Sono 64 in media i giorni d’attesa per incassare i crediti commerciali da parte delle aziende. Questa è la fotografia scattata, a livello globale, dal rapporto A breeze of growth di Euler Hermes per il 2016, nonostante la crescita del Pil rispetto ai due anni precedenti.

Lo spiega chiaramente Ludovic SubranChief Economist di Euler Hermes – presentando il Rapporto: «La crescita del Pil globale sta accelerando con un buono slancio, aumentando finalmente ad un ritmo più sostenuto rispetto agli ultimi due anni. Tuttavia, dietro questo quadro positivo, si trova una marcata divergenza nelle fortune economiche da paese a paese».

La ricerca sui tempi d’incasso, svolta su un campione di 27mila aziende, ha portato alla luce alcuni casi di eccellenza. Ci sono aziende, poche, che saldano entro trenta giorni. Ma allo stesso tempo un quarto del campione eccede di molto la media globale andando oltre gli 88 giorni, anche se migliora di 2 rispetto al 2015. L’Italia è terzultima nella classifica con 85 giorni di attesa, seguita dalla Grecia con 88 giorni e dalla Cina, che ha il primato negativo di 89 giorni. Sul podio dei migliori pagatori ci sono la Nuova Zelanda, l’Austria e i Paesi Bassi – rispettivamente 42, 44 e 46 giorni – ben al di sotto della media mondiale.

I giorni medi di incasso di un pagamento per Paese

«La crescita del Pil – ha aggiunto Subran – è stata poco brillante negli Stati Uniti, sostanzialmente forte in Cina grazie a stimoli precedenti e stabile nell’Eurozona, soprattutto grazie della crescita delle esportazioni. Anche la fiducia delle imprese è migliorata notevolmente, dato che le aziende sentono la spinta di una domanda più dinamica e una risalita dei prezzi, dopo diversi anni di crescita lenta. La forte fiducia delle imprese preannuncia la continua crescita negli investimenti e progressivamente il miglioramento del mercato del lavoro. Questa combinazione dovrebbe stimolare ulteriormente la spesa privata».

La stima del Pil registra, infatti, secondo il Rapporto A breeze of growth, una revisione al rialzo per l’Eurozona (+0,2% a +1,9%), la Cina (+0,4% a +6,7%) e il Giappone (+0,1% a +1,3%). Come spiegato dal Chief Economist di Euler Hermes, invece, Stati Uniti, Medio Oriente e Sud Africa registrano revisioni al ribasso oscillando rispettivamente tra -0,2% e +1,2%, -0,2% e +2,1% e -0,4% e +0,6%.

Insomma, le previsioni restano comunque positive rimanendo intorno al +2,9% per l’anno in corso e per il successivo, facendo registrare una crescita al di sotto dei tre punti percentuali per il settimo anno consecutivo.

I giorni medi di pagamento per settore in Italia

Oltre ai numeri gli esperti dell’Ufficio Studi di Euler Hermes hanno individuato cinque fattori determinanti per l’accelerazione della crescita e cinque minacce alla sua qualità.

Sul piatto della bilancia gli amplificatori della crescita globale sono l’inflazione, l’aumento dei consumi e degli investimenti, l’accelerazione delle esportazioni commerciali, le politiche monetarie che dovrebbero rimanere accomodanti e abbondanti anche a fronte di aggiustamenti di bilancio e la percezione del basso rischio politico percepito.

A fare da contrappeso i rischi per la qualità della crescita. Al primo posto, secondo il Rapporto, si trova l’effetto della reflazione (l’inflazione moderata che segue una fase di deflazione) che attualmente registra dati positivi sia in termini di fatturato sia in termini di consumo delle famiglie, ma che rischia una reazione negativa in termini di margini e di potere d’acquisto. C’è poi la preoccupazione sul debito che finanzia gran parte del ciclo degli investimenti. In America Latina e in Asia, dove il debito è elevato, la preoccupazione è maggiore, ma anche l’Europa e gli Stati Uniti non sono immuni da rischi. A destare apprensione ci sono poi il protezionismo, che è ancora ben radicato in alcuni paesi, e l’ipotesi di una difficoltà di reazione di fronte ad una ipotetica nuova crisi. Infine, anche se attualmente non si preannunciano all’orizzonte crisi politiche o finanziarie come avvenuto nel recente passato nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti, tali rischi sono sempre causa latente di incertezza.

Solo il tempo potrà dire quali saranno gli eventi in grado di spostare, e da quale parte, l’ago della bilancia.