Dal cuore della provincia fiorentina, da Fucecchio, il Gruppo Vecchia Toscana opera dal 1957 nel settore conciario con una particolare attenzione per la qualità, fattore che ha contribuito a diffondere il marchio sia in Italia che all’estero.
Fondamentali per questa azienda a conduzione familiare, ma dal forte respiro internazionale, sono i valori, quelli tramandati da due generazioni, che rendono il Gruppo Vecchia Toscana solido e ben strutturato. Ma è nella sintesi tra innovazione e tradizione che l’azienda ha trovato il proprio valore aggiunto e il volano per tentare aperture verso nuovi mercati.
Impegno, concentrazione e cura per i dettagli, affiancati da investimenti per la ricerca sono quindi per Valerio Testai, Presidente del Gruppo, le armi vincenti per superare lo stato di crisi in cui versa il Paese, con il sostegno di un’assicurazione sul credito in grado di scongiurare i rischi di insolvenza e mancati pagamenti.

Cosa significa avere alle spalle 56 anni di storia nel settore conciario?
«Prima di tutto una grande responsabilità sia nei confronti del passato poiché io sono la seconda generazione aziendale, sia nei confronti del futuro perché non so se sarà giusto passare a mia figlia la gestione dell’impresa con la consapevolezza delle tante difficoltà. Ogni azienda ha il suo DNA e io sento l’onere nei confronti dei valori che l’hanno vista nascere. Come diceva Indro Montanelli: “Il mondo cambia, ma i valori no”. Questo per me è vero anche nella gestione del Gruppo».
E cosa significa averne passati 30 di questi 56 affiancati da Euler Hermes?
«Già trent’anni fa si capiva che il mondo – non solo quello aziendale – stava prendendo una piega difficile e molto selettiva. Euler Hermes è stata ed è per noi una garanzia e una tranquillità nei momenti difficili; soprattutto nel momento in cui sopraggiungono i problemi. Oggi è per me impossibile pensare di lavorare senza avere accanto Euler Hermes con la quale siamo diventati, nel tempo, un corpo unico. Inoltre è per noi fondamentale lavorare con aziende che hanno affidamenti e la copertura assicurativa ci tutela anche in questo senso».
Come è nato e come si è sviluppato nel tempo questo rapporto?
«Un rappresentante di quella che allora si chiamava Siac – che oggi è Euler Hermes – ci offrì la sua consulenza. Mio padre fu previdente nell’anticipare le difficoltà e accettò la copertura assicurativa del credito. Nacque così non solo un rapporto di lavoro, ma anche di amicizia che oggi persiste con la seconda generazione nel segno della continuità; con me per la Vecchia Toscana e con il figlio del consulente che trent’anni fa istaurò il rapporto con mio padre per l’Agenzia Euler Hermes del Medio Tirreno».
Quali sono i vantaggi di questa lunga collaborazione?
«I vantaggi riguardano sicuramente le scelte giuste che riusciamo ad operare grazie alla consulenza e agli studi di Euler Hermes. Ad esempio, quando individuiamo un cliente lo facciamo presente all’Agenzia che opera un’accurata valutazione e successivamente ci indica l’affidabilità o meno dell’azienda in questione. Indicativamente se Euler Hermes non dà un giudizio positivo, al 98% siamo sicuri di ciò che esprime. Non parlo del 100% solo perché in generale, nella vita, la certezza assoluta delle cose non la si ha mai!».
Qual è il segreto per superare questo momento di crisi per un’azienda come la vostra?
«Tanto impegno e concentrazione. Inoltre sono fondamentali l’attenzione e la cura dei dettagli, chiave del successo dei nostri prodotti. È importante anche non abbattersi davanti alle difficoltà, anche se mi rendo conto che non è sempre facile».
Qualità, precisione e valorizzazione delle risorse umane sono ancora sinonimo di made in Italy?
«Certo questo è sempre vero, ma aggiungerei anche la parola “innovazione”. Spesso nell’immediato gli investimenti per la ricerca sembrano un azzardo, ma è nel medio/lungo periodo che devono essere valutati. Ad esempio alcuni progetti che noi abbiamo avviato due anni fa stanno dando oggi i propri risultati, peraltro molto buoni».
Cosa significa per voi rappresentare lo spirito italiano nel contesto internazionale?
«La conceria è un fiore all’occhiello dell’Italia, è copiata e ammirata, e con il nostro lavoro contribuiamo a diffondere il made in Italy. Però, e forse sembrerò polemico, l’immagine dell’Italia, ultimamente, è un po’ sbiadita sotto ogni punto di vista. I nostri rappresentanti hanno contribuito a far diminuire la considerazione che si ha del nostro Paese, e questo purtroppo si è verificato anche in alcuni settori industriali».
Però la vostra forza è nelle esportazioni?
«Sì, oggi il 70% del nostro fatturato proviene dalle esportazioni. Inoltre, le aziende italiane che serviamo, a loro volta, esportano i prodotti quindi possiamo anche dire che la totalità dei nostri prodotti esce dall’Italia. Il nostro mercato di riferimento è principalmente quello del lusso quindi siamo presenti in Europa, un po’ in America e ora stiamo riaprendo al mercato asiatico dove abbiamo tentato di espanderci anni fa, ma con scarso successo perché non era ancora pronto».
Il sostegno di Euler Hermes è valido anche all’estero?
«In tutta Europa il supporto è fondamentale per evitare mancati pagamenti e rischi di insolvenza. In Asia, invece, stiamo valutando insieme una formula che ci tuteli dato il mercato atipico che caratterizza il continente. Forse la strada sarà quella di un pagamento anticipato pari al 50% e il restante 50% con copertura assicurativa».
Perché secondo lei il mercato italiano non risponde come quello estero?
«In Italia, ad esclusione di alcune aziende di alto profilo, il livello si è molto abbassato. Spesso le aziende vogliono pagare prezzi bassi che, nel nostro caso a mio avviso, non riconoscono il valore e la qualità dei prodotti che offriamo. Nel nostro Paese i costi di gestione sono molto elevati, dalle risorse umane all’energia, quindi molti vogliono risparmiare sulle materie prime, abbassando così la qualità del prodotto finito».