È una storia tutta italiana, anche se parla un po’ tedesco, quella di Oberalp SpA, il Gruppo da cinque generazioni di proprietà della famiglia Oberrauch che – con i marchi Salewa, Dynafit, Pomoca e Wild Country – propone sul mercato una vasta gamma di prodotti tecnici di abbigliamento per la montagna e per l’alpinismo.

Alto atesino, come il suo nuovo Amministratore Delegato, il Gruppo Oberalp pensa alla sostenibilità come asset fondamentale della propria vision con un unico obiettivo, come spiega lo stesso Amministratore Delegato Christoph Engl: «Una cosa per noi è chiara, mentre tutti gli altri stanno investendo nell’ampliamento della loro gamma di creazioni, noi ci stiamo concentrando soltanto sul prodotto montagna. Non abbiamo nessuna intenzione di ampliare la produzione a volumi che non sappiamo gestire e dei quali non ci intendiamo».

Christoph Engl

 

Da pochi mesi è il nuovo Amministratore Delegato di Oberalp SpA? Quale eredità si trova ad amministrare e quali sono i suoi progetti per il futuro?

«Sono Amministratore Delegato da poco e, per usare una metafora, sto ancora leggendo il libro di questa azienda che è stato scritto per moltissimi anni prima di me. Ho trovato un libro ben scritto e sto cercando di individuare quali saranno i prossimi capitoli perché mi trovo a gestire una grande eredità. Il Gruppo è cresciuto molto negli ultimi anni fino a diventare leader nei marchi di montagna e nella distribuzione di brand importanti in tutta Italia. Oltre a distribuirli, poi, è diventato leader anche nella produzione trasformando un’azienda tipicamente commerciale in una anche molto glam. Il prossimo passo sarà quello di far crescere questa nuova vocazione aziendale».

 

C’è da sottolineare che si tratta di un’azienda a conduzione familiare!

«Purtroppo nel nostro settore non sono molte le aziende a conduzione familiare che hanno un fatturato di oltre 200 milioni di euro, e questo non solo in Italia ma anche in Europa. La famiglia Oberrauch ha sempre avuto le idee chiare, infatti ha sempre badato molto alla sostenibilità del prodotto e del business e si è adoperata affinché i valori dell’azienda non fossero mai traditi, evitando anche di crescere fuori scala. Tutto questo ha fatto sì che oggi l’azienda si presenti in un momento molto stabile e questo fornirà una solida base anche per il futuro».

 

Con Salewa, Dynafit, Pomoca e Wild Country il Gruppo Oberalp ha un’offerta di brand multi specialista ed è tra i leader europei del settore. Fare meglio di così è possibile?

«Il nostro core business è la montagna e tutto ciò che produrremo in futuro sarà sempre all’interno di marchi di proprietà, vale a dire Salewa, Dynafit, Pomoca e Wild Country esaranno soltanto e meramente prodotti che funzionano in montagna. Certo, questo non esclude che possano essere utilizzati in qualsiasi città del mondo per il tempo libero».

 

La tecnologia brevettata vi aiuta in questo?

«Stiamo lavorando per creare al nostro interno un laboratorio di innovazione. Abbiamo stanziato un budget cospicuo per questo nuovo progetto. Sarà un Innovation Lab dedicato ai marchi della montagna che studierà materiali e sistemi utilizzabili anche per i nostri prodotti, però provenienti da materialità che finora erano state utilizzate per altri fini. Noi puntiamo all’innovazione ma crediamo anche nella sostenibilità del prodotto, per questo stiamo eliminando dai nostri capi quasi tutte le fibre artificiali per l’isolamento e le stiamo sostituendo con la lana della pecora tirolese perché abbiamo visto che mescolandola con sostanze minerarie riesce a dare riscontri che fino ad oggi solo i prodotti artificiali riuscivano a dare. Siamo poi impegnati nell’Alpinewool Project grazie al quale stiamo sostituendo materiali finora utilizzati all’interno delle nostre giacche e stiamo riscontrando una grande successo anche all’interno di un settore in cui quasi nessuno credeva che fosse possibile apportare questo tipo di innovazione. Su questo siamo molto avanti”.

 

L’utilizzo della pecora tirolese vi lega fortemente al territorio!

«Abbiamo un legame molto forte con il territorio e questo progetto della pecora tirolese è importante perché ci vede sempre alla ricerca di materiali e anche di tecnologie che sono prese proprio dall’habitat della montagna, ma possono funzionare anche in prodotti moderni. Spesso questa materialità ha un costo molto elevato e logicamente sarebbe più facile prendere un prodotto dall’industria petrolifera che non uno naturale, ma noi lavoriamo sulla sostenibilità a lungo termine vogliamo esprimere questo pensiero tramite i nostri materiali e i nostri capi».

 

In materia di sostenibilità siete molto attivi. Quali sono le vostre attività per ciò che riguarda la responsabilità sociale d’impresa?

«Nella sostenibilità puntiamo sia sulle persone, sia sui prodotti. Per quanto concerne i prodotti possiamo dire che il 97% di tutti i capi che produciamo sono realizzati da fabbriche che, anche se sono fuori Europa (60% fuori Europa 40% nel continente ndr) sono tutti certificati da Fairwaear Foundation, società di certificazione tra le più severe che esista al mondo. Abbiamo raggiunto lo status leader di Fairwaear Foundation e siamo l’unica azienda italiana ad aver ottenuto questo risultato. Per quanto concerne le persone, invece, dall’orto che stiamo gestendo a Bolzano e che dà lavoro a rifugiati e migranti provenienti dai centri di accoglienza della città, all’asilo che abbiamo all’interno della nostra fabbrica per i nostri dipendenti, tutto è orientato al benessere lavorativo e all’integrazione. Inoltre, ogni anno produciamo circa 430 kWh di energia solare grazie all’installazione, nel nostro headquarter, di un tetto solare che ci consente, anno per anno, di recuperare il 38% dell’energia che produciamo. Tutto questo fa parte di una visione molto più ampia in materia di sostenibilità perché non interessa soltanto il prodotto, ma guarda anche alle generazioni future. Questi valori aziendali mi hanno dato l’ultima spinta ad accettare la carica di Amministratore Delegato».


 

La risposta del mercato è positiva? Come scegliete i Paesi in cui espandere il vostro business?

«Prima di tutto il mercato nazionale è per noi quello più importante, anche perché siamo convinti che nessun marchio del mondo diventi importante se non lo è all’interno del suo Paese di origine. Infatti in Italia siamo considerati leader per i prodotti della montagna pur avendo dei forti competitor. Poi abbiamo molte richieste dalla Germania, dall’Austria e dalla Svizzera che rappresentano per noi mercati molto importanti. Siamo cresciuti in Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e anche Francia, Spagna, Canada e Stati Uniti stanno dando ottimi risultati. Stiamo esportando i nostri prodotti in più di 60 Paesi del mondo e questo ci fa capire che siamo diventati un’azienda internazionale».

 

Quanto conta per il Gruppo Oberalp il valore dell’italianità?

«Conta moltissimo. Noi come altoatesini, e io stesso lo sono, abbiamo il privilegio di condividere due culture oltre che due lingue. Per quanto riguarda l’azienda, da una parte abbiamo una precisione tedesca e dall’altra un’idea dell’improvvisazione tipica italiana che è una qualità sempre più importante nel mondo del business. Tutto questo incide perché, come in montagna non si sa mai quali saranno le condizioni da affrontare e bisogna comprendere i cambiamenti adeguandosi velocemente ad essi, lo stesso bisogna fare in azienda e sul mercato. D’altra parte però nel mondo, a volte, essere un’azienda italiana genera qualche dubbio sull’affidabilità, soprattutto se legata all’improvvisazione, ma noi a quel punto ci proponiamo alla tedesca! Questo mix non soltanto per Oberalp SpA, ma anche per molte aziende altoatesine, sta diventando un forte asset di competizione su scala internazionale».