«Così, all’interno dei nostri stabilimenti, portiamo il rottame a materia prima. Da qui a semilavorato, poi a prodotto finito e in ultimo lo trasformiamo in un oggetto di design. Tutto questo con un unico elemento comune: l’alluminio».

È questo il percorso, umano, professionale e industriale che Olivo Foglieni ha intrapreso quando nel 1999 ha fondato il Gruppo Fecs. Una holding con una forte coscienza ecologica – come lui stesso la definisce – capofila di società operative che vanno dal trattamento di rottami metallici alla progettazione e realizzazione di radiatori di elevato design.

«Il Gruppo – commenta il Presidente – è quindi diviso e specializzato in base alle competenze necessarie per gestire ciascuna di queste fasi produttive.

Olivo Foglieni

In che modo?

«Le società principali sono quattro. La Stemin gestisce i rottami con tecnologie di avanguardia. Al suo interno i metalli vengono separati attraverso tecnologie sofisticate che prevedono processi atomici, ma anche il ricorso a modernissimi software. L’azienda Imt Italia si occupa invece della seconda fase, quindi della produzione e commercializzazione di lingotti di alluminio. Questa materia prima è fondamentale soprattutto per l’automotive. Tra i nostri clienti abbiamo colossi come Fiat e Mercedes. Nella costruzione di auto, l’industria fa sempre più uso di pezzi in alluminio. Si è iniziato con i cerchioni, con alcune parti del motore come i pistoni, poi con i freni e lo sterzo, e adesso stanno gradualmente subentrando anche le lamiere di alluminio.

Altra azienda del Gruppo è la Radiatori 2000 che invece produce e commercializza radiatori per il riscaldamento civile. Questa a sua volta ha due marchi che sono Linea Architettura per i prodotti di mercato e Ridea, che invece si occupa solo di radiatori dal design elevato».

La diversificazione è quindi alla base della strategia di Gruppo…

«Assolutamente sì. Non puoi produrre maglioni di cachemire nello stesso stabilimento dove produci calzini di lana. Ogni stabilimento e ogni azienda hanno una propria caratteristica e questo permette di valorizzare al meglio le specifiche competenze. In questo modo tutte le risorse umane, tecnologiche e anche finanziarie sono proiettate verso un singolo elemento».

Questo si riflette sulla fase produttiva?

«A Bergamo, dove è il nostro quartier generale, abbiamo quattro differenti stabilimenti, dedicati rispettivamente a materie prime e rottami, lingotti, radiatori e design. Ognuno con le sue specificità e ognuno con strumenti ad elevata componente tecnologica. Questo ci permette di stare avanti alla concorrenza grazie anche alla giovane età del Gruppo, fondato nel 1999. Le linee di produzione, le tecnologie adottate, i metodi di lavoro sono quindi molto più moderni rispetto alla gran parte delle altre aziende presenti sul mercato».

Come è nata l’idea di fondare un’azienda come questa?

«Ho un passato da dirigente presso un grosso player siderurgico. A un certo punto la vecchia proprietà aveva intenzione di disfarsi di un ramo d’azienda che trattava metalli ed io mi sono fatto avanti».

Qual è la mission del Gruppo?

«Credo che per tutelare il proprio business sia necessario conoscere bene il mercato e le sue tipicità. L’Italia è il decimo Paese manifatturiero al mondo, il terzo produttore di acciaio in Europa e il secondo riciclatore al mondo di alluminio. Quello che ci manca sono le materie prime. Questo dimostra che siamo dei grandi trasformatori, prendiamo un metallo e lo rendiamo prezioso per l’industria. Ecco, questa è la nostra mission. Senza dimenticare anche il valore ambientale del nostro lavoro che già nella sua filosofia di recupero dei rottami contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente».

Che dimensioni avete raggiunto in questi anni?

«Attualmente il Gruppo mette sul mercato ogni anno circa 120mila tonnellate di alluminio trattato. Tra lavoratori diretti e indiretti, è composto di circa 330 unità e ha raggiunto un fatturato aggregato di 300 milioni di euro».

Quanto conta l’export nel vostro business?

«In media esportiamo il 35% della nostra produzione. Ovviamente la stagnazione del mercato italiano delle costruzioni ci ha spinto ulteriormente ad andare all’estero. Oggi con i nostri radiatori siamo presenti in 62 Paesi e ci stiamo allargando soprattutto su regioni nuove come l’Azerbaijan, il Tagikistan o il Turkmenistan, dove l’edilizia è ancora un settore vitale».

Come vivete la competizione quando vi presentate sui mercati esteri?

«La viviamo alla pari con gli altri grandi Gruppi stranieri anche se, ancora una volta, dobbiamo segnalare la scarsa presenza del Sistema Paese a supporto degli slanci aziendali. Dalle fiere agli accordi commerciali, assistiamo alla presenza ingombrante di Paesi come Francia e Germania che fanno sentire, oltre alle competenze industriali, anche il peso e la pressione di uno Stato forte e presente».

Una forma di protezione, forse l’unica, arriva comunque dal rapporto con Euler Hermes?

«Sicuramente ci aiuta moltissimo perché, soprattutto quando esploriamo mercati nuovi e lontani, le coperture garantite dal Gruppo Euler Hermes e la sua conoscenza dei territori e dei settori rappresentano un valore aggiunto importantissimo. Proprio per questo penso di poter dire che abbiamo attivano un reciproco scambio di informazioni che – spero – possa essere utile per entrambi».