Tornare a investire e aprire nuovi sbocchi sui mercati esteri sono imperativi di fronte alla contrazione dei consumi interni. Ne è convinto anche Gabriele Piccini, country chairman Italy di UniCredit, la prima banca italiana che da tempo ha avviato una partnership con Euler Hermes per favorire lo sviluppo dell’assicurazione del credito presso i propri clienti.

L’Istat prevede che l’Italia chiuderà l’anno con un calo del Pil dello 0,3% per ricominciare a crescere (+0,5%) solo dal 2015. Qual è il polso del sistema produttivo che voi riuscite a verificare sul campo?

«Osserviamo un sistema polarizzato, tra imprese che hanno saputo estendere la propria presenza sui mercati internazionali, rimanendo agganciate a trend di crescita, e quelle che invece sono molto dipendenti da una domanda domestica in contrazione da troppi mesi, e quindi in forte difficoltà.

Anche in termini di sostenibilità, il quadro ha luci e ombre: il 70% delle imprese non cresce e si trova in fase di turnaround o, pur avendo una struttura solida, ha prospettive incerte a causa della mancanza di redditività e di crescita. Solo il 30% cresce, effettua investimenti in R&S superiori al 10% del totale investimenti e ha una vocazione verso i mercati internazionali.

Per tornare a crescere servono più investimenti, ma ancora sono troppo poche le imprese che hanno un buffer di fiducia tale da intraprendere spese pluriennali per migliorare i processi e la produttività, o per aumentare la capacità produttiva».

La sede di UniCredit a Milano

Le imprese italiane che esportano sono tante (214mila) ma ancora una volta molte di esse hanno dimensioni ridotte. In che modo il sostegno della banca può aiutarle a superare questo limite?

«Il tema dimensionale, quando si affrontano i mercati internazionali, può essere un vincolo. Se è vero che molte imprese italiane di medio piccole dimensioni sono leader mondiali in alcune nicchie, è altrettanto vero che la competizione su scala globale richiede ricerca e sviluppo, competenze specialistiche, strutture commerciali e logistiche. Tutti fattori che migliorano con la scala. La banca cerca di promuovere contratti di filiera, aggregazioni, operazioni di m&a che consentano alle imprese italiane di creare valore e fare un salto dimensionale. E supporta le imprese nell’accesso ai mercati dei capitali, in modo particolare al mercato dei bond, che per caratteristiche e durata rappresentano uno strumento ideale per il finanziamento degli investimenti.

Sul fronte delle attività di supporto, per fare un esempio, dal 2012 a oggi abbiamo portato oltre 4mila imprenditori provenienti da varie parti di Italia a incontrare team di esperti operanti nei Paesi target dell'iniziativa (Russia, Polonia, Turchia, Romania, Germania), per approfondirne le potenzialità e le macro-caratteristiche economiche e sociali. Abbiamo anche organizzato 23 eventi B2B, che hanno coinvolto 1.500 aziende e oltre 400 buyer provenienti da vari Paesi esteri in cui UniCredit è presente, creando importanti momenti di incontro tra domanda e offerta».

Quali sono le iniziative più importanti e il ruolo della banca nel sostenere le imprese italiane che decidono di internazionalizzare la loro attività?

«Con un network internazionale distribuito in 50 mercati, circa 9.400 sportelli e oltre 157.000  dipendenti, UniCredit ha tutte le caratteristiche per sostenere le imprese nel loro percorso di internazionalizzazione. Il supporto creditizio è una componente importante, ma non esclusiva, di una più ampia strategia di sostegno all’export.

UniCredit si è dotata infatti non solo di una vasta gamma di soluzioni e strumenti finanziari per sostenere le aziende italiane esportatrici di merci e servizi, ma  ha avviato anche una serie di iniziative strategiche e consulenziali grazie alle quali ha accompagnato all’estero oltre 15 mila aziende, sviluppando una rilevante quota di mercato (16,9%) in crescita di quasi 2 punti percentuali rispetto a dicembre 2013, con erogazioni di nuova finanza in crescita del 14%.

Per quelle imprese che hanno esigenze di insediamento estero abbiamo avviato gli UniCredit International Centers, in cui professionisti specializzati forniscono ogni supporto. In Italia ci sono 22 specialisti già al lavoro a beneficio di circa 8 mila aziende che usufruiscono degli UIC. Naturalmente, intermediamo i flussi commerciali dei nostri clienti con servizi di trade finance e cash management internazionale attraverso una di divisione specializzata per il commercio con l’estero (GTB). Con questo nostro impegno, ci candidiamo a sostenere le ulteriori 70mila imprese potenziali esportatrici italiane che avrebbero le carte in regola per vincere la sfida dei mercati internazionali».

 

Gli ultimi dati Bankitalia, a conferma degli andamenti macroeconomici generali, indicano un rallentamento dell’export verso l’Unione europea a fronte di un aumento verso i mercati emergenti. Quali sono i mercati su cui puntare oggi?

«Chiaro che i flussi di export vanno verso i paesi che hanno migliori tassi di crescita. Spesso si pensa di dovere necessariamente andare oltre oceano o verso la Cina, dimenticando che alcuni paesi dell’Est europeo, che già oggi hanno con l’Italia un interscambio che vale cinque volte quello con la Cina, hanno dinamiche demografiche e reddituali, oltre che posizioni geografiche, che ne fanno partner molto interessanti per le aziende italiane».

UniCredit è l’istituto italiano che più di altri sta sfruttando l’opportunità offerta dalla BCE sul Tltro (già 7,7 miliardi nella prima tranche che dovranno essere trasformati in prestiti ai vari settori produttivi). Che tipo di risposta state avendo dalle imprese?

«C’è un grande interesse. Abbiamo già erogato oltre 3 miliardi e stiamo per dare seguito a richieste per altri 3. Contiamo di arrivare presto ad avere messo l’intera somma a disposizione delle imprese e delle famiglie italiane, soprattutto per dare una spinta agli investimenti».

Il Gruppo Euler Hermes è leader mondiale nel settore dell’assicurazione credito. Il suo ultimo report indica che, su scala globale, il numero delle insolvenze aziendali rimane ancora del 12% superiore ai livelli pre-crisi. Il sostegno finanziario all’impresa nasconde ancora un rischio molto elevato?

«Il rischio di credito è un elemento ineliminabile dall’attività bancaria, ma rispetto ai picchi degli anni scorsi noi riscontriamo confortanti segnali di rallentamento dei flussi di deterioramento dei crediti, frutto di una politica di erogazione più attenta e selettiva.

Sentiamo forte la responsabilità di utilizzare le risorse che ci vengono affidate dai risparmiatori per supportare le attività imprenditoriali bene strutturate, che possano produrre valore aggiunto per le stesse imprese, i lavoratori e, di riflesso, le banche».