Fiore all’occhiello del comparto agricolo nazionale, il settore ortofrutticolo costituisce il 23% della Produzione Lorda Vendibile agricola nazionale. Un’industria che se da un lato beneficia dei cambiamenti alimentari volti a uno stile di vita più salutare, e merita tutte le denominazioni certificate che rendono l’Italia prima tra i Paesi europei, dall’altro soffre dei continui cambiamenti climatici e delle nuove norme protezionistiche che dettano le leggi di import ed export dei prodotti nostrani.

A fornirci una fotografia sullo stato di salute del settore Leonardo Odorizzi, amministratore di Odorizzi Srl, un’azienda a conduzione familiare che dal 1952 si occupa di produzioni frutticole destinate alla trasformazione agroindustriale.

 

Odorizzi Srl è una realtà a conduzione familiare che vanta però una lunga storia alle sue spalle. Quale è stato il segreto che le ha permesso una vita così lunga, superando anche anni di grossa crisi per tutta l’economia nazionale?

«L’impegno continuo da un lato, caratteristico di un’impresa famigliare, e una gestione manageriale molto articolata, ci hanno permesso di superare periodi molto cupi, che anche nel 2018 si sono ripresentati; un anno in cui l’ortofrutta italiana si è trovata stretta nella morsa dei prezzi a totale vantaggio dei paesi a più basso costo di produzione. Pur essendo l’Italia ai primi posti per salubrità di prodotto, la partita ormai è sull’affidabilità dell’impresa che si dimostra in grado di essere parte attiva nella filiera, ma anche nella responsabilità sociale oltre che ambientale.  Si parla molto di economia circolare riferita alla gestione dei rifiuti, ma per noi la responsabilità sociale è stata sempre più importante perché garantisce reddito, sicurezza e serenità ai collaboratori dell’azienda, che solo così potranno dare il massimo del loro impegno».

Alla base del vostro lavoro ci sono ovviamente l’amore per la terra e di conseguenza l’attenzione per l’ambiente. Quali sono le vostre iniziative ecosostenibili?

«La nostra azienda sviluppa da oltre 20 anni metà del fatturato con prodotti derivati da coltivazione biologica esclusivamente made in Italy. Le aziende agricole di famiglia cercano di interpretare il messaggio più nobile del regolamento UE 834/2007, che vede nel metodo Biologico un equilibrio perfetto tra uomo e ambiente, un modo per preservare la fauna e la flora pur producendo della buona frutta necessaria per la nutrizione dell’umanità.

Abbiamo una particolare attenzione alle certificazioni ambientali e dal 2012 siamo assoggettati allo schema aggiornato UNI EN ISO 14001:2015».

Quali sono i prodotti trattati e il mercato di riferimento?

«Produciamo ciliegie, albicocche, pesche, nettarine, mele, pere e kiwi e anche clementine solo dall’Italia, per esportarne poi una gran parte in Austria e Germania».

A quanto ammontano i numeri del fatturato e come siete strutturati?

«Da sempre la famiglia Odorizzi ha dato spazio all’outsourcing per parte dei cicli lavorativi pur garantendo uno stretto controllo sotto lo schema Iso 9001, da ben 22 anni. La maggior parte del prodotto viene ceduto grezzo a centri specializzati di trasformazione per cui il fatturato rimane primario (solo frutta) di circa 10 milioni di euro.

Ogni anno lavoriamo circa 40.000 tonnellate di prodotto, affidando la gestione ed il controllo delle masse a 15 dipendenti fissi».

La sua azienda è una delle fondatrici della prima e unica forma di rete d’impresa nel panorama produttivo nazionale ortofrutticolo: “La Grande Bellezza Italiana”. Quante imprese comprende e quale è il suo obiettivo?

«“La Grande Bellezza Italiana’’ è nata a fine 2018 grazie all’unione di pensiero di sei importanti imprenditori Italiani che hanno deciso di raggrupparsi sotto un’unica organizzazione. Oltre la Odorizzi, ci sono anche la Join Fruit del Piemonte, la Coofrutta, la Perusi e la Geofur di Verona e la Bergonzoni di Ferrara. Il fatturato consolidato di rete ammonta a circa 100 milioni di euro per una produzione di 150.000 tonnellate.

Lo scopo principale della rete e punto di forza sono la condivisione di pensiero dei suoi attori e l’ottimizzazione delle risorse, dei costi e delle strategie commerciali che mirano a realizzare prodotti interessanti per il consumatore. Un mix di attributi che ci consente di portare il meglio dell’italianità agricola direttamente sulla tavola dei fruitori, nel minor tempo possibile ma con la garanzia del sapore dei prodotti stessi».

Avete anche sposato e compreso l’utilità dell’online aprendo un e-commerce con i prodotti della Rete di Imprese. Quali sono i suoi numeri?

«“La Grande Bellezza Italiana” non poteva rimanere esclusa dall’e-commerce per cui è già disponibile una piattaforma dedicata che certo non soddisfa la domanda della maggior parte dei consumatori, che gradisce ancora toccare con mano il prodotto prima di deciderne l’acquisto. Un bisogno quest’ultimo che la Rete sta cercando di soddisfare con packaging molto innovativi, anche in carta o materiali riciclabili, che da un lato rispettino l’ambiente, ma dall’altro garantiscano la salubrità dei frutti sino alla tavola del consumatore».

Recentemente Euler Hermes ha pubblicato un report sul settore ortofrutticolo in cui conferma l’elevata qualità dei prodotti italiani nel panorama internazionale, che infatti vantano il primo posto tra i paesi europei per le denominazioni certificate DOP, IGP e STG. Nonostante questo però, il report segnala anche un calo di posizioni del nostro Paese sul mercato globale: secondo i dati Istat le esportazioni italiane sono calate del 4% nei primi 11 mesi del 2018.

«Il report di Euler Hermes inquadra perfettamente la situazione attuale. L’Italia vanta oltre 50 IGP di frutta che, a differenza del vino per cui il la denominazione di origine protetta - DOP -  costituisce un prerequisito, limita la penetrazione nei mercati delle specialità Italiane ad eccezione forse del comparto mele.

“La Grande Bellezza Italiana” ha già nel suo paniere cinque prodotti IGP - il Radicchio di Verona, l'Uva di Puglia, le Mele Rosse di Cuneo e la Pera Abate - perché siamo convinti che il buono ed il bello non potrà essere fermato, nemmeno da quelle politiche protezionistiche che purtroppo stanno tentando di rialzare dei “muri” commerciali anche con paesi storicamente amici».  

Il report di Euler Hermes segnala anche che i mancati pagamenti tra i commercianti di frutta e ortaggi nel 2018 sono aumentati. Lei da quanto tempo è assicurato con Euler Hermes e quali sono i benefici che trae da questo rapporto in merito al problema?

«La mia azienda ha messo in sicurezza i crediti con polizza Euler Hermes da oltre 20 anni, per cui le posso dire con soddisfazione che il problema insoluti non ci riguarda fino ad oggi.

La selezione della clientela attraverso la valutazione del rischio credito ci consente di poter contare su un portafoglio clienti di primaria importanza, con cui possiamo continuamente rimetterci in gioco per realizzare nuovi prodotti ad alto valore aggiunto, garantendo i costi della filiera che è stata e rimarrà 100% italiana».