Attenzione al dettaglio, scrupolosità e propensione all'export hanno portato l'azienda marchigiana, assicurata Euler Hermes Italia, ad una continua espansione. La loro forza? E' nelle persone.
Partire con l’artigianato, investire nel Made in Italy e guardare ai mercati internazionali. Forte di questi tre pilastri, l’azienda marchigiana di calzature ha continuato un mestiere antico, pure nella costante evoluzione stilistica e nell’attenzione alla tecnologia eco-sostenibile. Chiediamo a Giuseppe Santoni, responsabile dello stile e del marketing della famiglia, di raccontarci la storia di una azienda che non sembra conoscere crisi. I suoi prodotti sono tutti realizzati artigianalmente da maestri calzolai.
Qual è il valore per lei dell’artigianalità in un mondo sempre più tecnologizzato?
«L’artigianalità è il fondamento sul quale è strutturata la nostra azienda. È la strada che mio padre sentiva profondamente quando ha iniziato e quella che abbiamo scelto di seguire senza mai abbandonarla. Al giorno d’oggi non è semplice mantenere i valori legati all’artigianalità, come il saper fare, la passione per ciò che si fa, l’attenzione maniacale per il dettaglio, la scrupolosità che porta ad un prodotto perfetto. L’apparato produttivo della Santoni lavora secondo metodologie completamente artigianali; esattamente come 40 anni fa è dalla manualità che prendono vita le nostre calzature. Allo stesso tempo nuove tecnologie high tech hanno trovato ampia applicazione negli altri ambiti aziendali, dalla modelleria all’amministrazione, permettendo una migliore gestione dell’impresa. Il nostro stesso headquarter di Corridonia, rinnovato nel 2010 e ad impatto zero sull’ambiente, è un gioiello di tecnologia dedicata alla eco-sostenibilità».

Ogni fase della produzione dei suoi prodotti avviene in Italia? Che vantaggi porta questa scelta produttiva? Cosa sarebbe importante fare secondo lei per promuovere ulteriormente e salvaguardare il Made in Italy?
«Assolutamente, tutte le fasi sono realizzate nelle Marche. I vantaggi sono molteplici. Il primo è quello di non disperdere il know how, di cui i miei genitori sono depositari e divulgatori al contempo. Poi la qualità. In Santoni siamo ossessionati dai dettagli e dalla perfezione. Come ottenerla senza vedere e toccare ogni prodotto? Noi produciamo pezzi unici, realizzati amorevolmente a mano. I nostri collaboratori sentono i 40 anni di cammino percorso, sono partecipi di questa evoluzione e lo trasmettono in quello che fanno. Io sono per salvaguardare il Made in Italy e i nostri lavoratori. Il nostro Stato dovrebbe aiutare gli imprenditori e farsi anche lui promotore attraverso i prodotti del nostro Paese, della cultura italiana nel mondo». Il distretto calzaturiero delle Marche è il più importante al mondo per qualità e quantità di prodotto offerto. Cosa ha determinato secondo lei questo risultato?
«Noi marchigiani siamo dei grandissimi lavoratori. Abituati a superare le difficoltà attraverso la creatività. Inoltre la tipologia di azienda a conduzione familiare, sia essa di grandi o piccole dimensioni, è molto radicata nella nostra regione e credo abbia rafforzato in maniera decisiva il sistema delle imprese e agevolato molto il processo di crescita».
Quanto ha inciso la crisi attuale nel settore calzaturiero?
«La crisi attuale ha indotto tutti noi imprenditori della calzatura, grandi e piccoli, a cambiare le nostre abitudini, a rivedere diversi aspetti dell’organizzazione delle nostre imprese. Fortunatamente nel segmento alto dove si colloca Santoni c’è ancora molta richiesta e spazio per chi lavora come noi secondo la filosofia della qualità. La nostra azienda sta vivendo un momento di rapida espansione retail, negozi monomarca Santoni stanno nascendo nelle più importanti città del mondo, non solo nei mercati tradizionali nei quali siamo presenti già da molti anni, ma anche in mercati nuovi ed emergenti in Asia, Est Europa, Sud America».
Come nasce una scarpa Santoni?
«La scarpa Santoni nasce direttamente dal DNA Santoni, da una nuova e contemporanea idea di stile che ormai ci contraddistingue, dalla sperimentazione continua dei pellami, dagli artigiani che con lavorazioni inedite forniscono spunti sempre nuovi agli stilisti».
Quali sono i punti di forza che hanno portato la sua azienda al successo?
«Sento di poter affermare che la nostra forza è essere un’azienda a conduzione familiare. Siamo molto uniti, ci sosteniamo a vicenda e condividiamo l’immensa passione per l’arte della calzatura. Ognuno di noi curandone un aspetto preciso, con l’unico obiettivo di trarne qualcosa di unico ed emozionante. I miei genitori seguono tutte le fasi produttive, mia sorella Ilenia è a capo dell’apparato finanziario, mentre io sono direttamente coinvolto nell’ambito commerciale/mktg e nello stile. Noi siamo alla guida dell’azienda, ma tutti i nostri collaboratori ci permettono ogni giorno di raggiungere ambiziosi obiettivi, ognuno di loro offre il suo contributo fondamentale. La forza della nostra azienda, moderna e all’avanguardia, rimane nelle persone».
Da cosa è stata determinata la vostra decisione di assicurare i crediti commerciali? E da quanto tempo siete assicurati Euler Hermes?
«Siamo assicurati Euler Hermes dal settembre 2009. Abbiamo deciso di assicurare il credito per una corretta gestione del parco clienti, in particolare italiani. Euler Hermes ci garantisce un monitoraggio puntuale della solvibilità dei clienti, in questo modo riusciamo a selezionarli dando priorità a quelli che dimostrano maggiore affidabilità».
Cosa vuol dire essere imprenditori e artigiani oggi?
«Le due attività si sposano benissimo: il lato artigiano ci porta a creare i nostri prodotti secondo le tecniche di lavorazione tradizionale e con uno stile sempre nuovo e contemporaneo. L’imprenditore vuole far conoscere il frutto del suo lavoro portandolo a livelli sempre crescenti. In entrambe le attività è la forte passione e la creatività a farci raggiungere il massimo livello nel quale ci siamo posizionati».
Avete negozi un po’ in tutto il mondo. Verso quali Paesi esportate principalmente e verso quali contate di espandervi ancora?
«Le nostre creazioni sono vendute in oltre settanta paesi nel mondo, tutti in crescita sia qualitativa che quantitativa. La nostra produzione vede il 70% destinato all’export, di cui il nostro mercato principale è ancora oggi, come quando abbiamo iniziato, l’America. La Cina attualmente è il mercato nel quale ci stiamo espandendo più velocemente. Abbiamo un progetto con un importante partner che prevede l’apertura di dieci monomarca Santoni nel 2012, a partire da quello di Shanghai in Aprile, oltre a quelli già presenti a Beijing, Guangzhou e Dong Guan. Tuttavia il nostro interesse si estende anche ad altri paesi dell’Asia, come Singapore e Hong Kong, senza trascurare i nostri mercati europei dove il valore del nostro marchio è molto ben consolidato e percepito».
Può tracciare una breve storia della sua azienda?
«Mio padre inizia a lavorare in un’azienda calzaturiera della zona all’età di 13 anni come operaio. Dopo anni di crescita professionale la forte passione lo porta a fondare la propria azienda nel 1975, guidato dall’ambizioso sogno di realizzare calzature di altissima qualità, verso le quali non c’era sensibilità né abitudine all’epoca. Inizialmente fa tutto da solo, dalla forma alla distribuzione. Ma l’attività si dimostra da subito destinata al successo. Ben presto costruisce il primo stabilimento. Al quale affianca il secondo, poi il terzo e il quarto. Nel 1985 inizia l’espansione che tutt’oggi sta sviluppandosi. Il primo mercato è stato l’America, dove ancora oggi manteniamo le medesime collaborazioni di 28 anni fa. Subito dopo, anche con l’entrata in azienda mia e di mia sorella Ilenia, abbiamo incrementato i mercati dell’Europa e dell’Asia. La nostra esperienza negli anni si è diversificata, non solo nel prodotto con l’introduzione delle calzature sportive, donna, junior e accessori, ma anche con collaborazioni importanti e trasversali. Nel 2005 abbiamo stretto una partnership importante con Mercedes AMG, con la creazione di un prodotto brandizzato Santoni for Amg che ci sta dando sempre maggiori soddisfazioni. Allo stesso anno risale la creazione di una scuola-laboratorio interna all’azienda, dove artigiani specializzati insegnano a giovani allievi le più complesse tecniche di costruzione, come il Goodyear, e sviluppano le ricette delle anticature, la fase di coloritura manuale che contraddistingue il marchio Santoni. Più recente è invece un altro co-brand, quello con il noto marchio svizzero IWC, produttore di orologi di alta classe per i quali Santoni produce una collezione di cinturini in alligatore anticati a mano dai nostri maestri artigiani».