La bilancia dell’economia italiana rimane in equilibrio. A pesare in egual modo, da una parte, le prospettive di crescita per il prossimo biennio, dall’altra, l’incertezza post elezioni che mette in conto un calo del Pil dello 0,2% per ogni trimestre di stallo nella formazione del nuovo governo.

Perché se è vero che la fase attuale di ripresa globale sarà seguita da un incremento del Pil dell’1,4% nel 2018 e dell’1,2 nel 2019, grazie a una crescita più sostenuta dei consumi privati (+1%), agli investimenti (+4,4%) e all’export (+4,4%), per far sì che le previsioni rosee si attuino il nuovo governo dovrà insediarsi prima possibile e continuare sulla scia di riforme, inaugurata dal Piano Industria 4.0 e che ha tanto rassicurato gli investitori. Tuttavia, Ludovic Subran, chief economist di Euler Hermes, si mostra ottimista: «I mercati tuttavia sembrano immunizzati dal rischio politico. In più la grande quantità di liquidità immessa nelle Banche centrali sostiene il momento».




E proprio Euler Hermes ha analizzato e raccolto questi dati e previsioni nel suo ultimo Report “L’Italia delle Imprese – Outlook 2018”, sottolineando quelle che potrebbero essere le principali leve macroeconomiche che consentiranno al Paese di rincorrere ancora la via della crescita. Tra le prime cose da fare, segnala il Report, aumentare il potere d’acquisto, dato che negli ultimi anni quello delle famiglie italiane si è rivelato inferiore rispetto al resto d’Europa e i consumi privati sono il principale motore di crescita. Si potrebbe adottare un regime per le imposte sul reddito più graduale, abbassare il livello delle tariffe dell’energia al consumo e liberalizzare maggiormente il settore dei servizi di pubblica utilità, i cui prezzi non si sono ancora adeguati rispetto al resto d’Europa.

Sul fronte delle imprese, invece, bisognerebbe sbloccare finanziamenti e investimenti e puntare maggiormente sulle PMI, ritoccando verso il basso l’aliquota delle imposte da reddito e affievolendo gli oneri sociali a carico del datore di lavoro. Un problema ancora più urgente è il tempo di pagamento tra imprese: il tempo medio di incasso è di 85 giorni rispetto a una soglia nazionale di 60 e, in alcuni casi, di 30 giorni. Un incentivo o uno sgravio fiscale per le aziende che riducono i ritardi di pagamento a un livello accettabile potrebbe essere un rimedio. Come sarebbe un passo in avanti anticipare la fatturazione elettronica obbligatoria a gennaio 2019. «Grazie al miglioramento del clima economico le imprese italiane sono più affidabili nei pagamenti commerciali, nonostante alcune problematiche non siano state ancora risolte come, ad esempio, il rientro dei debiti della Pubblica Amministrazione» ha commentato Massimo Reale, direttore commerciale di Euler Hermes Italia.





Secondo lo studio del leader dell’assicurazione crediti per aziende, anche valorizzare il Brand Italia darebbe i suoi frutti e per migliorare l’attrattività del Paese, soprattutto sul fronte export, bisognerebbe ideare una strategia volta a rivoluzionare l’immagine italiana in merito a burocrazia, procedimenti giudiziari e settori protetti.


Altro elemento da non tralasciare è il ventinovesimo posto (tra 115 paesi) dell’Italia nell’Indice di Digitalizzazione Euler Hermes (EDI). Segno che le performance della logistica e il contesto economico stanno migliorando, ma la qualità della connettività non è ancora adeguata. Innovazione e competenze dei lavoratori sono elementi fondamentali ed è in tal senso che bisogna rafforzare i crediti d’imposta per Ricerca e Sviluppo, gli incentivi fiscali per le start-up e l’infrastruttura digitale a livello nazionale.