Prima era visto come un cibo da benestanti. Oggi invece, il pesce, è sempre più presente sulle tavole degli italiani. E infatti nel 2017, l’Eumofa - Osservatorio europeo del mercato e dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura - ha registrato un aumento degli sbarchi/prime vendite di prodotti ittici pari ad oltre 1.100 tonnellate in Italia, in crescita del 4,1% su base annua. Un progresso a cui però non corrisponde un incremento dei ricavi in termini monetari, scesi da 7,2 a 6,8 milioni di euro, a causa della contrazione del prezzo medio unitario che, nel primo bimestre del 2017, ha portato il segno meno per la maggior parte delle specie commercializzate.

Per conoscere meglio il panorama del mercato ittico nazionale, abbiamo intervistato Raimondo Scauzillo, presidente della LPA Group SpA, un’azienda dell’Irpinia tra i maggiori player del settore.

 

La vostra azienda è nel settore ittico da oltre 20 anni. Come è nata e cambiata nel tempo?

 

«L’attività nasce con la distribuzione nella ristorazione locale, per poi sviluppare altri canali di vendita sia a livello locale che nazionale come la GDO e l’HO.RE.CA. Nel 2013 abbiamo avvertito la necessità di completare la nostra evoluzione attraverso una forma di verticalizzazione compiutasi nell’allevamento con impianti off-shore di branzini ed orate, con l’obiettivo di fornire un prodotto di alta qualità. È nato così il primo allevamento in Casalvelino, nelle acque incontaminate del parco nazionale del Cilento e Valle di Diano. Oggi, la LPA Group SpA è uno dei primi quattro player del mercato italiano nella trasformazione e trading di prodotti ittici vivi, freschi e congelati, nonché di branzini e orate allevati nei nostri tre siti Italiani».

 

La vostra ha tutta l’aria di essere un’azienda molto strutturata, che si articola in vari settori: carico/scarico, vendite, amministrazione, produzione e spedizioni. Quanti dipendenti avete? E di questi quanti sono giovani?

 

«L’azienda oggi riesce ad offrire una vasta gamma di prodotti proprio grazie ad una complessa e articolata piattaforma logistica operata attraverso addetti del settore e in parte in proprietà. Oggi l’organico conta circa 60 dipendenti ad esclusione di operatori di società sub-fornitrici. Siamo una società piuttosto giovane dove l’età media è di 37 anni».

 

I vostri prodotti da dove provengono? Sono pescati con metodi artigianali e sostenibili?

 

«Per soddisfare le crescenti esigenze della nostra clientela, l’approvvigionamento avviene da tutte le zone FAO mondiali, nel rispetto delle vigenti normative europee ed italiane in tema di salvaguardia delle specie ittiche e fermi biologici che permettono il ripopolamento dei mari. Siamo molto fieri dei riconoscimenti degli standard FoS (Friends of the Sea) e BRC che attestano la qualità dei processi e dei prodotti lungo la filiera e dell’acquacoltura sostenibile».

 

Quali sono i vostri mercati?

 

«Il nostro mercato di riferimento è evidentemente quello domestico nel quale generiamo circa il 90% del nostro giro d’affari. Ci sono piani di sviluppo nei prossimi anni che guardano anche ai mercati esteri e soprattutto oltreoceano».

 

Quanto conta nel vostro settore essere al passo con la tecnologia?

 

«Importanti investimenti sono stati fatti ed altri ne seguiranno, con l’idea di automatizzare il più possibile tutti i processi logistici-amministrativi, al fine di migliore i livelli di servizio e di qualità creando una organizzazione sempre più “lean” ed efficiente».

 

Il Gruppo L.P.A. è approdato anche a FI.CO. Eataly World, il parco alimentare più grande del mondo, con Nave Errante, una pescheria che ha anche una veste di ristorante e una proposta di Fish Street Food. Come è nato questo progetto?

 

«I primi contatti con il mondo Eataly sono avvenuti anche grazie alla nostra riconosciuta competenza nel mondo agro-alimentare ma, per questo progetto abbiamo coinvolto anche un altro importante player del settore che ha apportato il suo grande know-how in termini di ristorazione e vendita retail. Ritengo che la fusione di due grandi società, leader nel proprio settore di riferimento, rappresenti il miglior connubio e garanzia di qualità e competenza».

 

Per voi è la prima volta nella ristorazione?

 

«È la prima nostra esperienza nel campo della ristorazione e non nego che siamo, da un lato, molto eccitati e incuriositi da questa nuova avventura, ma al contempo abbastanza soddisfatti dai primi risultati ottenuti da quando abbiamo aperto le porte agli ospiti di FI.CO. Non escludo in futuro altre iniziative egualmente innovative a carattere nazionale che possano esaltare il brand LPA Group».

 

Quando nasce la partnership con Euler Hermes e perché ne avete sentito il bisogno?

 

«Il primo contatto con Euler Hermes nasce oltre dieci anni fa. Da allora abbiamo avuto modo di sviluppare meglio i nostri rapporti per il futuro. E proprio l’evoluzione dei rapporti e l’innovazione tecnologica operata da Euler Hermes, unite ad una serie di servizi complementari oggi offerti a LPA Group, ha portato ad una collaborazione più forte ed intensa».