È questo Kempergroup, una realtà industriale leader non solo in Italia nella produzione e vendita di prodotti per la saldatura a gas ed elettrica, prodotti per applicazioni outdoor come barbecue, riscaldamento, campeggi, prodotti per la casa (riscaldamento elettrico, trattamento dell’aria), e articoli per esterno come gazebo e sistemi di riscaldamento elettrico e a gas.

«L’azienda – racconta Andrea Mori, attuale managing director ‘cresciuto’ in Kemper dal 1993 – è formata da un gruppo di manager capaci divisi su vari settori, dalla logistica alla direzione vendite, e da circa 50 persone che rappresentano la vera forza del nostro successo».


Qual è oggi la struttura dell’azienda?

«Il nostro quartier generale rimane a Parma ma il Gruppo è di fatto composto da tre unità che rispondono a tre diverse aziende. C’è la Kemper a Parma, la Plein Air in provincia di Modena (famosa soprattutto per le attrezzature da campeggio), e la terza è la K France (Kemper France, con sede a Parigi e base logistica a Lione), un’unità staccata che è praticamente la nostra filiale francese. Sono tre aziende che collaborano e sviluppano complessivamente un fatturato consolidato di circa 22 milioni di euro».


Come nasce industrialmente il gruppo Kemper?

«L’azienda nasce con i cannelli per la saldatura a gas, da sempre una nicchia di mercato, cannelli per le saldature dei tubi e impianti idraulici, ancora oggi quota importante del nostro lavoro. Poi, accanto a queste specializzazioni, abbiamo iniziato a proporre sul mercato prodotti come fornelli da campeggio a gas, lampade o fornelli economici, e ancora funghetti per riscaldare i bar. In sintesi, direi tutto ciò che è portatile e funziona a gas con una bombola.

Plein Air, un’azienda molto automatizzata e ad alto potenziale tecnologico, costruisce ad esempio le cartucce del gas (quelle da campeggio), il combustibile utilizzato per le apparecchiature. E in questo settore produciamo circa 6 milioni di pezzi all’anno del formato più semplice e 3 milioni di quelle a valvola.

Ma non è tutto perché siamo presenti anche sul mercato degli arredi da esterni per i pubblici esercizi: paraventi e pedane, pavimenti flottanti. O anche cristallo e alluminio. Tutti prodotti da noi. Nel 2005, poi, sfruttando il marchio Plein Air, siamo entrati nel comparto delle piccole apparecchiature elettriche e abbiamo cominciato ad importare dalla Cina piccoli riscaldatori, come scaldabagno, termoconvettori, apparecchi con un cavo elettrico che si collegano alla rete elettrica».


Sembra che il vostro business non abbia risentito della crisi…

«In questi anni l’attività è andata bene. Certo, abbiamo sofferto l’incertezza del mercato con tanti clienti diventati ex-clienti perché nel frattempo sono falliti, o perché hanno avuto condotte economiche non puntuali nei pagamenti. Noi comunque abbiamo continuato a crescere e ci siamo permessi il lusso di lasciare a casa qualche cliente.

È vero che molti considerano il mondo del “fai da te” e dell’autoriparazione come un mercato anticiclico. Quando le cose vanno male, le persone si ingegnano e fanno da sole. Non saprei dire se questo ha influito nel nostro caso, ma è certo che l’azienda non ha mai avuto cali di fatturato e marginalità».

Chi è il vostro referente commerciale, il singolo acquirente o la catena all’ingrosso?

«Ci rivolgiamo solo al rivenditore salvo il caso particolare in cui trattiamo con bar e ristoranti. Tutto il resto del business avviene attraverso le insegne della grande distribuzione “fai da te” e del canale distributivo dei ferramenta».



Quanto sono importanti i mercati internazionali per voi?

«Molto importanti perché il nostro fatturato è ormai diviso a metà: 50% in Italia, 50% all’estero. I Paesi di riferimento sono tutti quelli europei, in particolare la Francia, dove abbiamo aperto una filiale, ma anche Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Svezia, Finlandia, Estonia e Lituania. Senza dimentica anche Russia e Croazia.

Oltre all’Europa, ci siamo poi aperti a mercati più lontani, come Australia, Cile, Costarica e Sud Africa. La Cina rappresenta un capitolo a parte perché lì siamo presenti alla Fiera di Canton, la fiera campionaria più importante al mondo, dove andiamo a esporre il nostro marchio».


Che valore ha il made in Italy nel vostro settore?

«Un valore importante così come lo è nella moda o nell’artigianato. All’estero tanti clienti comprano i nostri prodotti perché sanno di poter contare su un marchio e sulla qualità italiana. C’è poi un elemento di sicurezza: in genere le apparecchiature a gas sono percepite dall’utente comune come pericolose. Pertanto un marchio made in Italy è anche una garanzia per il consumatore che si sente rassicurato».


In questa attività internazionale, quanto è importante il vostro rapporto con Euler Hermes?

«Il rapporto con il Gruppo Euler Hermes non è antichissimo, nasce tre o quattro anni fa per un’esigenza precisa: creare condizioni di espansione all’estero. Quando ci siamo allargati nell’Est europeo, ad esempio, la prima richiesta dei clienti era la dilazione del pagamento. Un rischio per qualunque fornitore. Euler Hermes, con il suo know how ci permette di condividere la gestione di questa rischiosità commerciale e questo ci ha dato la spinta che ci serviva per crescere all’estero con molta serenità».