Un’impresa italiana impiega infatti in media 88 giorni per incassare un credito da un cliente, meno di un’impresa greca (91 giorni) ma alla stregua di un’impresa cinese.

Questo dato emerge dall’indagine sui giorni medi di incasso di un credito (DSO) elaborata da Euler Hermes. La società del Gruppo Allianz, leader mondiale nell’assicurazione del credito, ha infatti analizzato un campione composto da 27.300 aziende quotate, suddivise in 21 settori merceologici e distribuite in 40 nazioni. Le analisi sono state realizzate sui dati di bilancio del 2015 alle quali sono state aggiunte le previsioni per il 2016.

Quello che è emerso è una generale stabilità nei tempi di pagamento che, a livello mondiale, si fermano su una media di 64 giorni, più o meno lo stesso dato che si ripete dal 2010. La media però non racconta in pieno la composizione del fenomeno, che si presenta in forma molto irregolare. Nel 2015 – riporta il Report di Euler Hermes – il 25% delle imprese ha dovuto attendere 90 giorni per essere pagato dai propri clienti, mentre un altro 25% ha incassato entro 30 giorni. Il resto, invece, ha visto i tempi di incasso oscillare tra 1 e 3 mesi.

In questa ampia forchetta l’Italia occupa il secondo posto insieme alla Cina per i ritardi, ma è la Cina il Paese dove oggi si registrano le maggiori criticità. La media attuale degli 88 giorni sembra infatti destinata a salire nel prossimo futuro arrivando già a 92 giorni nell’anno in corso (20 giorni in più rispetto al 2010), mentre in Italia e in Grecia i tempi potrebbero ridursi di un paio di giorni.



Inoltre le imprese cinesi sono anche quelle che hanno registrato i record peggiori nell’incasso dei crediti: il 25% del totale viene infatti pagato entro una media di 131 giorni.

Di contro, i Paesi più virtuosi sono Austria, Nuova Zelanda e Paesi Bassi dove i DSO si sono fermati nel 2015 rispettivamente a 44, 46 e 47 giorni. Anche l’Europa Occidentale mantiene dei buoni livelli sui tempi di pagamento che si sono assestati intorno ad una media di 60 giorni, destinata a scendere a 59 nell’anno in corso.

Guardando invece ai settori, quelli che soffrono di più dei ritardi nei pagamenti sono elettronica, meccanica e costruzioni (89, 87 e 81 giorni in media nel 2015). Va invece molto bene il retail dove i tempi in media si fermano a 27 giorni, con il 25% delle aziende che incassano addirittura prima di 5 giorni.

L’Italia, da parte sua, prosegue il suo percorso di miglioramento rispetto al passato, anche se rimane su livelli ancora molto elevati.

«Seppur lontani dalle medie dei nostri competitor europei – commenta Massimo Reale, Direttore Rischi Euler Hermes Italia – si registra una sostanziale diminuzione dei tempi di incasso praticamente in tutti i settori merceologici, con alcune eccellenze ma anche con diverse difficoltà in alcuni comparti. Agrifood e automotive migliorano grazie ad una ripresa dei consumi interni che prevediamo si protrarrà sino alla fine del 2016; premiati anche i servizi e le telecomunicazioni dove dopo anni di magra sono tornati gli investimenti.

Buone notizie arrivano dall’industria meccanica e chimico-farmaceutica, caratterizzate da un ciclo monetario più lungo solo in virtù delle condizioni contrattuali in uso nei mercati di riferimento; il trend positivo è trainato da flussi finanziari export di costante valore ed intensità. Aumenta invece la leva commerciale e quindi i tempi di incasso sulle materie prime in virtù della forte volatilità dei prezzi che incide sui margini delle imprese; tra i comparti a soffrire anche per il 2017 c’è ancora una volta la siderurgia, in particolare quella legata al settore delle costruzioni e degli elettrodomestici».