La nascita dell’azienda (che ha sede a Maglio di Goito nel mantovano) risale infatti al 1° luglio del 1615, quando un lontano antenato – Angelo da Fano – cominciò a lavorare nella produzione della carta.

«La sua attività – racconta oggi Marenghi – era così apprezzata che il duca di Mantova Ferdinando Carlo Gonzaga lo chiamò a sé e gli diede il privilegio di produrre e commercializzare carta».

Quanto contano queste radici anche nel presente?

«Sicuramente contano molto. L’azienda fa parte di “les Hénokiens”, l’Associazione internazionale che riunisce tutte le poche società al mondo con una storia ultracentenaria e una proprietà mai mutata nel tempo. È un club ristretto, che in Italia vanta pochissimi partecipanti, e che ci dà un grande orgoglio perché conferma l’amore per il nostro lavoro e per la nostra storia. Tutto questo però non ci fa dormire sugli allori, e anzi la nostra attività è sempre improntata allo sviluppo e alla modernità».


Industria Marenghi

Lei da quanto siede alla guida dell’azienda?

«Ormai da quasi vent’anni. Era il 1996, quando ho perso mio padre per un incidente d’auto. Avevo 19 anni e studiavo giurisprudenza. Da quel giorno ho cambiato vita, sono entrato in azienda, e ho seguito le orme di mio padre e dei suoi predecessori. Un impegno che non si è mai fermato in tutti questi anni e si è accompagnato alla crescita e allo sviluppo della nostra azienda. Oggi il Gruppo, oltre alla casa madre, controlla altre due società, una in Italia (a Galliera Veneta nel padovano) e una in Francia (a Raon l’Etape, in Lorena) impegnate sempre nella produzione di packaging di carta».

Come si concilia questa storia familiare e secolare con la velocità del business e dei mercati?

«Fin dalle sue origini, la Cartiera Mantovana è stata sempre improntata alla modernità e all’innovazione. Siamo passati a produrre carta prima con gli stracci e con la colla, poi con la cellulosa e poi, negli anni ’70 grazie a un’intuizione di mio padre, siamo stati i primi a mettere sul mercato la carta riciclata. In 400 anni, quindi, la nostra attività e soprattutto la nostra voglia di creare cose nuove non si è mai fermata. Attualmente infatti trasformiamo anche materiali plastici sempre il settore del packaging. ».

Oggi qual è il vostro business principale?

«Noi produciamo carta per imballaggio, quella ad esempio che viene usata per il contatto con gli alimenti o per altri prodotti di vario genere. Siamo un’azienda in costante crescita, con circa 200 collaboratori diretti e un giro d’affari stimato nel 2016 di 75 milioni di euro. Il nostro motto – anche in questi anni più difficili – è sempre stato: la crisi non è per noi».

Come avete fatto a non sentire gli scossoni del crollo dell’economia internazionale?

«Abbiamo sempre puntato molto sull’innovazione, di prodotto ma anche di processo, utilizzando la nostra storia come un valore e non come un limite. Siamo infatti rimasti sempre dinamici e ci siamo inseriti in mercati nuovi».

Stabilimento Francia

Siete presenti anche all’estero?

«Necessariamente. Ormai circa il 50% dei nostri prodotti finisce al di fuori dell’Italia, e in particolar modo in Europa e in Francia, dove è presente una società controllata dal Gruppo. Questa attività internazionale è abbastanza recente. Basti pensare che solo tre anni fa la quota di export era appena il 5% del nostro fatturato».

Come siete riusciti a compiere questo importante balzo in avanti?

«Il supporto di Euler Hermes è stato fondamentale. Dico sempre che Euler ha cambiato la mia vita perché ci ha messo in condizioni di analizzare bene i clienti e di riuscire così a consolidare alcune posizioni e di abbandonarne altre. In questo modo siamo molto mirati nel business».

Da dove arrivano i vostri competitor più agguerriti?

«La competizione nel nostro caso riguarda principalmente altre grandi aziende europee. Quello che fa la differenza, nella maggior parte dei casi, sono i costi energetici. È per questo motivo che abbiamo sostenuto importanti investimenti in Italia per dotarci di impianti di cogenerazione nella nostre due cartiere».