È la Bimotor di Torino, società specializzata nella modifica e personalizzazione dei motori diesel per ogni uso commerciale.

«L’azienda – dichiara Ettore Brunero, general manager della Bimotor – si è sviluppata nel tempo diventando un punto di riferimento nel business dei motori diesel per macchine che non vanno su strada. Questo comprende dalle macchine agricole alle motopompe, dai motori marini ai gruppi elettrogeni fino alle macchine per la vendemmia. Si tratta quindi di una nicchia specifica all’interno della quale rientra però un’incredibile varietà di clienti».

Ettore Brunero

In cosa consiste nello specifico la vostra attività?

«Noi compriamo i motori dalla FTP (Fiat Powertrain Technology, società del Gruppo CNH Industrial) e li adattiamo e li modifichiamo in funzione del tipo di mercato che devono andare a servire. Dalla casa costruttrice i motori escono tutti in serie, ma per le varie applicazioni hanno bisogno di specifiche differenti».

Ci può fare qualche esempio?

«In generale dobbiamo prima chiarire che le modifiche non incidono mai sul cuore del motore che rimane così com’è perché deve essere omologato (potenza, emissioni, ecc.). Noi interveniamo sul vestito esterno del motore e lo dotiamo di componenti specifici che gli permettono di lavorare come richiede il cliente, quindi nella polvere o nel deserto, nel freddo o nella grande umidità, in macchine normali o senza radiatore».



Qual è uno degli ultimo interventi che avete portato a termine?

«L’ultimo è stato la realizzazione di un motore per i filobus che oggi garantiscono parte del trasporto pubblico a Cagliari. Secondo la nuova legge il filobus, oltre all’alimentazione elettrica, deve essere dotato di un gruppo elettrogeno a bordo che lo fa funzionare quando mancano altre forme di alimentazione. Insieme ad un costruttore belga abbiamo così progettato questo motore ad hoc, molto specifico anche per gli ingombri da rispettare e il risultato è stato venduto ad una società italiana che l’ha commercializzato appunto a Cagliari».

Che dimensione ha oggi la Bimotor e quali sono i suoi mercati di riferimento?

«Attualmente l’azienda ha circa 60 dipendenti divisi su tre sedi, una principale a Torino, una a Venezia (dove vengono allestiti i motori per le imbarcazioni) e una più piccola e solo commerciale in Francia. L’estero rimane uno sbocco interessante per il nostro business e infatti il 40% del fatturato dell’azienda viene fatto fuori dai confini nazionali. I mercati di riferimento restano quelli geograficamente più vicini, quindi Francia, Spagna, Slovenia e Croazia, ma abbiamo rapporti commerciali anche con aziende in Nord Europa, in Medio Oriente, in Estremo Oriente e in Sud America».

Come ha risposto l’azienda e il vostro settore a questi anni difficili?

«Ci siamo sempre difesi bene e questo perché siamo stati capaci di diversificare il business negli anni. La nostra unicità sta nel fatto di variare il tipo di motore che produciamo. Quindi, se da un lato la domanda di motori per l’edilizia è diminuita perché il mercato è crollato, dall’altro altri settori come l’agricolo o l’antincendio o ancora il nautico commerciale stanno andando bene e così anche i nostri prodotti. Quindi è stata la diversificazione della nostra linea di produzione a permetterci di continuare a crescere».

Come vi ha aiutato il rapporto con Euler Hermes?

«La nostra partnership con Euler è iniziata ormai alcuni anni fa quando si è manifestata l’esigenza di agganciare nuovi clienti soprattutto all’estero. Per questo genere di clienti era molto difficile raccogliere informazioni e quindi per lavorare con loro chiedevamo un pagamento anticipato oppure garanzie bancarie come fidejussioni. Ovviamente, man mano che i rapporti commerciali crescevano, era sempre più difficile chiedere garanzie prima di iniziare i lavori. In questo senso l’assicurazione del credito con Euler è stata determinante, perché ci ha permesso di superare quell’ostacolo e di concentrarci sul business. Inoltre, abbiamo cominciato a leggere l’assicurazione non solo come una copertura dai rischi, ma anche come una possibilità commerciale per i nostri clienti. Il messaggio al cliente è stato: non c’è bisogno che paghi subito o dai garanzie perché siamo coperti dall’assicurazione del credito. E questo ci ha permesso anche di chiedere al cliente maggiori informazioni sul suo stato finanziario, quindi bilanci, debiti, ecc. Il tutto ha messo in moto un processo virtuoso che ha dato spinta e forza al nostro business».

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