Qualità, Innovazione e Personalizzazione. Questi i segreti del successo della Ondulati ed Imballaggi del Friuli SpA, un'azienda specializzata nella produzione di imballi in cartone ondulato. Un’attività che è cresciuta passo dopo passo e solo grazie all’esperienza oggi vanta una forte specializzazione ed è sempre in grado di rispondere alle esigenze del cliente. A raccontare storia, progressi e peculiarità è oggi il suo Presidente, Mario Gollino.

 

Ad oggi l’attività produttiva di Ondulati ed Imballaggi del Friuli occupa un’area di oltre 100.000 mq e impiega 200 dipendenti. Ma come è nata? Come è cambiata nel tempo?  

 

«L’azienda è nata nel 1971 a Carnia/Venzone e si chiamava “Scatolificio 4S”. Era uno scatolificio artigianale e le scatole di cartone ondulato erano, a quel tempo, un prodotto relativamente nuovo, in continua evoluzione. Noi abbiamo seguito lo sviluppo del mercato investendo tutte le risorse che la fabbrica produceva. Nel 1982 abbiamo acquisito lo “Scatolificio Goriziano” di Cormons e nel 1988 fondato la “Ondulati ed Imballaggi del Friuli” a Villesse, che in seguito ha incorporato sia lo Scatolificio 4S che lo Scatolificio Goriziano. Da allora abbiamo registrato una crescita continua e oggi operiamo su quattro stabilimenti: tre in provincia di Gorizia e uno di Udine. Occupiamo un’area di 155.000 mq di cui oltre 50.000 coperti. I dipendenti complessivi sono ormai 250».

 

Quali sono i vostri volumi di vendita e verso quali mercati?

 

«Fatturiamo 60 milioni di euro, consumiamo annualmente 70.000 tonnellate di carta e produciamo oltre 120.000.000 di mq di cartone annuo, che, in linea, viene trasformato in scatole e consegnato ai clienti attraverso l’utilizzo di 60 bilici ogni giorno. L’80% della produzione è destinata al mercato italiano ed il resto all’estero, soprattutto in Austria, Slovenia, Ungheria e Germania».

Lo stabilimento della Ondulati ed Imballaggi del Friuli

 

Quanto conta la tecnologia nel vostro settore?

 

«Moltissimo, lo sforzo per l’aggiornamento tecnologico è una costante. Oggi possiamo dire che i nostri stabilimenti sono all’avanguardia a livello mondiale, abbiamo linee di produzione che provengono da Italia, Francia, Svizzera, Svezia, Corea e Giappone».

 

La vostra azienda strizza l’occhio anche alla tematica della sostenibilità con il progetto “Green Solutions”. Di cosa si tratta?

 

«Con il progetto Green Solutions abbiamo voluto dare un significato diverso al concetto di imballaggio. Il nostro commerciale, coadiuvato dai nostri tecnici, assiste il cliente proponendo soluzioni che vengano incontro alle specifiche esigenze ma sempre garantendo i principi di sostenibilità ambientale.

Siamo in grado di offrire, sia attraverso l’impiego di materie prime di alta qualità e certificate FSC, sia grazie allo studio di architetture specifiche, soluzioni mirate alla riduzione e alla semplificazione dell’imballaggio. Puntiamo anche all’autonomia in campo energetico: abbiamo già installato un impianto fotovoltaico ed abbiamo in corso di realizzazione un impianto di coogenerazione a gas».

 

Tra i vostri dipendenti annoverate anche tanti giovani? Oppure nel settore si fa fatica a trovare nuove leve?

 

«Abbiamo sempre puntato sui giovani. Quando abbiamo aperto lo stabilimento di Villesse abbiamo inserito 70 neo periti industriali e molti sono ancora alle nostre dipendenze. Anche ora non abbiamo problemi a trovare giovani, certo non sono in possesso di una formazione specifica, per questo investiamo molto sulla formazione».

 

Lei è anche il Presidente del Consorzio Carnia Industrial Park, un polo di riferimento per le aziende del territorio. Quali sono i suoi obiettivi?

 

«Mi sono sempre battuto affinché un territorio, nel caso specifico la Carnia, abbia al suo interno una zona industriale che permetta alla popolazione di vivere in loco. Punto a favorire l’insediamento di aziende di varie dimensioni, grandi, medie e piccole e che operino in campi disparati, per stimolare la creatività degli operatori e dare la possibilità di lavorare nel posto più gradevole. Posso dire che ci stiamo riuscendo; ad oggi abbiamo più domande di insediamento che spazi a disposizione».

 

Come è nata la partnership con Euler Hermes? Come mai ne avete sentito la necessità?

 

«Resto male quando un cliente non mi paga! Dico: ma come, dopo aver progettato, realizzato, consegnato e fatturato il prodotto, tu non mi paghi? La prendo quasi come un’offesa, un’umiliazione. Da qui l’assicurazione del credito, per evitare queste situazioni. Euler Hermes è arrivata dopo una attenta valutazione delle possibilità sul mercato. L’entità della copertura del credito, la flessibilità del rapporto, le modalità operative che snelliscono la parte burocratica e la competenza e disponibilità del personale, sono alla base di questa scelta».  

 

Quali sono i benefici di questo rapporto?

 

«Avere alle spalle la più grossa società di assicurazione credito, con un database internazionale di dati sulla clientela, avere dei report competenti ed affidabili sull’evoluzione dei vari mercati, sulle prospettive future di materie prime e prodotti finiti. Tutti vantaggi competitivi di non poco conto.

Certo l’assicurazione crediti non ti toglie la responsabilità, ma ti fa dormire sonni un po’ più tranquilli».