Tutto quello che ruota intorno all’universo luce qui viene prodotto ed esportato, dalle lampade da interni ed esterni ai sistemi di illuminazione complessi. iGuzzini ha illuminato l’Expo di Milano 2015, gli sbalzi delle facciate del Lungoneva a San Pietroburgo, la cupola del National Museum of performing art di Pechino, e tanti altri capolavori architettonici in tutto il pianeta.

«Questo è un anno particolarmente felice per noi – dice Adolfo Guzzini – perché siamo riusciti finalmente a tornare ai livelli pre-crisi chiudendo l’esercizio 2015 con un fatturato di 220 milioni, rispetto ai 205 dell’anno precedente, con un margine operativo dell’11%. Ma soprattutto, e qui sta la differenza con gli anni precedenti alla crisi, diciamo prima del 2008, abbiamo implementato un sistema di “lean production” che ci porterà entro uno-due anni a ridurre a zero gli scarti di produzione e le giacenze di magazzino. L’anno scorso, tra l’altro, non abbiamo avuto nessun incidente del lavoro in azienda, un particolare quest’ultimo che ci rende particolarmente orgogliosi».

Del resto, proprio il rapporto costruttivo e sereno con i dipendenti (1.200 in tutto fra la sede centrale di Recanati e due unità produttive in Cina e in Canada) è uno dei fiori all’occhiello dei Guzzini. «Li conosco uno ad uno, c’è in tutti un fantastico spirito di appartenenza e il nostro si può davvero definire un gioco di squadra. Quando abbiamo chiuso il contratto aziendale, i sindacalisti ci hanno chiesto di tenere insieme la conferenza stampa». Adolfo rappresenta la terza generazione della famiglia (già è in azienda la quarta e sta per entrare la quinta), ma la prima a specializzarsi nei sistemi di illuminazione.

Headquarter, iGuzzini

La Fratelli Guzzini Spa venne infatti fondata dal nonno di Adolfo, Enrico Guzzini, che mise a frutto l’esperienza che aveva fatto in Argentina, terra di immensi pascoli bovini, nella lavorazione del corno di bue. Nel 1912, rientrato a Recanati, il borgo natìo (per Leopardi e per i Guzzini, e il nonno prima di andare oltreoceano aveva lavorato nelle terre della famiglia del poeta), cominciò a realizzare articoli dello stesso materiale: tabacchiere, pettini, calzascarpe, posate da insalata.

Tutto in corno di bue (non c’era ancora la Comunità europea che ha posto severi limiti a queste lavorazioni). Negli anni la Guzzini, sempre nel campo degli articoli di design per la casa, si diversificò quanto a materie prime. La svolta più importante arrivò nel 1938 con l’introduzione del metacrilato, meglio noto come plexiglass. Lavorandolo con presse e altri articoli di stampaggio a loro volta innovativi, con questo nuovo materiale i Guzzini facevano tazze, piatti decorati (è addirittura del 1934 un accordo per il merchandising in Italia dell’allora neonata Walt Disney), bicchieri, cucchiai e quant’altro.

La svolta nell’illuminotecnica arriva nel 1959, quando i sei nipoti di nonno Enrico decidono di tentare una nuova strada e aprono una bottega di illuminazione in uno scantinato sempre a Recanati. «Io ero troppo piccolo, andavo ancora a scuola, ma ci pensarono Raimondo, Giovanni, Virgilio, Giuseppe e Giannunzio. Li raggiunsi quando avevo poco più di vent’anni, negli anni ’60, tanto di studiare non mi andava gran che», racconta sorridendo Adolfo. Che ancora oggi, a 74 anni, è il capo azienda: tecnicamente è amministratore delegato, in realtà è l’anima e il motore di tutte le iniziative.

«Andiamoci piano, abbiamo un gruppo di collaboratori, alcuni della famiglia altri esterni, di primissimo piano e assolutamente fondamentali», ridimensiona. Ma sta di fatto che è lui – o perlomeno a lui fanno sempre tutti riferimento - che ha allacciato e tiene i rapporti con i grandi architetti che collaborano con il gruppo (Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Daniel Libeskind e tanti altri), è lui che non si è stancato dopo più di cinquant’anni di girare il mondo da ambasciatore del made in Italy di gran qualità (il fatturato 2015 è stato realizzato per l’80% all’estero), è stato lui perfino a coordinare minuto per minuto l’inaugurazione il 31 marzo dell’anno scorso del nuovo sistema di illuminazione a Led per l’affresco “L’ultima cena” di Leonardo a Santa Maria delle Grazie a Milano.

«Un intervento, tutto a titolo gratuito, che ha interessato anche il refettorio del complesso bramantesco e che ha avuto dopo poche settimane la visita di Michelle Obama con le figlie», ricorda con orgoglio Adolfo. «Vista la rapidità con cui la tecnologia si evolve nel nostro settore, evoluzioni che ovviamente noi seguiamo passo passo anzi spesso cerchiamo di anticipare, abbiamo stabilito un accordo con la Soprintendenza per monitorare eventuali ulteriori miglioramenti in futuro».


E ora? Adolfo, da bravo imprenditore che non si è fermato un minuto in tutta la sua vita, continua a fare progetti. «Vorremmo entro un anno avviare un nuovo stabilimento di produzione per servire meglio i mercati europei, dove siamo sempre più forti. Uno stabilimento situato in posizione strategica, probabilmente nel cuore del continente ma anche in qualche area limitrofa raggiungibile al massimo con 24 ore di camion». Adolfo, ma tutti questi progetti come si inseriscono nella realtà italiana?

«Diciamo che siamo moderatamente ottimisti. Certo, quando andai ad aprire una convention dei nostri venditori nordamericani a metà dell’anno scorso esordii dicendo “light is back”, pensando alla nostra luce e alla luce dell’uscita dalla recessione. Ora la nostra è rimasta, l’uscita dalla recessione si è rivelata più complessa del previsto. Però, ripeto, non perdiamo l’ottimismo né l’entusiasmo. Il governo italiano ha fatto alcune riforme importanti, forse non al ritmo che ci si aspettava; e la situazione internazionale continua ad essere difficile anche per motivi geopolitici, però non ci diamo per vinti».

Ottimismo e volontà. Dietro la scrivania di Adolfo, nel quartier generale di Recanati, campeggia una scritta: “Il mio sogno è illuminare l’altra faccia della luna”. Auguri.