Questo è il Consorzio Grosseto Export che conta, oggi, 36 aziende associate – di cui 7 non toscane provenienti da Umbria, Piemonte, Liguria, Sicilia, Sardegna, Emilia Romagna e Veneto – tutte appartenenti al settore agroalimentare.

«Requisito obbligatorio per entrare nel Consorzio – spiega il Presidente Daniele Lombardelli – è quello di essere delle aziende produttrici. Per loro il Consorzio organizza ogni anno una serie di incoming nel nostro territorio con operatori della grande distribuzione straniera e importatori specializzati, invitati a visitare le aziende, selezionare i loro prodotti e organizzare attività promozionali».

 

Il territorio grossetano è ricco e variegato. Anche le aziende che fanno parte del Consorzio hanno queste caratteristiche? A quali settori appartengono?

«Il Consorzio Grosseto Export offre servizi alle piccole e medie imprese. È uno strumento no profit, per legge, ed eroga servizi alle aziende per favorire la loro internazionalizzazione. In oltre 40 anni di storia ha avuto necessariamente un’evoluzione legata ai cambiamenti del mercato. Vale a dire che il Consorzio è nato per dare servizi alle aziende della provincia di Grosseto. Inizialmente aveva una vocazione multisettoriale, poi nel tempo si è trasformato in Consorzio agroalimentare, perciò oggi le aziende appartengono tutte ai settori food e wine».

Daniele Lombardelli
Come mai questo cambiamento?

«Per necessità abbiamo seguito le richieste del mercato e quindi questa è stata un’evoluzione naturale. Inoltre, la provincia di Grosseto ha nella terra e nei suoi frutti – oltre al turismo e al mare naturalmente – le sue ricchezze maggiori. Il Consorzio perciò punta a far crescere le piccole e medie imprese di questo settore offrendo loro i servizi essenziali per avviarle all’internazionalizzazione. Quindi assistenza in tutte le pratiche burocratiche e legislative: dal supporto nella partecipazione alle fiere, all’assistenza linguistica nelle traduzioni o nelle trattative. Molte aziende, infatti, non avevano un ufficio export al proprio interno e inizialmente il Consorzio era nato con queste intenzioni, poi abbiamo portato i prodotti in giro per il mondo e, grazie a questa apertura, molte aziende sono cresciute e molte altre sono nate con una forte vocazione all’export. Queste aziende hanno anche sopportato meglio la crisi iniziata nel 2008, perché il mercato estero ha consentito loro di avere sbocchi alternativi. Oggi, il nostro lavoro si concentra sull’incoming e sull’organizzazione di incontri B2B. Quest’anno, inoltre, è prevista la nostra presenza nei principali eventi fieristici internazionali con uno stand di rappresentanza. Questo è oggi il nostro know how dopo oltre 40 anni di storia».

 

Cosa propone il Consorzio oggi?

«La nostra realtà consortile, oggi, è aperta a contributi da parte di tutto il territorio nazionale. Selezioniamo le aziende e i prodotti in base a criteri di qualità, efficienza e certificazione riconosciute dagli standard europei. Insomma, non apriamo a chiunque e in questa maniera riteniamo di offrire sempre maggiore qualità. Cerchiamo infatti aziende che propongono prodotti particolarmente interessanti e, sempre più spesso, siamo contattati dalle stesse realtà produttive che vogliono entrare a far parte del nostro Consorzio, perché è garanzia di qualità. Questi parametri ci hanno permesso, nel tempo, di offrire un paniere di prodotti in grado di richiamare l’attenzione di operatori esteri che ricercano la qualità italiana, per questo abbiamo allargato i confini del Consorzio a tutta l’Italia, purché non vi sia concorrenza o sovrapposizione tra le aziende associate».

 

Come riuscite a fare sistema con tipologie così diverse di aziende?

«Il segreto è uno, ed è il motivo principale del nostro successo: il dialogo. Sono infatti le stesse aziende a decidere programmi, obiettivi e strategie. Ci si incontra in media una volta al mese, si discutono e si fissano gli obiettivi per il futuro e, durante l’anno, si valuta l’efficacia e l’effetto delle attività proposte. Il segreto quindi è questo: i programmi non sono calati dall’alto, ma vengono proposti dalle aziende stesse che partecipano, condividono e scambiano best practice ed esperienze negative risolvendo insieme anche le eventuali problematiche. E questo è vero oggi come lo era un tempo».

 

Per quanto riguarda l’apertura verso nuovi mercati, come avviene tale studio?

«Spesso avviene su segnalazione delle aziende. A quel punto il Consorzio si muove utilizzando tutti i canali – di carattere istituzionale e non – che in oltre quarant’anni di storia si è creato per avere informazioni e tutto quanto è necessario per potersi muovere nei nuovi mercati; cosa che un’azienda da sola non riuscirebbe a fare, se non a costi notevolmente alti. Inoltre, dallo scorso anno in tutte queste iniziative, compresi gli incoming, abbiamo sempre al nostro fianco Euler Hermes che supporta sia la struttura consortile sia le singole aziende. Spesso utilizziamo i loro studi economici per la scelta dei nuovi mercati e delle aziende estere con cui collaborare. Ma lo stesso vale per le realtà che chiedono di associarsi al Consorzio. Questa collaborazione genera molta sicurezza nelle nostre scelte».

Proprio in questi giorni, nell’ambito del Programma Promozionale 2017, le aziende del Consorzio avranno la possibilità di incontrare una delegazione di buyers della Dansk Supermarked. Ci vuole parlare di questa iniziativa?

«Dansk Supermarked è il primo Gruppo nella grande distribuzione danese, che opera con diverse insegne in tutta la Danimarca. Verranno a Grosseto per conoscere la nostra realtà e le nostre aziende verso le quali hanno già manifestato un forte interesse. Saranno due giorni di intenso lavoro in cui gli operatori valuteranno aziende e prodotti. Degusteranno e faranno un piccolo corso di cooking class per imparare a cucinare i piatti tipici della cucina italiana con i prodotti delle aziende associate al Consorzio. Queste sono tutte iniziative che, dal punto di vista culturale, avvicinano il buyer al territorio nazionale in generale, e al nostro in particolare, e favoriscono la conoscenza dei prodotti. Da questo incontro ci aspettiamo risultati molto positivi per tutti i nostri soci».

 

La risposta internazionale ai prodotti agroalimentari italiani è sempre positiva?

«L’interesse è sempre vivo. Ovviamente combattiamo contro competitor che vendono prodotti contraffatti, spacciandoli per italiani ma a prezzi molto più bassi».

 

In quali Paesi è più forte la vostra presenza?

«Principalmente negli Stati Uniti. Il Nord Europa è la seconda area, poi siamo presenti un po’ dappertutto ma in maniera un po’ meno consistente».

 

Quale prodotto richiama la maggiore attenzione?

«Per il Consorzio, in termini di volumi e valori, il principale prodotto è sicuramente l’olio extravergine di oliva. Sul vino ci stiamo rafforzando inserendo cantine rappresentative di tutta la realtà vinicola italiana. Grazie a questa apertura, siamo oggi in grado di offrire un paniere vinicolo ampio e molto interessante».