Tommaso Dragotto si è innamorato della sua Sicilia, per come la conosce e forse ancor di più per come vorrebbe che fosse e per come – al pari dello scultore mitico – la sta plasmando, nei limiti del suo possibile, che sono limiti vasti… Il fondatore e presidente di Sicily By Car ha scritto un libro di pensieri e foto sulla sua terra e l’ha intitolato “Sicily my life”; poi ne ha promosso un altro, recentissimo, con la sua “Fondazione Tommaso Dragotto”: “Sicilia, il Grand Tour”, trecento acquarelli del più celebre acquarellista vivente, Fabrice Moireau, con I testi di un magistrato siciliano – Lorenzo Matassa - a descrivere le meraviglie dell’isola, come già duecentoquaranta anni fa fecero Wolfgang Goethe e il suo acquarellista Christoph Heinrich Kniep.
Si direbbe, quasi, che Tommaso Dragotto si “sia fatto imprenditore” per sedurre la sua isola e farla divenire davvero come lui la ama. E sarebbe sbagliato leggere diversamente gli ultimi due “atti d’amore” di questo “giovanottantenne”: la sponsorizzazione della prossima stagione del Palermo Calcio; e soprattutto l’Eco Tour della Sicilia, il primo circuito territoriale mai realizzato su vasta scala al mondo di circolazione automobilistica totalmente elettrica.

Presidente Dragotto, partiamo da questo: quanto la ama la sua terra?

«Sì, quello che stiamo facendo è sicuramente anche un atto di amore verso la città. Sono legato alla Sicilia, sì,  forse in maniera un po' sconsiderata. E sono legato alla città di Palermo: una città d'arte, piena di cultura e di storia, che il prossimo anno grazie a Leoluca Orlando sarà la capitale della cultura. E l’impegno a fianco del calcio rientra in questa passione».

E l’Eco Tour?

«Credo assolutamente che il futuro della mobilità e della qualità del territorio risiedano nei veicoli elettrici dove tecnologia e innovazione sono orientate a soluzioni sempre più avanzate di circolazione eco-compatibile. Ora saremo in grado di offrire una nuova modalità di guida a emissioni zero qui in Sicilia, una terra dove la tutela del patrimonio naturale deve essere una priorità condivisa e ricercata dalla Pubblica Amministrazione e dalle compagnie private».

Sì, e con partner come Enel e Renault al cui cospetto, mi scusi, la sua Sicily By Car sembra Davide al cospetto di Golia…

«È la storia della mia vita: cercare le sfide, non intimidirsi, lavorare sul lungo periodo, incontrare partner importanti, rispettando tutti e non temendo nessuno».

Leoluca Orlando e Tommaso Dragotto

Una storia nata quando lei non aveva ancora la patente…

«Avevo diciassette anni, sì. Cominciai a noleggiare auto a quell’età!».

Adesso fattura quasi 150 milioni di euro, ha 550 dipendenti, 20mila autovetture, sessanta uffici in Italia, è l’unico imprenditore privato che operi in proprio in un settore dominato da colossi come Hertz, Avis o Europcar. Come l’è venuto in mente e come ha fatto? Va bene che il self-made-man ci sono, ma raramente ce la fanno in questi termini, e in questa terra…

«Ho sempre trovato simpatica l’attività di noleggio delle autovetture, effettivamente iniziai a sognarla ancor prima di finire gli studi. Volevo fare l’autonoleggio, e non solo a Palermo ma anche in tutta Italia… Da ragazzo ho lavorato per la Gulf Oil, mi sono imbarcato, e guadagnando 70mila lire al mese senza spendere nulla, ho raccolto 1.350.000 lire e, al ritorno, pur promosso in campo a III ufficiale di marina mercantile, dissi a mia madre che volevo rientrare e dedicarmi all’attività di autonoleggio. Con quei miei soldi ho comprato la mia prima Fiat 1300, usata, per 950mila lire. Avventatezza? Coraggio? Sì, certo, perché no: mi sono sempre piaciute le sfide più spericolate, che vita è senza sfide? Ma è stata anche lungimiranza…».

Lungimiranza, dice. E infatti oggi molti pensano che le aziende come la sua potranno cavalcare alla grande il boom del car-sharing!

“L’autonoleggio crescerà. È molto più logico noleggiare un’auto che comprarla. Quanto al car-sharing, lo vediamo attualmente in modo neutrale. Certo, è un’altra sfida, non credo che generi utili ma è concettualmente nella direzione giusta. Staremo a vedere».

Quant’è stata dura, arrivare dov’è arrivato?

«C’erano complessità allucinanti in quei miei inizi, fare impresa in Sicilia era ed è come andare sulla punta dell’Everest, ma io partivo da quel mio concetto incrollabile, che nessuno mi poteva fermare. Ho avuto momenti di scoramento, ma perseveravo: nulla e nessuno mi può fermare».

Piazza del Duomo, Palermo

Fuochi di sbarramento?

«Molti. Moltissimi. All’inizio venivo visto come un visionario o, ancora peggio, subivo il peso dell’estrazione siciliana  che il nome della Compagnia portava con sé, anni in cui l’essere siciliani era motivo di discriminazione e di ironia a buon mercato. Ho lottato contro i pregiudizi e lo scetticismo, e non solo, contro gli invidiosi del tuo successo e contro i tanti prevenuti. Oggi la mia azienda è una realtà riconosciuta e considerata a livello internazionale e la sicilianità e un valore aggiunto».

Come ci è riuscito?

«Il decollo è arrivato grazie alla firma del contratto con Luca di Montezemolo per Italia ’90. Ma sono sempre rimasto qui, e sempre rimarrò qui, nella mia Sicilia: il calore umano e la qualità della vita sono ineguagliabili. Ma senza professionalità, senza intelligenza e lungimiranza… non bastano».

E poi ci ha messo la faccia: è stato tra i primi imprenditori italiani a rendersi testimonial personale della sua azienda!

“Subito dopo Ennio Doris, sì. Tutti mi dicono che ho un bel sorriso, e poi metterci la faccia dà credito. Se lo vuole sapere, ogni mattina, quando esco dal bagno, mi guardo nello specchio e mi dico: sono ok! Facendo il gesto con i due pollici in su! E mi do la forza per affrontare il futuro. Sono nato ottimista».

E il futuro?

“Il futuro sono i giovani. Ai ragazzi io dico: emigrate, imparate e ritornate. E anche: imparate dal passato, costruite il presente e immaginate il futuro. Chi non sogna non costruisce».