprese europee dovranno ancora affrontare sfide importanti, legate alle pressioni concorrenziali e finanziarie. Solo il 21% dei settori in Europa occidentale e il 26% in Europa centrale e orientale riporteranno nel 2014 un livello basso di rischio.

 

In Africa e Medio Oriente, i profili di rischio settoriali sono nettamente migliorati per i paesi esportatori di petrolio, particolarmente nel GCC. Il rischio si è stabilizzato in Sud Africa e Marocco, nonostante le debolezze strutturali di alcuni settori come il tessile e in misura minore nei paesi interessati da disordini politici o sociali.

 

La crisi del Nord America sembra essersi allontanata per la maggior parte dei settori, nonostante il persistere di alcune debolezze (edilizia, tessile, trasporto aereo) e di incertezze sulla velocità della ripresa.

La mancanza di vigore economico in America Latina nel 2013, abbinata a nuovi segni di vulnerabilità in alcuni paesi dove si ripropongono i rischi valutari e finanziari, sta pesando su molti settori, specialmente l’edilizia. Nella maggior parte dei settori e in molti paesi, il livello di rischio resta medio.

L’Asia del Pacifico, che ha resistito fino al 2013 alla crisi globale, resta nel 2014 la regione con il livello più basso di rischio settoriale. Tuttavia, le sfide che dovrà affrontare nel 2014-2015 sono enormi. Il 2014 è iniziato in qualche paese dell’APAC con alcuni settori (tessile, metalli e costruzioni) impegnati a fronteggiare debolezze strutturali.

 

L’aggiornamento delle valutazioni settoriali mette a fuoco delle aree con un livello di rischio sempre più alto. La domanda è il fattore cruciale per lo sviluppo del rischio nel 2014.

La variazione dei rischi settoriali a partire dalla metà del 2013 ha registrato un’inversione di tendenza, con un maggior numero di miglioramenti del rating di rischio (78 su tutto il 2013) rispetto ai peggioramenti (67).

 

Questa svolta generale ha mascherato gli andamenti contrastanti per regione e tempistica:

 

  • Positivi su tutto l’anno in Asia del Pacifico, ma concentrati in pochi paesi (Australia, Indonesia, 
Malaysia, Filippine)
  • Stabili nella seconda metà dell’anno in Africa e Medio Oriente, ma principalmente nel GCC
  • Stabili in Nord America
  • Ancora negativi in America Latina, nonostante un miglioramento a fine 2013
  • Ancora negativi in Europa
  • Globalmente, il 2014 è iniziato con un numero maggiore di paesi a rischio rispetto all’anno 
precedente in tre settori: chimica, agrifood e metalli. 
Nello scenario più recente, il rischio settoriale continua a scendere in Medio Oriente e a salire in Europa. Tre settori – chimica, metalli, semiconduttori – segnano il peggioramento più rilevante. I primi quattro settori in cui la previsione di rischio è rivista al ribasso sono elettronica di consumo, edilizia, macchinari e attrezzature e soprattutto commercio al dettaglio. 
“Le revisioni al ribasso dei rischi settoriali tengono leggermente più conto del miglioramento della domanda che dei problemi di redditività e finanza e l’inverso accade per le revisioni al rialzo,” ha commentato Ludovic Subran.