L’effetto Expo è tutto nei numeri che Euler Hermes ha raccolto nella ricerca economica “Expo Milano 2015: made in Italy alla grande?”.

Un’analisi approfondita che si conclude con l’inserimento della kermesse in una delle cinque componenti che spingeranno la lieve ripresa italiana. Insieme alla manifestazione milanese, il Rapporto di Euler inserisce la maggior fiducia e il conseguente recupero dei consumi privati, l’euro più debole che favorisce le esportazioni, l’alleggerimento dei vincoli finanziari con la conseguente discesa dei tassi di interesse, e infine i minori costi energetici e il taglio dell’Irap che spingeranno in alto i margini delle aziende.

In particolare, secondo i co-autori dello studio Ana Boata e Andrea Pignagnoli (rispettivamente economist Europe di Euler Hermes e analista economico di Euler Hermes Italia) l’Expo dovrebbe aumentare le sinergie tra le imprese straniere e quelle italiane. I prodotti italiani beneficeranno infatti di una visibilità maggiore e di una crescita della domanda grazie ai numerosi visitatori, il 30% dei quali provenienti dall’estero.

Uno degli ingressi dell'Expo Milano

In particolare, il numero maggiore di visitatori arriverà da Cina, Usa, Argentina, Brasile, Turchia, Emirati Arabi contribuendo a favorire gli scambi commerciali con il nostro Paese e ad aumentare la domanda di made in Italy. Ovviamente alcuni settori trarranno benefici più consistenti rispetto ad altri e il volano Expo farà sentire il suo effetto virtuoso soprattutto su agroalimentare, tessile, energia e meccanica.

«Nella storia dell’economia – ha commentato Michele Pignotti, capo della regione Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa per Euler – le Esposizioni Universali segnano momenti di svolta e occasioni di rilancio. Milano e l’Italia si apprestano a farlo perché l’Esposizione 2015 promette di essere una delle leve interno alla quale sostenere la ripartenza italiana nell’anno in corso».

Del resto, la manifestazione ha mostrato il suo impatto già dal 2013. Da allora e fino alla fine di quest’anno saranno 10.000 le nuove aziende nate per rispondere alla maggiore domanda legata alle varie fasi dell’Expo. Tuttavia – ribadisce lo studio di Euler Hermes – «saranno fondamentali per le nuove imprese le iniziative di governo per far sì che il territorio continui a “vivere” dopo l’Expo. Queste attività diventano ancora più importanti adesso che l’Italia ha imboccato un percorso di ripresa economica e le insolvenze tra le imprese hanno iniziato finalmente a scendere dopo sette anni consecutivi di aumenti (-2% nel 2015 e -5% nel 2016)».

E infatti, secondo gli autori del Report, nonostante le insolvenze in Italia dovrebbero continuare a diminuire tra il 2017 e il 2018, rimane forte il rischio che la fine dell’Expo si accompagni a uno stallo per le attività nate in concomitanza con la manifestazione. Questo significa che circa il 40% delle 10.000 aziende nate in questi due anni potrebbe fallire da qui al 2017. Il settore edile sarà sicuramente uno dei più colpiti perché circa il 30% delle imprese potrebbero chiudere nel 2017 a causa dell’interruzione delle attività. Si tratta infatti del comparto più critico, che nel solo 2014 ha registrato un aumento del 12% delle insolvenze (3.500 casi in un anno). Un impatto minore dovrebbero invece subirlo il settore alberghiero e quello della ristorazione per i quali l’onda dell’Expo e del turismo internazionale dovrebbe essere più lunga.