Il 2018 sarà in un’altra annata eccezionale per l’export italiano. Le vendite di beni e servizi all’estero dovrebbero crescere di 33 miliardi (contro l’aumento di 37 miliardi registrato nel 2017).

 

La risalita prevista sarà dovuta, tra gli altri fattori, alla forte debolezza dell’EURO nell’anno 2017 che ha permesso un notevole incremento della domanda da parte dei cosiddetti non-EUR countries.

L’ampia domanda che sarà generata nel corso del 2018 verrà soprattutto da quei paesi considerati da sempre i principali importatori di prodotti italiani, ovvero Germania, Spagna, Regno Unito e Francia (il 30% dell’esportazioni italiane viene assorbito solo da questi ultimi). Anche gli Stati Uniti, dove viene acquistato il 30% dei beni finali consumati a livello globale, continueranno a chiedere prodotti made in italy nonostante l’adozione di una politica economica protezionistica. I tre settori chiave per il mercato estero sono la meccanica (+6,9 miliardi di euro), i prodotti chimici (+4,6 miliardi di euro) e il tessile (+3,3 miliardi di euro).

 


Si tratta di dati certi, risultato degli studi economici dell’Ufficio Studi di Euler Hermes, che quest’anno ha pubblicato il suo terzo “Prospetto del commercio globale” (Global Trade Outlook) dal titolo “Game of Trade: Unbowed, Unbent, Unbroken?” (Gioco del commercio: mai inchinati, mai piegati, mai spezzati).

Gli autori del rapporto economico hanno scelto di dare al documento una struttura che ricordasse la trama di Game of Thrones (ambientata in un mondo immaginario dove si innesca un gioco di potere per il trono di spade tra i 7 regni di un continente immaginario) dove ogni paese preso in analisi (Stati Uniti, Messico, Cina, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito ed Italia) rappresenta una “casata” che gareggia per la conquista del trono.

 

In questa battaglia mondiale Euler Hermes prevede che il volume degli scambi aumenterà del 4,3% nel 2017 e del 3,9% nel 2018, mentre il loro valore economico crescerà rispettivamente nei due anni del 7,5 e del 6,3%.

Dati positivi che tuttavia non decollano a causa del crescente protezionismo finanziario. Le previsioni indicano che il 2017 si chiuderà con l’adozione a livello mondiale di 400 nuove misure protezionistiche. Una tendenza guidata dagli Stati Uniti che fino al novembre 2017 ha approvato 87 nuove barriere, la maggior parte delle quali indirizzate verso due paesi: Cina e Canada.

 

«Il protezionismo finanziario – commenta Ludovic Subran, Chief Economist di Euler Hermes – è il più grande pericolo per il commercio globale. Il sostegno regolamentato dai governi agli investimenti a lungo termine e la rivoluzione digitale, così come l’abbondanza di liquidità disponibile nei bilanci delle società, potrebbero non essere sufficienti a controbilanciare questa tendenza preoccupante».

 


Nell’approfondimento dedicato all’Italia, dal titolo “Valyrian steel”, un paragrafo spiega quali siano le condizioni necessarie al mantenimento del flusso delle esportazioni: l’Italia deve diversificare tra i mercati di tutto il mondo, come accadde nel 2016 quando la domanda arrivò da Cina e Giappone, occupando rispettivamente il 2% e il 3% dell’export totale. La seconda condizione è l’ampliamento delle riforme, come afferma Luca Burrafato (Capo della Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa).

«La domanda delle esportazioni italiane – spiega Burrafato – sta beneficiando della ripresa ciclica dell’Eurozona con il PIL reale dell’area valutaria previsto in crescita del 2% nel 2018. Inoltre, nel 2017 l’euro relativamente debole, ha contribuito ad accrescere la domanda di esportazioni dai paesi fuori dall’area euro, anche se il graduale apprezzamento nella seconda parte dell’anno è destinato a moderare in parte gli effetti benefici dei bassi tassi di interesse».

«Oltre a questi fattori temporanei – conclude Burrafato – il robusto andamento delle esportazioni dell'Italia è stato anche determinato dal miglioramento della competitività, dal momento che l'attuazione delle riforme strutturali dal 2010 sta dando i suoi frutti».

L’Italia mantiene quindi un ruolo importante sullo scacchiere internazionale anche se dovrà comunque fare i conti con la maggiore protezione dei mercati volta a favorire la crescita nel commercio interno. Una sfida in più per riuscire a vincere il “Game of Trade”.