Innanzitutto i giorni di incasso di un credito (sempre molto elevati) cominciano a diminuire e passano dai 95 del 2015 ai 94 previsti per l’anno in corso.

Sempre nel 2015 l’ammontare dei debiti scaduti è diminuito del 16%, mentre del 19% si è contratto il valore medio del mancato pagamento raggiungendo quota 17mila euro.

In particolare è andata meglio nel mercato domestico, dove la riduzione del valore dei mancati pagamenti è stata del 22%, contro il 9% messo a segno dalle imprese attive nell’export.



Per chiudere il ciclo del credito, anche le insolvenze aziendali sono calate del 6% nel 2015 dopo sette anni consecutivi di crescita. Questo però non fa pensare che i problemi siano risolti perché le 13.800 insolvenze attese per l’anno in corso sono ancora il doppio a livello numerico rispetto a quelle certificate nel 2017.

Tutti questi dati sono contenuti all’interno della settima edizione del Report dei Mancati Pagamenti, realizzato da Euler Hermes, società del Gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti. Il Report analizza, oltre ai dati nazionali, anche gli andamenti delle singole regioni e dei principali settori industriali italiani, rappresentando ormai un punto di riferimento in Italia per le imprese e tutti gli operatori del settore economico.

Presentando i dati del Report, il Capo Economista di Euler Hermes, Ludovic Subran, ha così commentato: «Nel 2015 in Italia si è registrata una crescita dello 0,6% del Pil e il Paese è finalmente riemerso dopo tre anni di recessione. Il 2016 sarà l’anno in cui l’Italia tornerà a crescere al di sopra del punto percentuale e più precisamente del +1,1%, soglia non raggiunta dal 2010. I consumi saranno il principale driver della crescita economica, con un contributo dello 0,7%».

Guardando sempre ai dati macroeconomici, anche gli investimenti sembrano destinati a crescere passando dal +0,5% del 2015 al +1,3% del 2016, e così le esportazioni che a fine anno potrebbero mettere a segno un +3,9%.

«Nel 2016 – conferma Subran – l’Italia beneficerà di 20 miliardi di euro in più sul fronte export, così come avvenuto nel 2015, mentre i fatturati delle imprese cresceranno dell’1% e i margini finanziari potranno migliorare lievemente (+0,1%), data la stabilizzazione dell’euro e dei prezzi del petrolio».

Il focus centrale del Report dei Mancati Pagamenti rimane però proprio il loro trend, spacchettato per frequenza (numero dei mancati pagamenti) e severità (importo medio).



Su scala nazionale, mentre la frequenza tra il 2014 e il 2015 è aumentata del 20%, la severità si è invece ridotta del 22%. L’andamento cambia ovviamente in funzione delle aree geografiche e delle regioni. Nell’Italia del Sud e nelle isole si concentra infatti il 30% degli insoluti nazionali, e in particolare a soffrire più delle altre sono Campania, Calabria e Sicilia, dove i settori agroalimentare, grande distribuzione organizzata e distribuzione petrolifera hanno fatto segnare incrementi di insoluti a doppia cifra.

Vanno molto meglio le regioni del Nord anche se con alcune eccezioni, come ad esempio quella dell’Emilia Romagna, dove la severità dei mancati pagamenti è cresciuta del 24%.

Così come le regioni, anche i settori confermano un andamento a macchia di leopardo, dove tessile, servizi, meccanica e chimica sembrano definitivamente usciti dalla crisi, mentre costruzioni e agroalimentare faticano ancora a superare le difficoltà degli ultimi anni.

In generale però – come già anticipato – la coda del ciclo dei pagamenti e quindi le insolvenze offrono sprazzi di ottimismo, legati alla riduzione del 6% registrata rispetto al 2014, un trend che sarà confermato anche per l’anno in corso.

«Il calo delle insolvenze – ha commentato il Direttore Rischi di Euler Hermes Italia Massimo Realee il miglioramento della liquidità del sistema dimostrano il consolidamento del tessuto imprenditoriale, sempre più votato all’esportazione di “proximity” e meno esposto alle crisi dei Paesi emergenti. Il 2016 vedrà il consolidamento di questa tendenza insieme al rafforzamento della produttività, sia sulla manifattura che sui beni di investimento. A guidare la strada ci sarà ancora l’agroalimentare, ma i risultati di auto, elettronica e chimica non saranno da meno, tutti trainati finalmente anche dalla domanda interna. I prodotti di marca (incluso il sistema moda e il mobile arredo) contribuiranno a far segnare un trend positivo e il nuovo traguardo sarà la crescita della profittabilità delle aziende, dopo anni di riduzione dei costi e degli organici».