E la minaccia dei mancati pagamenti sembra destinata ad aumentare di oltre il 23% entro la fine del 2014.

Il dato, che emerge dall’ultimo Economic Outlook di Euler Hermes, è in gran parte dovuto alle difficoltà emerse nell’economia cinese e in quella russa. Anche i giorni medi di incasso dei pagamenti sono cresciuti di un giorno dall’inizio della crisi, per toccare una media globale di 74 giorni nel 2014.

Ecco perché è corretto definire il 2014 come “un anno di delusione, disordine e diversità”. Rispetto alle 80 principali economie analizzate da Euler Hermes, solo Spagna e India hanno superato le aspettative.

Guardando all’Eurozona, il problema principale rimane la debolezza della domanda interna, sia a livello di imprese che di consumatori. E così anche il commercio ha faticato molto per agganciare la ripresa mondiale. Anche le questioni geopolitiche, come le tensioni tra Russia e Ucraina e le conseguenti sanzioni internazionali, hanno contribuito ad accrescere il rischio legato agli scambi commerciali per le imprese che operano in quelle aree.

Il Medio Oriente rimane un obiettivo per gli investitori internazionali, anche se lo spettro dello Stato Islamico (IS) che si è manifestato compiutamente nel corso del 2014, rappresenta un ostacolo alla volontà di molti imprenditori di aprire attività in quei Paesi.

Così come la Cina, che continua a crescere a ritmi bassi, anche il Brasile ha in parte tradito le attese ottimistiche degli ultimi anni. Nel 2014 il suo Pil dovrebbe crescere appena dello 0,3%, addirittura inferiore rispetto a molti Paesi dell’Eurozona.


Il Global insolvency index


Al contrario, continua a crescere il Messico spinto dalla leva finanziaria garantita dalla ripresa degli Stati Uniti, ma anche dalle riforme strutturali interne che hanno dato fiato alla fiducia degli investitori.

Forse solo nel 2015 si riuscirà veramente a voltare pagina. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Euler Hermes, l’economia dell’Eurozona crescerà il prossimo anno dell’1%, mentre il Pil mondiale aumenterà del 2,8%, rimanendo sotto il 3% per il quarto anno consecutivo.

Per garantirsi buoni risultati, le imprese che esportano dovranno guardare alle aree in salute come l’Africa (+4,9% di Pil), l’Asia (+4,7%) e il Medio Oriente (+3,8%). Rimane alto anche nel 2015 il rischio geo-politico perché – si legge nel Report – nel 2015 circa il 40% della popolazione mondiale andrà al voto.

Commentando i dati emersi dallo studio, Ludovic Subran, il capo economista di Euler Hermes, ha detto: «Liquidità, domanda e politica sono i tre principali elementi da tenere sotto osservazione nel 2015. Quale consumatore salverà il mondo? Sarà ancora ottimistico finanziare il commercio con un dollaro più caro? E come impatterà il rischio politico sulle decisioni di investimento delle imprese?».

«Questi tre temi – ha proseguito Subran – sottolineano come il vecchio detto “spera per il meglio ma preparati per il peggio” sia più adatto che mai. Nonostante una diminuzione del 12% delle insolvenze globali nel 2014 e una previsione di appena il 3% in meno nel 2015, permane un forte rischio nel futuro del commercio B2B».

In tutto questo, molte domande sono rivolte all’Italia e a come il Paese riuscirà a superare la difficile crisi economica degli ultimi anni. Ancora nel 2015, la crescita dovrebbe rimanere molto debole, mentre l’unico driver verso il miglioramento dei dati economici rimarranno le esportazioni (+2% nel 2015). Ad aumentare sarà comunque l’indice di fiducia delle imprese e delle famiglie che farà ritornare in terreno positivo l’indicatore dei consumi.

«Gli imprenditori italiani – ha commentato Michele Pignotti, Capo della Regione Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa di Euler Hermes – stanno facendo del loro meglio per migliorare lo stato di salute finanziario delle proprie aziende nonostante l’ambiente economico sfavorevole e la recessione in atto. Nel 2014, purtroppo, si registrerà un nuovo record per le insolvenze aziendali con oltre 15.600 casi, ottavo anno consecutivo di crescita. Con il Pil in lieve crescita nel 2015 (+0,3%) e un atteso allentamento del credit crunch, le insolvenze dovrebbero iniziare a decelerare (-2%).»

«Un effetto duraturo del rallentamento dell’indicatore – ha concluso Pignotti – sarebbe la prova che il nostro Paese abbia intrapreso la strada della ripresa».