Poi nel 1999  la  scelta di diversificare ulteriormente il suo business istituendo la Divisione Bagno Cucina, dedicata alla produzione di rubinetteria igienico sanitaria e accessori da bagno di design: questa è la Ritmonio, impresa tutta italiana fondata nella provincia di Vercelli.
Strategia e crescita sono andate così di pari passo, modellandosi con gli alti e bassi del mercato e della domanda, italiana e internazionale. E proprio questa flessibilità e la capacità di aprirsi all’estero sono oggi, per l’amministratore delegato dell’azienda Carlo Ritmonio, il segreto di un successo che prosegue nonostante la crisi economica.

La forza di questi risultati è anche nel fatto che parliamo di un’azienda a conduzione familiare e di proprietà familiare?
«Non solo Ritmonio è sempre stata e resta un'azienda di proprietà familiare, ma ci teniamo a sottolineare come oltre al marchio rappresenti proprio la storia di una famiglia che da ormai tre generazioni porta avanti un ambizioso progetto imprenditoriale. Un esempio tipicamente italiano di come una realtà locale possa via via crescere e strutturarsi come  un'azienda di rilievo rimanendo fortemente radicata al territorio ma trovando un ruolo significativo in un contesto di mercato globale, grazie ad una spiccata elasticità produttiva e alla capacità di diversificare nel tempo le competenze».
Quali sono i numeri che le fanno dire che l’azienda ha raggiunto dimensioni invidiabili e un buon posizionamento sul mercato?
«I dipendenti hanno superato le 150 unità, l'export è ormai al 50% della produzione realizzata, e le performance sul mercato sono soddisfacenti a riprova di un eccellente livello di standard qualitativo raggiunto e spendibile presso la clientela».
Alla base di tutto c’è la volontà di continuare a puntare sul made in Italy?
«Tutti i prodotti che escono dalla nostra azienda sono fatti completamente in Italia. Anzi, meglio sono fatti da noi che amiamo seguire minuziosamente ogni dettaglio del prodotto: dall’idea, al progetto, fino alla comunicazione relativa.  Per competere sul mercato, anche internazionale, abbiamo puntato molto sul mix vincente che si crea tra la creatività e il gusto italiani e gli investimenti in innovazione e ricerca. Ogni anno investiamo dal 7 all’8% del fatturato in ricerca e sviluppo e questo sia per i processi produttivi e i macchinari, sia per il lancio di nuovi prodotti che sanno da sempre distinguersi sul mercato ed interpretare le tendenze guardando all’innovazione.  La conseguenza diretta è che alcuni nostri prodotti sono coperti da brevetto e segnalati per premi e concorsi internazionali, dal Compasso d’Oro al Good Design».
Quali sono i prodotti che si sono distinti ricevendo anche premi internazionali?
«Fin dai primi prodotti lanciati sul mercato le Giurie dei concorsi internazionali hanno notato le nostre proposte : sia Dumbo, rubinetto da cucina, sia Sheeva, serie di accessori da bagno sono stati subito selezionati da ADI DESIGN INDEX e poi segnalati per il Premio Compasso d'Oro.
Ad oggi tra i prodotti in produzione il più premiato è Waterblade, una collezione di rubinetteria a cascata ed accessori  interamente in acciaio inox, disegnata da Peter Jamieson.  Proposta sul mercato già dal 2005, è stata premiata in primis con il Good Design Award del Chicago Athenaeum_ Museum of Architecture Design».
Questa posizione e questa scelta industriale può essere difesa anche in un periodo di crisi come questo?
«La qualità è la nostra arma in più rispetto a molti competitor internazionali. Proprio dall’estero, in particolare dall’Est europeo o dall’Estremo oriente, arrivano offerte economiche che ci penalizzano moltissimo. Ecco perché l’unico modo per continuare a crescere è investire nella qualità e soprattutto nel servizio. E farlo andando all’estero, visto che il mercato italiano ormai è stagnante. Il tutto sempre mettendo in primo piano la capacità tipicamente italiana di fare e di creare, per dare ai nostri prodotti,  sia nel comparto industriale sia per la rubinetteria domestica, il massimo valore aggiunto in innovazione ricerca. È questo in fondo che distingue l’Italia e il tessuto imprenditoriale di questo Paese anche in un contesto globale: sosteniamo il made in Italy».
A che punto è arrivata la crisi del settore?
«Il comparto dell’edilizia è crollato negli ultimi due-tre anni del 20-30% e il nostro settore è ovviamente legato all’immobiliare. di pari passo ha subito danni gravissimi il mercato nautico a seguito delle politiche restrittive degli ultimi due anni imposte dal governo, che ora ha dovuto fare un passo indietro, ma con molto ritardo rispetto a quanto necessitava fare. la scelta di andare all’estero è anche una via obbligata per cercare nuovi clienti e aprirsi a un mercato più ampio e ricettivo».

La presenza nel settore nautico è legata alla produzione di rubinetterie e altri prodotti per imbarcazioni?
«Principalmente rubinetterie, con prodotti tratti dalle nostre collezioni e in alcuni casi sviluppati ad hoc per i singoli progetti.  Siamo ormai da anni fornitori dei più prestigiosi cantieri nautici che si dedicano ad imbarcazioni di lusso, sia in Italia sia all'estero».
In questo cammino qual è stato il ruolo di Euler Hermes?
«Ormai da anni siamo clienti del Gruppo Euler Hermes e il suo supporto nell’assicurare i nostri crediti all’estero non è stato solo di garanzia nei confronti di eventuali insolvenze, ma ci ha aiutato soprattutto a individuare quali mercati battere e su quali Paesi investire. Una sorta di consulenza continua e di supporto nell’attività di internazionalizzazione dell’azienda, due strumenti preziosi perché capaci di individuare insieme alla nostra esperienza i mercati su cui investire per continuare a crescere».