Se in Italia si intravede una ripresa possibile, il merito è anche del settore manifatturiero che sta trainando la crescita degli ultimi mesi. La costellazione di piccole e medie imprese del settore, che arricchiscono il tessuto socio-economico italiano, rende vitale non soltanto il mercato interno ma anche quello internazionale che guarda ai nostri prodotti con rinnovato interesse.

Tra le aziende che raccontano storie di eccellenza c’è la Santa Margherita di Volargne, in provincia Verona, che da 55 anni, come racconta il Direttore Generale Aldo Breoni, ha una consolidata tradizione nella produzione di agglomerato di marmo. Un prodotto tipicamente italiano il cui riconoscimento è ben consolidato anche all’estero.

 

Ambasciatori del Made in Italy ma con una vocazione internazionale. Come si coniugano questi due aspetti che fanno parte del vostro DNA?

«Fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1962 con la denominazione di Italconglomerati, l’azienda ha puntato sull’esportazione dei propri prodotti. Inizialmente lo sbocco commerciale prevalente è stato il mercato di lingua tedesca, facilitato dalla geografia e dalla tradizionale vicinanza della Provincia di Verona alla Germania e all’Austria. Successivamente però l’azienda ha sempre più ampliato la propria presenza commerciale nel contesto internazionale, sviluppando una capillare rete di vendita che consente oggi a Santa Margherita di essere presente con i propri prodotti in oltre 60 Paesi. Questa presenza è stata possibile anche grazie al prodotto realizzato, e via via modificato e affinato, nato e sviluppato in Italia e tipicamente riconosciuto come italiano».


Lo stabilimento della Santa Margherita

 

Cosa significa nel vostro campo Made in Italy?

«Le prime parole che mi vengono in mente sono: tradizione e cultura. Nel senso che il prodotto tipico di Santa Margherita, cioè l’agglomerato di marmo, ha una lunga ed illustre tradizione, essendo stato usato fin dal ’500 nelle ville veneziane e ancora oggi conosciuto come “palladiana” (tipico pavimento composto da scaglie di marmo pregiato n.d.r). Da questo tipo di pavimentazione trae ispirazione l’agglomerato di Santa Margherita, che è nato in Veneto e sempre in questa Regione ha trovato il suo sviluppo come prodotto industriale».

 

Siete sul mercato da oltre 50 anni. Com’è cambiata, se è cambiata, in questo tempo la vostra offerta produttiva?

«La nostra offerta produttiva in questo lasso di tempo, pur senza perdere la sua specificità, è profondamente cambiata. La mescola tra scaglie di marmo e cemento si è via via raffinata e il processo si è sempre più industrializzato. Le tappe di questo cammino possono essere sintetizzate in alcuni momenti chiave. Come primo step c’è stata l’introduzione della resina poliestere al posto del cemento in funzione di legante. In questo modo si ottengono delle mattonelle di spessore ridotto (fino a 9 mm), che permettono di abbassare notevolmente i costi di trasporto e, di conseguenza, esportare con relativa facilità il prodotto in tutto il mondo. Inoltre, il prodotto così ottenuto, ha un aspetto molto più vicino a quello del marmo naturale e una resistenza maggiore. Poi c’è stato l'utilizzo di granulometrie via via sempre più fini (si passa da 12 cm a 0,5 mm) per ottenere, prima, delle strutture simili al granito e, successivamente, strutture e colorazioni non esistenti in natura. E con l’inserzione di vetri, specchi, conchiglie e quant’altro nell’agglomerato, siamo riusciti a ottenere materiali esclusivi e irripetibili. Infine, abbiamo applicato l’idea di base di produzione dell’agglomerato di marmo alla produzione di un prodotto con caratteristiche fisiche e tecniche superiori, l’agglomerato di quarzo».

 

Come i consumatori?

«Inizialmente i nostri clienti erano prevalentemente altri marmisti o più in generale trasformatori, le cui aziende avevano dimensioni artigianali. Poi con il tempo si sono aggiunti commercianti e imprese con dimensioni più grandi ed esigenze diverse, sia di prodotto che di servizio. Adeguarsi alle nuove realtà è stato un ulteriore momento di crescita».

La produzione dei marmi

 

E come, infine, il comparto?

«Il comparto ha subito numerose e varie trasformazioni, dovute principalmente al fenomeno che si è soliti definire “globalizzazione”. Di fatto si sono presentati sulla scena numerosi nuovi concorrenti, con strategie di penetrazione commerciale aggressive e in parte assolutamente nuove per la nostra realtà. Questo ha creato problemi nei settori produttivi da un lato, dall’altro ci ha spinti a sviluppare sempre più il nostro settore commerciale, affinando la comunicazione e la formazione del personale».

 

Da quanto tempo avete Euler Hermes come partner? E per quale motivo avete sentito l’esigenza di affidarvi a loro?

«Crediamo di essere, in ambito provinciale, tra i primi clienti di Euler Hermes. La nostra polizza, anzi le nostre polizze, risalgono al 1991. I motivi per cui abbiamo sentito l’esigenza di un’assicurazione sul credito sono legati da un lato alla nostra crescita commerciale, dall’altro all’opportunità di gestire in modo più professionale i nostri crediti».

 

Quali sono i servizi che vi offrono e in cosa consistono?

«Naturalmente i servizi principali consistono nell’assicurazione dei crediti commerciali. A questo però viene affiancato un servizio informativo sulla situazione economica dei vari clienti che ci consente di orientarci meglio nelle nostre proposte commerciali».

 

E quali sono invece i benefici della loro offerta?

«Avere la maggior parte dell’esposizione creditizia verso i clienti assicurata ci consente di ridurre in modo significativo i rischi derivanti da possibili insolvenze, assicurando all’azienda più tranquillità nella gestione finanziaria e nel contempo aiutandola ad aumentare il fatturato».

 

Lo stesso vale sia in Italia che all’estero?

«Sì, certamente».

 

Quali sono i vostri mercati di riferimento?

«Le nostre vendite sono abbastanza bilanciate. Circa il 20% interessa il mercato interno, il 30% quello europeo, un altro 30% il mercato nord americano e il rimanente 20% il mercato medio ed estremo orientale».

 

Qualità e sostenibilità sono le vostre priorità. Ma si possono far convivere, oggi, con l’innovazione e con le leggi sempre più dure del mercato?

«L’azienda ha compiuto e compie ogni sforzo possibile per mantenere elevata la qualità dei propri prodotti, arrivando anche all’ottenimento di certificazioni internazionali rilasciate da organismi indipendenti. Questo sforzo comporta anche fare il possibile per ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi, sia per quanto attiene alle emissioni in atmosfera che al ciclo di trattamento dei rifiuti, riducendo al minimo la produzione di rifiuti e l’utilizzo di discariche».

 

Cosa significa per la vostra azienda e per i vostri prodotti innovazione?

«A parer nostro ci sono due tipi principali di innovazione: quella legata al prodotto e l’innovazione di processo. Per quanto riguarda il primo tipo, possiamo affermare che l’innovazione è costante e legata agli sviluppi del design d’interni, nel senso che i nostri prodotti sono sempre più utilizzati come una componente dell’arredamento interno delle abitazioni. Per quanto riguarda l’innovazione di processo, invece, abbiamo sviluppato una valida sinergia con i costruttori di macchine e impianti e cerchiamo di adeguare il più possibile i nostri processi produttivi allo sviluppo della tecnologia più avanzata. Di particolare interesse per noi è la digitalizzazione, meglio conosciuta come industria 4.0, verso la quale ci stiamo orientando con investimenti sempre più significativi».