Tra le tante piccole e medie imprese italiane che hanno fatto del proprio territorio d’origine un volano per la diffusione non solo dei prodotti, ma di tutta la storia e la cultura che in essi è racchiusa, vi è senza dubbio la Corsini Biscotti. Una realtà nata nel 1921 e che, in quasi un secolo di storia “di pane e biscotti, di profumi di burro, di latte e di grano”, è riuscita a varcare i confini di Castel del Piano, in provincia di Grosseto – dove è nata – per arrivare in tutta Italia prima, e in diversi Paesi del mondo poi.

La Corsini Biscotti, inoltre, è una delle 36 aziende agroalimentari associate al Consorzio Grosseto Export ed è specializzata nella produzione dolciaria della tradizione Toscana e: «Oggi, come 96 anni fa – spiega Corrado Corsini, che guida l’azienda di famiglia insieme ai suoi tre fratelli – i pilastri, la filosofia aziendale e i valori sono quelli del 1921, gli stessi che si trasmettono di padre in figlio». La Corsini Biscotti, infatti, vanta una tradizione familiare lunga tre generazioni.

 

Ci può raccontare la genesi e l’evoluzione dell’azienda?

«Tutto è iniziato negli anni Venti quando mio nonno, reduce della Prima Guerra Mondiale, tornò dal fronte e sposò mia nonna e insieme decisero di avviare un forno per cuocere il pane. All’epoca, infatti, il pane veniva fatto in casa ma la difficoltà era nella cottura perché, se in campagna ognuno aveva un forno in casa, nei paesi non era così. Con il tempo, poi, alcune famiglie smisero di prepararlo in casa e i miei nonni iniziarono a produrlo insieme ad alcuni dolci tipici senesi come i cavallucci, il panforte e la schiaccia di Pasqua. Storicamente, infatti, il nostro paese apparteneva alla provincia di Siena e, anche se all’inizio del secolo siamo diventati provincia di Grosseto, la nostra tradizione dolciaria è rimasta legata a quella zona».



 

E come siete diventati una realtà industriale?

«All’inizio la Corsini Biscotti non aveva la necessità di portare i prodotti a tanti chilometri di distanza anche perché le strade non lo permettevano. Inoltre si facevano dei prodotti che avevano breve conservabilità e il tutto veniva venduto in un’area molto ristretta. Dopo la morte di mio nonno, avvenuta nel 1957, mio padre ha preso la guida dell’azienda ed è stato lui che ha operato un cambiamento radicale. Ha iniziato a lavorare molto di più sulla produzione dolciaria, continuando però a fare anche il pane. Negli anni Sessanta, quindi, il nostro mercato si è ampliato prima di tutto a Grosseto, poi in tutta la provincia fino ad arrivare a Siena e da lì è iniziato un percorso che ci ha portato ad essere presenti in tutta la Toscana. Negli anni Ottanta, poi, abbiamo raggiunto parti importanti dell’Italia, soprattutto nel Nord e nel Nord-Ovest, per arrivare ai giorni d’oggi ad una copertura pressoché totale della Penisola grazie ad agenti e distributori».

 

La richiesta dei vostri prodotti all’estero è molto forte?

«Esportiamo circa il 40% della nostra produzione. Soprattutto in Inghilterra che copre da sola oltre il 60% dell’export grazie a importanti catene di distribuzione, che mettono in vendita i prodotti sia con un marchio Premium della catena, sia con il marchio Corsini».

 

In quali altri Paesi siete presenti?

«Questa grande diffusione in Inghilterra ci ha avvantaggiati nei Paesi di cultura anglosassone dove è stato facile inserirci sia per le leggi e i regolamenti comuni, sia perché operano le stesse catene di distribuzione. Quindi una catena inglese che ha visto un buon risultato di vendita, chiaramente l’ha proposto anche ai loro partner e così l’Australia è diventato il nostro secondo Paese estero in termini di fatturato. Inoltre, abbiamo notato che si vende molto bene dove è diffusa la cultura della gastronomia italiana, come in Giappone che si trova al terzo posto, come quota di vendita, dei nostri prodotti».

 

La Toscana all’estero è considerata il fiore all’occhiello della gastronomia nostrana. Quanto è importante, per voi, il legame con il territorio?

«È vero. Ci siamo accorti proprio di questo piacere di comprare toscano e quindi anche le nostre confezioni, soprattutto quelle destinate al commercio estero, riproducono l’immagine delle dolci colline e dei cipressi, simboli di quel “buon vivere toscano” che nell’immaginario collettivo identificano le nostre terre. Senza essere immodesti la Toscana ha questa particolarità, quindi il legame a certi prodotti, che la nostra terra ha sempre offerto, per noi è molto importante».

 

Allo stesso tempo quanto è importante, nella vostra storia, la solidità della famiglia?

«Siamo quattro fratelli con età differenti. Io sono il primo e il quarto ha 11 anni meno di me. Nel tempo siamo entrati tutti in azienda, ognuno ritagliandosi il ruolo a lui più congeniale per le caratteristiche personali o per gli studi fatti. Probabilmente abbiamo anche avuto la fortuna di andare sempre d’accordo e di condividere i progetti e un certo stile di vita nel portare avanti l’attività di famiglia, dalle vendite – di cui mi occupo io – all’amministrazione, dalla produzione al controllo qualità che oggi è un ramo dell’azienda molto importante ed è seguita dall’ultimo dei miei fratelli che ha studiato biologia e ha deciso di mettere a frutto la sua esperienza di studio all’interno dell’azienda. Quindi l’identità di vedute e l’unità della famiglia per noi sono molto importanti».

 

La quarta generazione è già pronta?

«Anche la quarta generazione è composta da ragazzi più grandi e alcuni più piccoli che sono ancora studenti, quindi vedremo in futuro cosa avranno voglia di fare. Per ora uno dei più grandi si sta occupando del panificio pasticceria e l’altro si trova a Londra per studiare l’inglese e per approfondire certi ambiti della pasticceria. Quel che è certo è che nessuno ha l’obbligo di seguire la strada intrapresa dai genitori, perché vogliamo che ognuno segua le proprie ambizioni. Non nego però che l’interesse che tutti dimostrano per l’azienda di famiglia mi fa molto piacere».

 

Per la vostra crescita è importante un player come Euler Hermes per la raccolta iniziale di informazioni sull’affidabilità di nuovi partner commerciali?

«Dall’estate scorsa abbiamo un partenariato commerciale con Euler Hermes. Non è molto tempo, ma questa collaborazione ci serve sia per avere informazioni sull’affidabilità dei partner che scegliamo, sia, purtroppo, per avere qualcuno accanto che ci aiuti a risolvere eventuali problematiche relative al credito».

 

Come mai avete sentito questa esigenza?

«Il mercato è cambiato e allo stesso tempo è cambiata la Corsini. Nel senso che prima avevamo rapporti commerciali con gli stessi clienti, tutti selezionati, fidelizzati e di piccole dimensioni e anche se si correva qualche rischio, erano molto ridotti e gestibili. Oggi le dimensioni aziendali più ampie, la nostra maggiore offerta produttiva e le numerose richieste a cui dobbiamo far fronte fanno sì che il rischio sia maggiore, per questo abbiamo bisogno di un partner affidabile che ci dia una mano anche da questo punto di vista».