È una storia lunga 124 anni quella di Amaro Lucano, che unisce alla tradizione una forte spinta verso l’innovazione e, in più, un tocco di romanticismo. Da Pisticci, in Provincia di Matera, dove è nata l’azienda e dove ancora oggi risiede il quartier generale della produzione, la fama dell’Amaro Lucano ha conquistato l’Italia prima e il mondo poi grazie al flusso migratorio dei lucani che, lasciando la propria terra in cerca di fortuna, hanno portato con sé un pezzo delle loro radici, una bottiglia di Amaro Lucano.

Non è un caso poi se l’etichetta, oggi come allora, rappresenta una contadina in abiti tradizionali a dimostrazione del forte legame con la terra e con il territorio. Così come non è un caso che sia una donna, oggi, a rappresentare il Gruppo, Lucano 1894, di cui è presidente. La dottoressa Rosistella Provinzano, moglie di Pasquale Vena – nipote del Cavaliere Pasquale Vena, il nonno, che ideò la ricetta ancora segreta dell’Amaro Lucano – è una perfetta padrona di casa che conosce l’azienda a 360 gradi.

 

La ricetta del vostro successo è segreta come quella del vostro Amaro?

«Non è un segreto, assolutamente. Sicuramente siamo un’azienda molto viva perché in tutto quello che facciamo ci mettiamo passione e amore. E questo è così da sempre perché sentiamo un forte senso di appartenenza nelle ossa, oltre che nella testa. Quindi lo difendiamo in tutti i modi, così come difendiamo il nostro brand. Inoltre, cerchiamo di guardarci attorno e per questo abbiamo acquisito la Limoncetta di Sorrento, una scelta fatta puntando sulla ricerca della qualità dei prodotti che vogliamo diventino nostri. Limoncetta infatti incarnava appieno le aspettative e le richieste di quello ci proponiamo di fare, avere qualità prima di tutto, e lavorare un prodotto locale come il limone di Sorrento che è tipico di un territorio. Siamo stati tutti d’accordo nell’acquisire questo brand per portarlo ai vertici e far sì che diventi il numero uno non solo in Italia, ma anche all’estero».

Rosistella Provinzano, Presidente del Gruppo Lucano 1894
 

Entrare nel vostro Gruppo significa aderire a delle linee guida di qualità, un certo modo di lavorare, una certa immagine?

«Senza alcun dubbio. Senza trascurare la tradizione, ma guardando anche avanti e quindi all’innovazione che per noi sono requisiti essenziali. Inoltre, puntiamo sugli ingredienti, sulla qualità dei prodotti ma anche delle persone che lavorano con noi, dei clienti e della pubblicità che vogliamo sempre all’avanguardia».

 

Questo lo fate da oltre 120 anni e 4 generazioni. Possiamo dire che la qualità ripaga?

«Sono molto convinta di questo ed è un aspetto che non si può assolutamente trascurare. La qualità ripaga perché oggi il consumatore è molto attento a quello che acquista, non è più distratto ed è alla ricerca di prodotti sui quali è già preparato».

 

È la famiglia ad essere organizzata come un’azienda, o viceversa è l’azienda ad essere gestita sul modello familiare?

«La nostra azienda è gestita sul modello familiare. Come tutti vorremmo che le persone lavorassero come se fosse casa loro. Quindi ci fa piacere coinvolgerle nei progetti che portiamo avanti. Per noi, i nostri dipendenti sono tanti mattoncini che assieme formano l’azienda. È stata questa la formula vincente, ed è tuttora questa, vale a dire sentirci una famiglia. Il nostro progetto non è importante solo per la famiglia Vena, ma anche per i 200 nuclei che ruotano intorno al nostro brand, per questo sentiamo la responsabilità di garantire il lavoro anche a chi lavora per noi dalla mattina alla sera e credo che anche la gente del posto avverta questa responsabilità di cui ci sentiamo investiti».

La famiglia Vena

 

Avete infatti un forte legame con il territorio. Oltre al nome che identifica geograficamente il prodotto, cos’è per voi la Lucania?

«Come Lucani noi dobbiamo alla nostra regione le radici. Siamo nati in questa terra e abbiamo una responsabilità nei suoi confronti. Ma anche nei confronti di chi ci ha preceduti perché ha creato un’azienda in un momento di difficoltà e in un territorio dove fare impresa non era una cosa semplice, come non lo è tuttora. Per fare un esempio, si arriva prima da Bari a Milano in aereo che da Bari a Pisticci in macchina (circa 120 km NdR). Le difficoltà con le quali ci scontriamo sono anche infrastrutturali, però cerchiamo di resistere».

 

Matera Capitale Europea della cultura 2019 sarà un’ulteriore occasione per far conoscere la Basilicata e il vostro Amaro. Avete dei progetti in comune?

«Mi auguro che Matera non si faccia sfuggire questa opportunità. Ha una grande responsabilità nei confronti di tutta la regione quindi mi auguro che sia un volano per far conoscere la Lucania che spesso è dimenticata e, in generale, poco conosciuta. Noi, dal canto nostro, abbiamo regalato alla città di Matera il primo negozio monomarca, di cui io stessa sono la responsabile, dove diamo la possibilità ai tanti turisti di entrare per conoscere il territorio. Infatti, oltre a degustare i nostri prodotti facciamo “assaporare” quelle che sono le bellezze della nostra regione raccontando anche la sua storia».

 

Quali sono i mercati di riferimento dove siete più presenti all’estero?

«All’estero non siamo molto forti. Abbiamo una diffusione a macchia di leopardo in tutto il mondo, con una forte presenza negli Stati Uniti, in Canada e in Germania. Oggi, con l’ingresso dei miei figli in azienda, abbiamo avviato diversi progetti di apertura verso nuovi mercati, con l’ambizione di passare dal 10%, che è la quota attuale del nostro fatturato estero, al 25% nei prossimi due anni».

 

È ancora difficile per le donne, in Italia, raggiungere posizioni elevate nelle aziende?

«Credo che sia ancora molto difficile in Italia. Anche se le donne hanno una marcia in più, è difficile trovare nelle aziende quei comfort che servono a una donna-mamma e per questo si è costrette a fare una scelta che spesso costa sacrificio. Una donna, che sia manager, operaia o impiegata, quando torna a casa ha un’altra impresa da portare avanti perché la conduzione della casa è molto simile a quella di un’azienda».

 

Pensa che il vostro comparto sia uscito dalla crisi? Vede orizzonti migliori per i liquori in Italia e nello specifico per l’Amaro Lucano?

«Molti dicono che dalla crisi siamo usciti. Ci sono momenti in cui pensiamo che questa sia la verità, ma altri no. Per quanto riguarda gli amari sembra che ci sia stata una ripresa, soprattutto all’estero, perché in molti stanno cominciando ad apprezzare a conoscere meglio quel “vino d’erbe” che prima veniva assimilato ad uno sciroppo per la tosse. Poi con lo sviluppo della mixology e del consumo preserale e pomeridiano e la diffusione dei cocktail c’è una vera e propria riscoperta degli amari, italiani soprattutto. Per quel che riguarda il nostro, devo dire in maniera molto trasparente che ha 124 anni quindi bisogna rilanciarlo e rispolverarlo per conquistare le moderne generazioni anche con nuove campagne pubblicitarie e nuove ricette. Siamo stati i primi, infatti, a sposare questa idea di fare i cocktail. Siamo presenti nelle cocktail list di importanti alberghi dove si trovano il Manatthan, il Negroni e il Milano-Matera realizzati proprio con l’Amaro Lucano. Conservando le radici e le tradizioni ma rinnovandoci in tutte quelle che possono essere le varie sfaccettature del marketing sono sicura che riusciremo a resistere».