Questo è l’originale punto di vista di Remo Petroselli, amministratore e responsabile del settore Ricerca e Sviluppo di Chimont Group, leader nella chimica conciaria, che ha fatto dell’investimento nella ricerca non solo un punto di riferimento economico, ma soprattutto un modo di pensare di un’azienda che, nel tempo, ha saputo intuire i cambiamenti e strutturarsi rapidamente per affrontarli e superarli.

 

Vuole raccontarci la storia della sua azienda?

«Chimont nasce 48 anni fa da un’idea di mio padre. Inizialmente era un’azienda di prodotti chimici specifici per il settore conciario. La mia famiglia, che ancora oggi detiene il 100% del capitale dell’azienda, opera da sempre nel settore conciario. Mio nonno, alla fine dell’Ottocento, aveva una conceria vicino a Roma, a Tivoli, e ha voluto che mio padre studiasse alla scuola di conceria, e così ha fatto. Finita la scuola si è trasferito nel distretto toscano dove ha fatto nascere la Chimont, il cui nome, nella sua immaginazione voleva racchiudere il settore di riferimento e il luogo dove era sorto il primo stabilimento: la chimica di Montopoli».

Remo Petroselli, ad Chimont

Lei da quanto tempo è alla guida della Chimont?

«A sua volta mio padre ha voluto che io studiassi conceria e che facessi il master di specializzazione. Appena terminati gli studi ho iniziato a lavorare al suo fianco, ma purtroppo ci ha lasciati molto giovane, e mi sono ritrovato a guidare l’azienda quando non avevo ancora compiuto trent’anni. Chimont con il tempo si è sviluppata e fin dal principio l’impronta è stata quella di grandissima ricerca soprattutto facendo squadra ed essendo partner di progetti con la facoltà di chimica dell’Università di Pisa. Questa è stata l’impostazione fin dall’inizio e lo è ancora oggi che accanto a me c’è mia figlia».

E oggi com’è strutturata l’azienda?

«Chimont oggi è un Gruppo che ha diviso la sua attività in varie aziende per cui abbiamo chi si occupa esclusivamente della produzione dei prodotti chimici, la Chimont International. C’è poi un’azienda in Francia che produce polimeri ed è uno dei cinque distributori mondiali degli estratti di mimosa. Poi nel 2003 Chimont ha partecipato a un bando di ricerca della Comunità europea per ricercare e valutare la possibilità di produrre pelli totalmente anallergiche, ossia pelli che non contenessero nessun componente chimico che potesse scatenare fenomeni di dermatite allergica da contatto. Un progetto molto complesso i cui parametri sono stati dettati dalla Facoltà di Dermatologia dell’Università di Firenze, che ha stilato una lista di 218 composti chimici che non dovevano essere contenuti nella pelle. Il progetto sembrava impossibile da realizzare, ma poiché si trattava di un investimento importante e i tempi di realizzazione erano lunghi – avevamo tre anni a disposizione – alla fine siamo riusciti a trovare una pelle che rispondeva alle richieste. Con questa pelle sono state realizzate delle scarpe che, testate sui soggetti certamente affetti, ha dato dei risultati del 98% di negatività, vale a dire che non davano reazioni allergiche. Da qui, dopo l’acquisto del brevetto e data la risposta negativa delle concerie perché fare pelli anallergiche significava, indirettamente, dichiarare che tutte le altre pelli avrebbero scatenato allergie, ho aperto io stesso una conceria. Lo stesso ho fatto con un calzaturificio ed è stata creata una linea commerciale per cui oggi esistono tre strutture: una dedicata alla produzione delle pelli anallergiche, una alla produzione delle scarpe e una che le commercializza su Internet. Queste tre aziende sono no profit, ossia visto che le scarpe realizzate sono destinate a soggetti che hanno dei problemi, abbiamo deciso che devono essere vendute al prezzo di costo, perché oltre al sudore ci piace mettere il cuore nelle cose che facciamo. Da qui la nascita delle altre aziende del Gruppo proseguendo sul percorso che da sempre ha caratterizzato la Chimont, vale a dire sostenibilità ed ecologia».

A proposito di questo, ci vuole illustrare la vostra ultima creazione?

«Abbiamo inventato una tecnologia totalmente nuova per rifinire le pelli in assenza di scarichi, sia in termini di emissioni atmosferiche, sia idriche. Si tratta di gelatine polimeriche che vengono spalmate sulla pelle tramite la sovrapposizione di un film, quindi semplicemente per contatto. Abbiamo quindi ricostruito tutto il processo di ridefinizione della pelle su supporti di politilene, e poi semplicemente un passaggio di questi fogli su macchine che danno pressione e calore. Il tutto avviene in assenza di contaminazione sia per l’aria che per l’acqua, in ambienti puliti e confortevoli, quindi rappresenta un grandissimo passo in avanti rispetto all’attuale situazione del settore. Quindi è nata una nuova azienda che produce esclusivamente questo tipo di film, fogli di poliestere, che poi vengono commercializzate dalla Chimont International che si occupa, inoltre, di addestrare tecnici per diffondere questa tecnologia in tutte le aree del mondo».

Quali sono i vostri mercati di riferimento?

«Per quanto riguarda l’Europa siamo presenti in tutti i Paesi in cui è presente il settore conciario come Italia, Spagna, Portogallo, Francia e qualche cliente tra Germania e Polonia. Un altro mercato importante per noi è quello turco. Verso Est, abbiamo clienti in Cina, Taiwan, Vietnam, Corea, Pakistan, Bangladesh e India. Mentre nel continente americano siamo presenti in Argentina, Brasile, Perù, Cile e Colombia. Abbiamo trovato un grande riscontro da parte dei conciatori perché oggi, più che mai, non solo il problema ecologico è sentito per coscienza ambientale, ma questi procedimenti, oltre a dare elevate performance qualitative sulla pelle, hanno anche costi inferiori».

Stabilimento Chimont, Italia

Qual è il valore aggiunto, soprattutto per il made in Italy, di avere un’azienda a conduzione familiare la cui direzione passa di generazione in generazione?

«È un valore aggiunto non solo per noi, ma per tutte le aziende italiane, perché siamo un popolo di ottimi artigiani e, ognuno nel proprio settore, fa sviluppare aziende strutturate in una dimensione che ne permette ancora la crescita in forma artigianale. Perché, per quanto grande possa diventare un’azienda italiana, se la guardiamo con gli occhi delle multinazionali possono sembrare piccole, però all’interno c’è sempre grande efficienza e voglia di competere. Nei grandi complessi che visito in altri Paesi riconosco una capacità organizzativa, una forza economica e un management di grande livello, però manca quella scintilla che caratterizza le aziende artigiane italiane fondate sull’esperienza che si tramanda di generazione in generazione. Infatti, i grandi brand della moda internazionale si stanno sempre più avvicinando alle aziende conciarie e chimiche nostrane, acquisendone delle quote o comprandole per intero, proprio per accaparrarsi l’eccellenza tipica del made in Italy».

E quanto contano, in un contesto di gestione familiare di un’azienda, le risorse umane?

«Per dare un’idea, per noi non esiste la parola “dipendente” perché ognuno è, all’interno dell’azienda, egli stesso una micro-azienda che ha libertà di movimento e di azione e si lavora per obiettivi affinché ogni singola performance faccia parte di un progetto d’insieme. Il personale da noi entra giovanissimo e teniamo molto alla formazione affinché venga subito trasmessa l’impronta che caratterizza l’azienda. Amiamo far radicare le persone all’interno dell’azienda perché quello che conta per noi è che venga compreso il ritmo, l’energia, la voglia di fare che ci caratterizza. Inoltre mi fido molto dell’intuito delle donne in certi settori e infatti il 65% del personale è di genere femminile, e credo che questa sia una delle chiavi del nostro successo».

Quanto è importante per voi la partnership Euler Hermes?

«Euler Hermes fa parte della storia di Chimont. Siamo tra i loro clienti di più lunga data e mai, in tutti questi anni, abbiamo avuto la tentazione di non lavorare più insieme. Perché il loro modo di lavorare è di altissimo livello ed è fondamentale per noi, che mettiamo il massimo impegno in quello che facciamo, avere lo stesso riscontro nei partner che scegliamo. Inoltre, la tutela che ci offre Euler Hermes per noi è fondamentale. Negli anni, come tutti, abbiamo avuto incidenti di percorso che abbiamo risolto brillantemente però, se faccio un’analisi storica, devo dire che il supporto di Euler Hermes mi ha permesso di evitarne veramente tanti e di pianificare le strategie di ricerca di mercato e di clienti con una cognizione di sicurezza che alla lunga ha sempre premiato».