Giunto alla quarta generazione, il Pastificio Pallante produce oggi dallo stabilimento principale di Caserta 2.900 quintali al giorno, selezionando semole pregiate e combinate insieme con tradizione e tecnologia.

Una sfida quotidiana, come spiega Attilio Pallante, Responsabile commerciale export dell’azienda, che ha portato il Gruppo ad adottare un modello produttivo internazionale, arrivando così a competere sui mercati mondiali.

Antonio Pallante con i figli Attilio e Marco

Crisi o ripresa, come giudica oggi il mercato?

«Qualcosa si muove, questo dobbiamo ammetterlo, ma ancora non si percepisce in maniera netta una inversione di tendenza rispetto al passato. La ripresa comincia a sentirsi, ma gli strascichi della crisi saranno piuttosto lunghi e ci vorrà del tempo per recuperare le posizioni perse».

In questo quadro generale, qual è la situazione del mercato della pasta?

«Rimane complessa perché nel mercato della pasta esiste una competizione molto forte, legata anche alla variazione dei prezzi delle materie prime, e quindi del grano. Ad esempio, negli ultimi mesi i prezzi del grano sono saliti molto, e stanno adesso calando lentamente. Questo ovviamente rappresenta una difficoltà finanziaria per le imprese meno forti, di medie e piccole dimensioni, che devono confrontarsi con l’aumento del prezzo della materia prima.

Ma i rischi più grandi vengono dall’estero, dove marchi stranieri utilizzano materie prime di qualità inferiore presentandosi poi sul mercato con prodotti che portano un nome italiano, così da ingannare il consumatore. I costi per loro sono più bassi per via delle materie prime e dei costi di processo come quelli energetici. Quindi riescono ad essere più competitivi vendendo un’italianità che non hanno».

Quanto conta l’italianità e il made in Italy in questo mercato?

«Moltissimo. L’immagine del nostro Paese all’estero è molto importante per la vendita dei prodotti italiani. Io credo che oggi viviamo ancora dell’immagine e del bello fatto nel nostro Paese tanti anni fa. Quell’immagine ci accompagna e quando i nostri clienti assaggiano i prodotti italiani, in qualche modo rivivono il gusto del bello del nostro Paese. Questo spiega anche perché il food italiano venga copiato praticamente in tutto il mondo».


Nel settore della pasta questa immagine si accompagna anche a un’eccellenza di prodotto?

«L’Italia rimane uno dei leader mondiali soprattutto per la qualità della semola, cioè del prodotto che i mulini italiani passano ai pastifici dopo aver lavorato il grano. Purtroppo il grano prodotto in Italia non basta per soddisfare la domanda del mercato, quindi la materia prima, anche se lavorata sul nostro territorio, viene acquistata anche in Canada, in Australia o negli Stati Uniti. Detto questo, però, la qualità dei mulini italiani rimane eccellente, grazie anche al know-how che si è formato negli anni».


Quanto conta la tecnologia e l’innovazione in un settore all’apparenza tradizionale?

«Contano entrambe moltissimo. Il nostro pastificio è dotato di tecnologie avanzate che ci permettono di essere competitivi e di rispondere con velocità alle domande del mercato. In questo senso anche l’automazione dei macchinari permette di garantire grossi volumi di produzione e di essere flessibili rispetto a richieste sempre nuove».


Per quanto abbia raggiunto tutto il mondo, l’immagine della pasta rimane quella di un prodotto legato ad una specifica regione italiana…

«In tutta Italia ci sono grandi produttori di pasta che vendono in ogni regione del mondo. Certo, regioni come la Campania o anche la Puglia e paesi come Gragnano sono ormai considerati aree di eccellenza nell’immaginario collettivo. E la frammentazione del mercato, dove riescono ad inserirsi anche realtà più piccole favorite dalle opportunità offerte dalla grande distribuzione organizzata, non fa altro che arricchire questa offerta e confermare quanto il territorio sia vivo e vitale».


Qual è la strategia del Pastificio Pallante in questa congiuntura?

«Noi lavoriamo differenziando molto i nostri canali di vendita, e puntando in special modo sulle esportazioni. Ad oggi il 50% della nostra produzione viene venduto all’estero.

Inoltre, anche se produciamo Private Labels per la grande distribuzione nazionale ed internazionale, stiamo puntando molto sul nostro marchio che è Pasta Reggia, sia in Italia che all’estero, prendendo contatti sia direttamente con i rivenditori, che attraverso la grande distribuzione e gli importatori.

La Pasta Reggia


Quali sono i vostri principali mercati di sbocco?

«Per noi il più importante è la Germania, ma anche l’Inghilterra e gli Stati Uniti rappresentano mercati interessanti per il nostro business. Oltre a questi cresciamo in tante altre regioni e Paesi come l’Albania, la Libia, il Kosovo, la Macedonia, il Giappone. Poi ovviamente c’è tutto un capitolo dedicato alla Cina dove la pasta è ancora poco conosciuta. Questo può essere considerato un ostacolo ma è anche indice di un mercato ancora tutto da esplorare».


Come si inserisce nel vostro business il rapporto con Euler Hermes?

«Noi consideriamo Euler Hermes un partner importante nell’attività di vendita all’estero. Questo perché la consulenza di Euler Hermes ci permette di valutare con affidabilità i potenziali clienti in giro per il mondo. Vendendo la metà del nostro prodotto all’estero, la garanzia sulla solvibilità dei clienti è fondamentale, anche se siamo tutti consapevoli che una dose di rischio aziendale rimane sempre e fa parte di quello che calcoliamo come rischio di impresa».