E lo fa da quarant’anni dopo aver superato la crisi economica con una coraggiosa scelta industriale, rivendicata oggi da Giovanni Poggi, che guida l’azienda.

«La Ondulati Poggi – racconta – è stata fondata nel 1975 da mio padre, che faceva il capo fabbrica della International Paper, una multinazionale americana del settore. All’inizio era lui con due, tre operai, poi nel ’78 sono arrivato io e nel ’79 mio fratello. Inizialmente l’azienda aveva una partnership con la International Paper ed è cresciuta anche grazie a questo. Nell’80 abbiamo comprato un nuovo capannone in provincia di Genova e nell’82 la prima macchina per il cartone ondulato. A quel punto ci siamo staccati definitivamente dalla multinazionale e abbiamo inaugurato il nostro scatolificio indipendente».

Come siete cresciuti negli anni?

«Un passo alla volta, sempre con molta attenzione al mercato. Nel 2000 ci siamo ingranditi con un nuovo capannone. A quei tempi si fatturava circa 5 miliardi di lire con 15 persone impegnate nell’azienda. Poi la crescita è proseguita negli anni successivi: tra il 2003 e il 2004 abbiamo inaugurato una struttura più moderna di 5mila metri quadri con un terreno esterno di 14mila e nel 2006 ci siamo spostati nella nuova sede di Ovada, in provincia di Alessandria, che è anche quella attuale».

Come ha risposto il vostro mercato e l’azienda agli anni della crisi?

«Nel 2006 il nostro fatturato aveva raggiunto i 6 milioni di euro, poi nel 2007 si è fermato il mondo e abbiamo capito che per sopravvivere avremmo dovuto vendere il doppio di quanto facevamo prima. Così dai 13 milioni di scatole vendute nel 2006 siamo passati a 24 milioni e questo perché, mentre la domanda di mercato cresceva a fatica, il costo delle materie prime e quindi del cartone aumentava in modo significativo e questo aveva come effetto un assottigliamento dei margini. Purtroppo sono dieci anni che il prezzo della scatola finale non aumenta, mentre cresce quello della materia prima».


Giovanni Poggi

Questo ha comportato un cambiamento anche nella sfida competitiva?

«Un cambiamento epocale, a tutto vantaggio delle multinazionali. Se vent’anni fa i piccoli scatolifici avevano scalzato le grandi aziende nei desideri del cliente, dopo la crisi tutto è cambiato. La contrazione degli utili e l’aumento dei prezzi delle materie prime ha fatto pesare la bilancia dal lato delle multinazionali e questo ha portato al fallimento di tanti scatolifici in Italia e non solo».

Come vi siete difesi di fronte a questo assalto?

«Abbiamo preso una scelta industriale innovativa e coraggiosa. Alla fine della crisi abbiamo cominciato a guardarci intorno per trovare un partner commerciale ed evitare di essere mangiati dalle grandi aziende straniere. E l’abbiamo trovato nella Iemme Spa, un’azienda dotata di una macchina ondulatrice in grado di produrre la materia prima. Nel luglio del 2014 abbiamo costituito insieme la Iemme srl, della quale abbiamo preso il 50% dando in cambio a loro il 50% della Ondulati Poggi. Grazie a questa fusione da un lato produciamo cartone ondulato, dall’altro realizziamo scatole e le vendiamo sul mercato. Ci siamo così liberati dalla schiavitù legata ai prezzi della materia prima e siamo in grado di essere competitivi anche rispetto all’offerta delle multinazionali».

Che effetto avuto tutto questo sui vostri volumi?

«Assolutamente benefico. Nel 2014 abbiamo fatto ricavi per 9 milioni di euro, e siamo convinti di poter superare i 10 a fine 2015, con l’obiettivo di arrivare a 15 milioni nel breve periodo».

Qual è il raggio d’azione commerciale della vostra attività?

«Non è grandissimo. I nostri clienti si aggirano in genere entro i 200 chilometri dalla nostra sede. E questo perché nel business delle scatole di cartone ondulato la voce trasporto incide moltissimo, quindi la guerra commerciale è molto legata alla presenza sul territorio. Le multinazionali possono permettersi di avere più sedi sparse in tutta Italia; noi, che siamo un’azienda di medie dimensioni, presidiamo invece solo alcune regioni come il Piemonte, la Lombardia, la Liguria, l’Emilia Romagna e un po’ di Toscana».


E all’estero?

«Fuori dall’Italia facciamo un 5% dei nostri ricavi, soprattutto in Francia, tra Cannes e Marsilia. In quelle regioni i pagamenti avvengono sempre con grande puntualità e questo è un elemento molto importante per il nostro business. In Italia resta tutto molto più complesso, e in certi casi siamo rimasti a 150 giorni».

In questo senso il supporto di Euler Hermes viene incontro alle vostre esigenze?

«Grazie alla partnership con loro abbiamo recuperato diversi giorni di ritardi nei pagamenti e proprio in virtù degli ottimi risultati raggiunti abbiamo allargato i servizi richiesti ad Euler anche alla Iemme srl, nata nel 2014. Questo ci permette di concentrarci sul nostro lavoro, riducendo al massimo i rischi, e di tornare a fare sviluppo, quindi a cercare nuovi clienti e nuovi sbocchi commerciali per continuare a crescere».


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