L’anno appena concluso conferma una tendenza al rialzo delle insolvenze globali, seguendo lo stesso trend che già aveva fatto registrare per gli insoluti del 2017. Secondo gli studi di Euler Hermes, infatti, l’Indice Generale delle Insolvenze elaborato su un campione di 43 paesi - per un totale di circa l’83% del PIL globale - nel 2018 farà registrare un aumento del +10% su base annua. Una previsione che vede, in 20 paesi del campione preso in esame, un aumento delle insolvenze nel 2018 rispetto all’anno precedente, andando così ad interrompere una scia positiva che durava da sette anni.

«A nostro avviso - spiega Ludovic Subran, Capo Ufficio Studi Allianz e Capo Economista per Euler Hermes - la tendenza al rialzo delle insolvenze continuerà nel 2019 (+6%). Tuttavia, questa prospettiva rispecchierà una ragione più universale: l’atterraggio morbido dell’economia globale a un ritmo più lento di crescita».


Saranno tutte le economie, e quelle avanzate in particolare, a soffrire a causa di una crescita economica lenta che metterà in difficoltà un numero sempre maggiore di imprese, in diversi paesi del mondo. Come precisa Ludovic Subran: «Stimiamo infatti che la crescita globale sarà al 2,9% nel 2019 dopo il 3,1% nel 2018 e il 3,2% nel 2017. Prevediamo che la crescita del PIL reale si attenuerà negli Stati Uniti (dal 2,9% nel 2018 al 2,5% nel 2019), nell’Eurozona (dall’1,9% all’1,6%) e in Asia (dal 5,1% al 4,8%). Di fatto, questa riduzione della domanda sta aumentando la vulnerabilità delle aziende con costi fissi elevati, e di quelle con consistenti scorte o problemi di capitale.

In altre parole, prevediamo che la crescita economica diventerà gradualmente insufficiente per un numero più elevato di società in un numero più elevato di paesi, in termini di costi di produzione, di (ri)finanziamento e di sfide strutturali. In questo contesto, prevediamo che 2 paesi su 3 registreranno un aumento delle insolvenze commerciali nel 2019 (rispetto a 2 su 5 nel 2018) e 1 su 2 paesi nel 2019 registreranno più insolvenze rispetto a quanto osservato in media nel periodo 2003-2007, prima della crisi finanziaria del 2008».

Londra


A correre il rischio maggiore, nel 2019, saranno quei paesi in cui negli ultimi anni sono nate molte aziende che potrebbero rivelarsi troppo deboli davanti a un volume supplementare di insolvenze. Tale rischio si va ad aggiungere alle insolvenze di grandi dimensioni che già si sono verificate nel 2018 per 247 imprese con oltre 50 milioni di euro di fatturato. Un dato che ha avuto un effetto negativo su tutta la catena di fornitura interessando maggiormente le costruzioni con 41 grandi insolvenze nei primi tre trimestri del 2018, le vendite al dettaglio e l’abbigliamento, rispettivamente 39 e 24 insolvenze registrate.


Le regioni a soffrire di più sono state l’Europa occidentale (106), l’Asia (68) e l’Europa centrale e orientale (42). Per quanto riguarda l’Italia, come illustra Luca Burrafato, Capo Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa: «Il 2018, da poco concluso, è stato il quarto anno di calo consecutivo dell’indicatore delle insolvenze in Italia (-4%) grazie soprattutto al buon andamento registrato dal comparto industria (-12%). I principali macro indicatori della crescita per il Paese Italia evidenziano una netta decelerazione nel 2019 che porterà l’intero tessuto imprenditoriale a fronteggiare numerosi rischi. L’attuale livello di spread elevato verrà probabilmente mantenuto per almeno altri 3-6 mesi e ciò dovrebbe alimentare sempre più i costi di finanziamento del settore privato e pesare sulla capacità delle banche di prestare e sulla capacità dei creditori di soddisfare il proprio debito. L’aumento dei rischi settoriali riguarda quindi quelli più indebitati (che soffriranno di una minore disponibilità di credito) e quelli ciclici poiché risentiranno di una minore attività, in particolare della domanda interna. In ogni caso l’aumento del rischio sistemico dovrebbe produrre un aumento dei fallimenti del 2% nel 2019 con circa poco meno di 12.000 casi».


Nell’Europa centrale e orientale si registra una stabilità generale della regione con una diminuzione dell’indice di insolvenza del -1%, mentre per l’anno in corso è previsto un rimbalzo del +4%, il più alto dell’ultimo quinquennio. In Asia, complice il forte aumento delle insolvenze della Cina, il 2018 conferma un forte aumento, stimato intorno al 60%, delle insolvenze; percentuale che si fermerà, secondo le previsioni, al +20% nel 2019, grazie alle correzioni messe in atto dal governo cinese. Se l’Asia ha contribuito con un 1 caso su 4 di insolvenza nei primi tre trimestri del 2018, gli Stati Uniti hanno invece stabilito un nuovo minimo storico, pur avendo all’attivo 5 delle 10 maggiori insolvenze in termini di fatturato nello stesso periodo. Infine, in America Latina è prevista, per l’ottavo anno consecutivo, una crescita delle insolvenze del +5% con l’attesa di un’accelerazione dell’economia che dovrebbe invertire la tendenza in Colombia e in Brasile.