È un sogno iniziato nel 1913 quello della Fabbrica di cioccolato Zaini, quando a Milano ancora si viaggiava in carrozza e su tutto il Paese incombeva l’ombra del Primo conflitto mondiale.

In un periodo tanto rigoroso quanto incerto per il futuro di una nascente industria dolciaria produttiva, Luigi Zaini ebbe la grande intuizione di offrire “dolcezza” per ogni gusto. Come ognuno di noi è diverso per carattere o convinzioni, pensava il capostipite della famiglia e fondatore della fabbrica, così lo siamo anche nel gusto. Perché allora non accontentare ogni desiderio di dolcezza con un’offerta diversificata di prodotto?

La scelta fu senza dubbio anticipatoria e visionaria, di certo fu una scelta imprenditoriale di successo che ancora oggi, dopo un secolo, dà ancora ottimi risultati, come ci racconta la dottoressa Antonella Zaini alla guida dell’azienda di famiglia insieme al fratello Luigi.

 

Luigi Zaini SpA ha più di cento anni di storia. Oltre ad essere un traguardo importante per l’azienda lo è anche per la famiglia. Ci vuole raccontare la vostra storia?

«La nostra storia imprenditoriale nasce con nostro nonno Luigi che nel 1913 fondò la “Fabbrica di Cioccolato, Cacao, Caramelle, Confetture e affini Luigi Zaini” a Milano, in via de Cristoforis, una traversa di corso Como. Nel 1930 gli spazi non erano più sufficienti e la produzione venne quindi spostata in via Imbonati, nel quartiere Dergano, dove venne costruita una fabbrica nuova e dove si trovano ancora oggi i nostri uffici. Nel 1938 il nonno venne prematuramente a mancare, lasciò ai dipendenti un toccante testamento e designò come sua erede alla guida della fabbrica sua moglie Olga dando prova, un’altra volta, di una grande capacità di visione».

 

La fabbrica di cioccolato Zaini non è nuova ad un’attenzione particolare nei confronti delle donne. L’impronta di Olga Zaini è ancora forte nell’organizzazione aziendale?

«Nostra nonna si distinse per una guida oculata dell’azienda, nonostante gli inevitabili problemi che incontrò - erano davvero poche le donne capo d’azienda in quegli anni - e per diverse fortunate intuizioni che salvarono l’impresa, in particolare attorno alla Seconda guerra mondiale. Aveva fatto costruire nel cortile della fabbrica la sua casa, rinunciando così a vivere in centro città per poter conciliare meglio l’impegno professionale e quello di madre di quattro bambini, due dei quali figli del primo matrimonio di suo marito. Prima dei grandi bombardamenti del ’43 su Milano acquistò una casa in campagna vicino a Varese, dove mise in salvo la sua famiglia, poco tempo prima che la fabbrica venisse quasi rasa al suolo. L’intuizione fu anche quella di ricostruire immediatamente la fabbrica, obbligando l’azienda costruttrice ad assumere i suoi operai, così che non perdessero lo stipendio; la tempestività dell’intervento fece in modo che la ricostruzione non fu toccata dall’enorme svalutazione che seguì. Quando, attorno agli anni Cinquanta, la nonna lasciò il timone dell’impresa a nostro padre Vittorio e suo fratello Piero, si fece da parte senza più interferire con le attività. Visse vicino a noi e il suo carisma fu parte integrante dell’educazione mia e di mio fratello, che affianco oggi alla guida dell’Azienda. La nonna, tra le altre cose, cambiò il nome del nostro cioccolato di punta, l’Emilia, che allora si chiamava semplicemente Block. Crediamo sia stata una forma di ringraziamento per la tata che si prese cura dei suoi bambini, o forse furono le ricette che uscivano dalla sua cucina di casa, ad opera della cuoca e della tata, che la indussero a mettere al cioccolato che profumava milioni di case italiane il nome di una donna!».

 

Ci vuole raccontare la sua scelta di lasciare l’avvocatura per entrare nell’azienda di famiglia al fianco di suo fratello?

«Vent’anni fa la guida della fabbrica passò a mio fratello Luigi, anche in questo caso prima del tempo, perché in poco tempo vennero a mancare sia nostro padre che l’amatissimo zio Piero. Io ero avviata ad una carriera forense, ma quando Luigi mi chiamò per coinvolgermi in azienda non mi tirai indietro ed oggi sono molto contenta di averlo fatto. Il mondo dell’azienda e soprattutto un’azienda di produzione, mi ha permesso di fare anche un articolato percorso di crescita personale».

 

La vostra gamma di prodotti è molto vasta e la qualità riconosciuta su tutto il territorio nazionale. Qual è la risposta all’estero?

«Mio fratello ed io proseguiamo nel solco dei valori di chi ci ha preceduto e sappiamo innovare dove il mercato lo richiede. Oggi i nostri stabilimenti si trovano a Senago, alle porte di Milano. Prodotti a nostro brand sono distribuiti in 80 Paesi al mondo, il nostro fatturato è di 70 milioni di euro ed abbiamo 180 dipendenti, il 65% dei quali sono donne».

 

Come scegliete i Paesi in cui espandere il vostro business?

«Distribuiamo prodotti a marchio Zaini grazie a una rete commerciale creata già dagli anni Sessanta dai nostri predecessori e da noi proseguita».

 

Un filo invisibile lega la fabbrica di cioccolato Zaini alla Costa d’Avorio. Com’è nata l’idea del progetto “Le nuove donne del cacao”? Di cosa si tratta e quali sono stati gli step per realizzarlo?

«Dal 2015 sosteniamo l’imprenditorialità femminile in Costa d’Avorio, con un progetto che ha l’obiettivo di migliorare la condizione economica e sociale delle donne coltivatrici di cacao. Il progetto è stato avviato con la costruzione di una piccola fabbrica dove le donne del posto, riunite in cooperativa, producono sapone con gli scarti della lavorazione del cacao. Tale lavoro, grazie alla piccola fabbrica, non viene più fatto “in casa” ma strutturato e organizzato tutte assieme, in un luogo dove sono state meccanizzate alcune operazioni. È un piccolo progetto ma che contiene qualcosa di rivoluzionario: consente infatti alle donne un’autonomia economica, che significa migliori e maggiori opportunità per se stesse e per i loro figli. Il progetto, messo a punto e promosso da una donna ivoriana: Solange N’Guessan, ha per noi anche un significato personale, lo abbiamo infatti dedicato a nostra nonna Olga Zaini, che mise sempre particolare attenzione al tema delle pari opportunità. Nel 2016 abbiamo avuto occasione di presentare il progetto con una mostra presso la Triennale di Milano, lo abbiamo chiamato Le nuove donne del cacaoe raccontato attraverso splendidi ritratti fotografici che il pluripremiato fotoreporter italiano Francesco Zizolaha realizzato in Costa d’Avorio, tra le donne della fabbrica del sapone».

 

Cosa significa innovare nel vostro settore?

«Trovare soluzioni e idee che rispondano alle nuove esigenze dei consumatori è per noi estremamente stimolante. Siamo molto soddisfatti di una linea di prodotti a brand Crokki, per i quali abbiamo realizzato uno stabilimento ad hoc, nati dallo stimolo di diminuire l’apporto di zucchero negli snack per i bambini, così come per i dragèe Choco&Fruit, che abbinano il cioccolato fondente alla frutta. Ci riconosciamo come un’Azienda decisamente nel solco della tradizione, ma capace di inventare nuovi prodotti che rispondano ai nuovi trend».

 

E cosa significa per voi la parola “qualità”?

«Significa continua ricerca, studio e controllo dei processi, il tutto abbinato ad una smisurata curiosità circa tutto ciò che di nuovo e di bello si manifesta nel mondo e stimola la nostra creatività, attività per cui mio fratello Luigi è davvero molto portato».

 

Tornando alle origini della vostra azienda, Milano ha avuto un ruolo fondamentale in questi cento e più anni. Qual è il vostro rapporto con la città

«Abbiamo sempre avuto un rapporto stretto con la città, un giorno una rivista di cucina definì il nostro “Cioccolato alla milanese” e se per milanese voleva significare concentrare il proprio lavoro sul fare più che sul dire ci ritroviamo in linea con la mentalità della nostra famiglia e delle persone che collaborano con noi! Ma città per noi ha anche un altro significato, ovvero che gli abitanti del nostro quartiere considerassero la fabbrica, fino a quando la produzione è stata in via Imbonati, come una realtà forte del quartiere, con il suo profumo di cioccolato che si spargeva a certe ore, facendo venire l’acquolina a tutti. Un passo decisivo lo abbiamo fatto nel 2013, con l’apertura di Zaini Milano, una cioccolateria situata proprio nella via dove sorse la prima fabbrica, un luogo intimo per noi che condivide con gli avventori la nostra storia, raccontata attraverso foto, ritratti, e incarti originali della nostra vicenda imprenditoriale. A parte ciò io amo visceralmente questa città ed ogni volta che mi capita di partire sono sempre felice di ritornare qui, Milano è un luogo a cui sento di appartenere».