Una mosca bianca nel panorama imprenditoriale italiano. È la Arcoplex Group, azienda leader nella commercializzazione e distribuzione di materie plastiche di prima scelta, nata a Seregno dall’imprenditore Pierluigi Brenna nel 1958, e dal 1994 sotto la guida di Giacomo Scanzi. A renderla eccezione in mezzo a tante “copie” sono due qualità fondamentali: attenzione al benessere del personale e fiducia nei giovani.

Il Gruppo ha infatti costruito per i propri collaboratori un ambiente lavorativo stimolante e un sistema premiante, che riconosce le loro qualità professionali. Il tutto si traduce in una serie di comfort esclusivi come: palestra, sauna, piscina, area gioco bimbi, ristorazione, sala da pranzo. Nell’insieme una serie di servizi a disposizione dei dipendenti e delle loro famiglie tutta la settimana, che hanno contribuito a creare senso di appartenenza, responsabilità, rispetto e stima reciproca.

Giacomo Scanzi, ad di Arcoplex Group

Ma come mai per Arcoplex è così importante investire sulle proprie risorse umane? L’abbiamo chiesto a Giacomo Scanzi, amministratore delegato del Gruppo: «C’è una ragione che viene prima di tutte le altre. Le persone che fanno parte della nostra grande famiglia allargata hanno costruito questa società con la loro qualità e dedizione. Quando nel 2005 ho avuto la possibilità di migliorare e ampliare il nostro stabilimento, non ho fatto altro che restituire parte della ricchezza che i nostri collaboratori hanno creato in tanti anni. Non lo considero nulla di particolarmente speciale. Senza di loro non saremmo l’azienda che siamo oggi, ma non nascondo che c’è anche un interesse di fidelizzazione, che ci spinge a tenerci cari e stretti i nostri dipendenti. È una bella soddisfazione per noi sapere che  quando i nostri dipendenti sono al lavoro sentono di avere in tasca da una parte il loro portafoglio e dall’altra quello dell’azienda».

E tra i dogmi di una filosofia imprenditoriale così attenta alle proprie risorse umane, non può mancare la cura verso le nuove leve. Per questo la società ha lanciato Arcoplex Academy, un progetto innovativo che, attraverso un percorso formativo, prepara le risorse del Gruppo al prossimo decennio, formando nuove figure aziendali e muovendo i primi passi verso il delicatissimo passaggio generazionale. «La nostra idea di Academy - ci spiega Giacomo Scanzi - parte dal concetto che nel mondo della plastica, a cavallo tra il ‘99 e il 2000, abbiamo assistito a una sorta di rivoluzione, prima finanziaria poi industriale, durante la quale si è badato poco ad investire sulle persone e oggi ne paghiamo le conseguenze. Per noi coinvolgere i giovani e fare in modo che apprezzino e conoscano questo mondo fino in fondo è fondamentale.

Ed è quello che facciamo con l’Academy. Il percorso dura circa un anno, accoglie massimo sei giovani, e non ruota esclusivamente intorno alla plastica, ma prevede una formazione a tutto tondo. Infatti ci aspettiamo che partecipino non solo laureati in chimica, ma anche un in giurisprudenza, economia e commercio o in altre discipline, ai quali poter parlare non solo di materiali plastici, ma anche di lingue emergenti e processi aziendali. Ci interessa scoprire sia la loro reale vocazione che la loro freschezza, la loro capacità di intercettare quei fenomeni che, quando si è più grandi, si fa fatica a cogliere. Questi giovani avranno uno spazio operativo all’interno della società e questo per noi significa che verrà un giorno, non molto lontano, in cui sarà il Senior ad ascoltare il Junior».

Lo spazio baby nella sede di Arcoplex

Quindi, oltre a un grande interesse per le persone, quali sono gli altri ingredienti della ricetta che ha garantito ad Arcoplex di raggiungere i 60 anni di attività. «Sono tre fondamentalmente - racconta l’ad -. Il primo è la trasparenza, dal punto di vista relazionale soprattutto e intesa come un rispetto assoluto dei ruoli. Il secondo è la lungimiranza, l’aver fatto sempre tutto il possibile per farsi trovare pronti prima che accadessero fatti importanti. Abbiamo cercato sempre di valutare il mercato, i suoi movimenti, le tendenze. Ciò ha fatto sì che si creassero condizioni e si facessero scelte azzardate e coraggiose che fortunatamente si sono rivelate utili a sviluppare crescita e partnership. Il terzo è l’aver deciso nel 2001 di allontanarci dal commercio puro e semplice, preferendo diventare consulenti. Lo abbiamo scelto nel momento in cui abbiamo capito che era in corso una trasformazione del petrolchimico da grande agglomerato industriale a grande agglomerato finanziario. E in quella fase i colossi del settore hanno iniziato la dismissione di alcune attività tagliando gli investimenti necessari per stare dietro ai cambiamenti del mercato, e rinunciando così alla fase progettuale. Noi abbiamo intuito questo fenomeno per tempo e ci siamo strutturati per inserirci nel vuoto che si andava formando, fornendo assistenza qualificata. Con gli anni questa scelta ci ha premiato».

Una realtà così accorta a tutto quello che le gira intorno non poteva, infine, non dedicare parte della sua attenzione alle tematiche green cercando di fare business senza calpestare dell’ambiente: «Nel nostro piccolo facciamo tutto il possibile per proteggere l’ambiente.  E ci teniamo a trasmettere un messaggio forte e chiaro: è plastica… non fa male. Perché questo slogan? Perché l’interpretazione che si dà della plastica è spesso sbagliata e invasiva. La plastica è un elemento dannoso quando l’abbandoni, non quando la ricicli e la maneggi con cura. Siamo comunque consapevoli che si tratta di un processo culturale complesso: le parole non bastano, servono fatti concreti, ed è necessario che nel portafoglio dei prodotti ci sia la componente green. Noi oggi siamo gli unici distributori al mondo del Gruppo BASF per quanto riguarda il biopolimero compostabile, ormai diffusissimo perché è la componente con cui vengono realizzati i sacchetti del supermercato. Si tratta di un materiale che, una volta riciclato in modo giusto, si sbriciola, si polverizza e non fa danno».

Ed Euler Hermes come vi supporta nel vostro percorso?

«A volte fattori straordinari ti illuminano il percorso. Il rapporto con EH è una partnership che faccio rientrare in questo ragionamento. E ad oggi la consideriamo quasi come una risorsa interna. Averli al nostro fianco è un fattore che contribuiscce ad aumentare la nostra competitività sul mercato».