In sostanza, mettiamo in contatto venditore e acquirente, compriamo merci sui mercati internazionali per conto dei grandi gruppi, e ci occupiamo di gestire tutta la parte burocratica e finanziaria, a partire dalle autorizzazioni doganali».

Spiega così Massimo Pollio, amministratore delegato di Imagro spa, la missione del gruppo presente ormai in 28 Paesi nel mondo. Una grande realtà, specializzata proprio nell’import-export, che punta sull’efficienza logistica e sostiene la sfida internazionale delle imprese italiane.

Di fatto, supportare le imprese presenti sui mercati esteri?

«Esattamente e lo facciamo dando un contributo che diventa essenziale quando si parla di Paesi lontani come quelli asiatici dove le regole doganali sulle merci sono molto complesse».

In che modo questo aiuta le imprese?

«Le aiuta non solo perché contribuisce a rendere più fluidi gli sbocchi commerciali, al di fuori dei confini nazionali, ma anche perché – grazie al nostro supporto logistico e alla capacità di espostare le merci in tutto mondo – permette ai grandi gruppi di avere un inventario pari a zero a fine anno, un obiettivo che molti seguono».

Dovrete quindi avere delle piattaforme logistiche in giro per il mondo…

«Esatto. E infatti abbiamo delle basi operative negli Stati Uniti, in Egitto, in Asia, in Inghilterra. E proprio in questi mesi stiamo aprendo in Brasile e in Messico».

Come è nato il vostro gruppo?

«Siamo nati come un gruppo specializzato nelle esportazioni del settore elettrodomestico, che rappresenta oggi il secondo polo industriale italiano dopo l’automotive.

Dopo essere partiti sostenendo grossi gruppi industriali, abbiamo cominciato a prendere per mano anche aziende di medie e piccole dimensioni, a dimostrazione che l’export è una strada percorribile da tutti e un’opportunità per crescere. La realtà è che il nostro Paese rischia di rimanere al palo nella competizione internazionale proprio perché gli imprenditori non hanno strumenti adeguati per sostenere i rischi e le complessità dell’export. Questo ritardo deve essere assolutamente colmato. Ci siamo quindi sviluppati nel mondo proprio con la specificità di favorire l’esportazione di prodotti italiani».

Logistica, import/export























Quando è cresciuto il vostro business?

«Sicuramente dopo l’arrivo dell’euro. La moneta unica ha contribuito a mutare numerose dinamiche in termini di transazioni commerciali. Esportare per l’Italia è diventato più difficile e allora ci siamo organizzati e abbiamo cominciato a offrire il nostro supporto anche per le imprese che scelgono di importare in Italia. Quindi siamo diventati un’azienda attiva nell’import-export. E abbiamo attivato partnership con grandi aziende impegnate ad importare all’interno dell’Unione europea».

In questa fase del mercato cosa tira di più, le importazioni o le esportazioni?

«Fino a un anno fa sicuramente le importazioni, proprio perché l’elevato valore dell’euro rendeva le esportazioni più difficili. Da qualche mese però registriamo un’inversione di tendenza. L’export sta ripartendo con forza anche verso mercati per certi versi meno tradizionali, come il Nord Africa».

In che modo il rapporto con Euler Hermes favorisce il vostro lavoro e migliora le partnership commerciali con le imprese?

«Il nostro può essere definito un rapporto relativamente giovane, perché risale a 3, 4 anni fa. Tuttavia già in questo lasso di tempo abbiamo verificato quanto sia stato importante dotarci di un partner così affidabile. Il nostro lavoro è sottoposto a rischi elevati, soprattutto perché trattiamo con aziende che operano in ogni parte del mondo. In questo senso assicurare il credito ci dà importanti garanzie nelle relazioni commerciali con le nostre controparti. Anche in Europa e in Italia, dove la crisi di liquidità è un fenomeno abbastanza diffuso. Inoltre, e non si tratta di un elemento secondario, negli ultimi anni le stesse banche si sono mostrate più aperte nella concessione di prestiti proprio perché sapevano che i nostri crediti erano coperti da Euler Hermes. E questo per noi è stato un passaggio fondamentale».

Business a parte, avete avuto modo anche di attivare una bellissima iniziativa nel sociale…

«Nella nostra tradizione abbiamo sempre fatto solidarietà, ma da circa due anni questo sostegno ai più bisognosi è divenuto continuo e professionale. Nel gennaio del 2012 abbiamo infatti fondato la onlus “Flying Angels Foundation” che si occupa di pagare i biglietti aerei ai bambini bisognosi di cure lontano dalla loro città natale. Abbiamo costituito un comitato scientifico che identifica i casi più gravi, puntando però su quelli dove lo spostamento aereo possa garantire la salvezza del malato. Nel primo anno di start-up ci siamo occupati di 10 casi. Nel 2013 sono diventati 100, e nel 2014 340 casi. E vogliamo ancora crescere».

Come è nata questa idea?

«Analizzando le statistiche abbiamo scoperto che su 5 milioni di bambini che muoiono ogni anno, 150mila di loro perdono la vita perché non possono essere curati a casa propria. Noi cerchiamo di dare loro la possibilità di farlo altrove. Niente soldi, niente altro, solo un biglietto aereo per loro e le loro famiglie. Ecco perché ci piace chiamare “Flying Angels” il tour operator per la vita».