È una storia ultra centenaria, quella del Gruppo Lunelli. Una storia che ha inizio nel 1902 quando Giulio Ferrari intuì la straordinaria vocazione del Trentino per la creazione di bollicine di eccellenza.

Giulio Ferrari, non avendo figli, dopo 50 anni dovette cercare qualcuno che potesse portare avanti il suo sogno e, tra molti pretendenti, scelse come suo successore Bruno Lunelli che, dal 1952, inizia la storia delle Cantine Ferrari sotto la guida della famiglia Lunelli.

Oggi, come racconta Matteo Lunelli – Presidente delle Cantine Ferrari e parte della terza generazione di famiglia alla guida dell’azienda – «i valori e il sogno del fondatore sono rimasti immutati. Valori come la ricerca dell’eccellenza, il legame con il territorio, il controllo del processo produttivo dalla terra alla tavola e, infine, la responsabilità sociale e l’attenzione alla sostenibilità sono oggi condivisi da tutto il team Ferrari. Siamo un’azienda familiare – spiega ancora il Presidente – e pensiamo che la famiglia abbia sempre svolto un ruolo importante nello sviluppo e nel successo del Gruppo ma, allo stesso tempo, crediamo fortemente nella necessità di sviluppare una logica manageriale e di attrarre talenti che condividano con noi, con passione, queste sfide e l’amore per le bollicine Ferrari».

Matteo Lunelli, Presidente delle Cantine Ferrari

 

Com’è iniziato il sogno della famiglia Lunelli?

«Giulio Ferrari riteneva che, per meritare il suo nome, ogni bottiglia dovesse essere un’opera d’arte. Iniziò così una piccola produzione con un culto ossessivo per la qualità in ogni dettaglio. Quella stessa ricerca dell’eccellenza rimane ancora un valore fondamentale per le Cantine Ferrari e si è tramandata negli anni. L’azienda è cresciuta tantissimo in oltre un secolo di storia ma senza mai scendere a compromessi con la qualità. Giulio Ferrari scelse mio nonno Bruno Lunelli come suo successore e, di generazione in generazione, continuiamo a innovare e a voler fare le cose sempre meglio».

 

Come da piccola realtà territoriale siete diventati un’azienda riconosciuta in tutto il mondo?

«È stato un percorso portato avanti con passione, rimanendo fedeli agli antichi valori, ma con il coraggio di innovare costantemente. Penso che il successo di Ferrari sia legato a un territorio straordinariamente vocato, il Trentino, e questo rende il nostro vino unico. Inoltre, c’è il talento di tanti uomini e donne che hanno condiviso con Giulio Ferrari prima, e con la nostra famiglia poi, la passione per creare bollicine di eccellenza. Proprio grazie a questa passione Ferrari è diventato, negli anni, “il brindisi degli italiani” e di questo siamo molto orgogliosi. L’album dei ricordi è infinito. Dagli anni Settanta siamo serviti al Quirinale, da quando Sandro Pertini introdusse per la prima volta il Ferrari per brindare nelle più importanti occasioni istituzionali e accogliere gli ospiti più illustri. Siamo stati il brindisi di eventi sportivi straordinari come nel 1982, al Santiago Bernabéu, quando la Nazionale italiana di calcio ha festeggiato in campo la vittoria del Mondiale. E la lista è ancora lunga, dal calcio allo sci, dalla Formula 1 al Motomondiale, dalla Settimana della Moda alla Mostra del Cinema di Venezia. E piano piano Ferrari ha segnato anche le grandi emozioni di tanti italiani nel privato».

 

Ricerca, innovazione, qualità. Cosa significano queste parole per voi?

«Sono valori fondamentali per noi e fanno parte della cultura della nostra azienda. Il loro rispetto nel lungo periodo fa sì che questi ultimi siano poi riconosciuti dai consumatori, e ciò determina la forza e la longevità di un marchio».


Bruno Lunelli

 

Oltre al Ferrari, il Gruppo Lunelli vanta la proprietà di prodotti di altissima qualità. Cosa accomuna tutti i vostri marchi?

«A partire dagli anni Ottanta è iniziato un percorso di diversificazione che ha puntato ad affiancare alle Cantine Ferrari altri marchi che condividessero i valori di qualità, tradizione e legame con il territorio. Abbiamo iniziato con l’acquisizione della Grappa Segnana nel 1982 e con la produzione dei primi vini fermi in Trentino dal 1987. Poi nel 1988 c’è stata l’acquisizione dell’acqua minerale Surgiva e, intorno agli anni Duemila, si sono aggiunte la Tenuta Podernovo in Toscana e la Tenuta Castelbuono in Umbria per la produzione di vini rossi. Infine, l’acquisizione del prosecco superiore Bisol nel 2014. Tutti questi passi sono coerenti con l’obiettivo di creare un Gruppo che vuole rappresentare l’eccellenza del bere italiano».

 

Quanto conta per i Fratelli Lunelli il rapporto con il territorio?

«Per quanto riguarda le Cantine Ferrari, il legame con il territorio è fondamentale perché produciamo Trentodoc, un vino che porta il nome della nostra città! Ogni grande vino è espressione del suo territorio e il Ferrari Trentodoc vuole essere espressione della viticultura di montagna del Trentino, fin dai tempi di Giulio Ferrari. Il nostro vino è creato con uve coltivate nei nostri vigneti di proprietà, ma anche con uve che provengono da oltre 500 piccoli viticoltori che sono nostri partner e che fanno del Ferrari una realtà al centro di una rete sul territorio. Inoltre, il legame con la zona di provenienza è coerente con la nostra attenzione al tema della responsabilità sociale perché desideriamo che il successo dell’azienda possa tramutarsi anche in benessere, bellezza e crescita per la comunità che ci ospita. Per noi sostenibilità significa anche conciliare l’obiettivo di ottenere uve di eccellenza con la tutela dell’ambiente e la salute di chi lavora in campagna».

 

Secondo la Coldiretti: “Le vendite dello spumante italiano all’estero fanno segnare un record storico nel 2017 raggiungendo la cifra di 1,3 miliardi di euro, con un aumento del 14% in valore rispetto all’anno precedente”. Conferma questi dati per la vostra attività?

«Negli ultimi anni abbiamo avuto una crescita molto significativa, a doppia cifra, con un grande successo di Ferrari: il mercato delle bollicine ha un trend molto positivo e, all’interno di questo mercato, il marchio Ferrari ha un’ottima performance. Abbiamo avuto tre anni eccellenti, il 2015, il 2016 e il 2017 in cui il marchio Ferrari è andato benissimo, sia in Italia sia all’estero. Il 2018 sarà un altro anno di sviluppo, anche se a un ritmo assai più moderato perché la disponibilità di prodotto che abbiamo è determinata e non è sufficiente per rispondere a tutte le richieste del mercato: in termini quantitativi, non potremo crescere più del 2%. In termini di fatturato, invece, l’incremento sarà superiore perché cerchiamo continuamente di migliorare il nostro mix di prodotto e il posizionamento di prezzo. Ci dispiace talvolta non poter soddisfare tutte le richieste dei nostri clienti per mancanza di prodotto ma è la conseguenza del successo degli ultimi anni e quindi, devo dire, sono dei bei problemi da avere!».

 

Questa crescita secondo lei a cosa è dovuta?

«Le bollicine sono un vino moderno e in linea con le attitudini del consumatore di oggi. Si prediligono cibi sempre più leggeri ed eleganti, dai gusti più delicati e gli sparkling sono un ideale abbinamento. Inoltre, il vino è sempre di più consumato nella socialità e un Trentodoc come Ferrari è perfetto sia per l’incontro di una coppia che per un aperitivo o una festa tra amici. All’interno del mondo delle bollicine poi c’è il successo dell’Italia e lo stile di vita italiano riscontrabile in vari mercati. Non solo si assiste al grande successo del Prosecco ma, anche nell’alto di gamma, sta cambiando la mentalità del consumatore. La fascia alta delle bollicine storicamente era un monopolio assoluto dello Champagne ma oggi il consumatore sta cercando alternative e quindi c’è una maggior consapevolezza che l’eccellenza non è più monopolio di una singola regione. All’interno di questo mercato internazionale credo che il Ferrari e il Trentodoc abbiano una grandissima opportunità».

La campionessa di sci alpino Lindsey Vonn

 

Anche i numerosi premi confermano questa tendenza positiva. Le Cantine Ferrari sono state inserite da Deloitte tra le 31 “Best Managed Companies” (BMC) 2018 in Italia, hanno ottenuto una delle 15 bandiere verdi Legambiente 2018, inoltre hanno vinto 9 medaglie d’oro al “The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2018”. Per il quarto anno consecutivo, poi, sono state scelte come bollicine ufficiali degli Emmy® Awards. I riconoscimenti non mancano! Cosa significano per voi?

«Molti di questi premi sono coerenti con un riconoscimento della qualità e dell’eccellenza dei nostri prodotti e testimoniano un cambio di mentalità. Il titolo di “Sparkling Wine Producer of the Year” che abbiamo conquistato al “The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2017” è stato per noi importantissimo. La competizione organizzata da Tom Stevenson, giornalista considerato un’autorità nel mondo dello Champagne, ha riconosciuto come anche al di fuori dalla regione francese ci siano delle eccellenze. Per noi è stato un grande onore ma anche una dimostrazione di come stia cambiando la percezione da parte degli opinion leader e dei consumatori. Gli Emmy® Awards – dove lo Champagne è sempre stato protagonista – sono un altro esempio molto positivo perché da quattro anni siamo scelti come brindisi ufficiale di quello che è uno degli eventi più importanti del mondo dello spettacolo a Los Angeles».

Alessandro, Marcello, Matteo e Camilla Lunelli 

Quali sono, oltre a quello italiano, i vostri mercati di riferimento?

«L’Italia rimane il nostro primo mercato, mentre all’estero i più importanti sono il Giappone, la Germania e gli Stati Uniti. Però esportiamo ormai in oltre 40 paesi e in generale stiamo crescendo bene in tutto il mondo».

 

Oltre alle bollicine esportate anche l’italianità. È ancora forte nel mondo questo amore per il made in Italy?

«Ormai da qualche decennio puntiamo a crescere all’estero proponendo Ferrari come un simbolo dell’Arte di Vivere Italiana. C’è una grande passione e un forte apprezzamento per il made in Italy e, soprattutto, per quello che amo definire “lo stile di vita italiano”, vale a dire quella capacità di godere dei piaceri della vita, di vivere relazioni autentiche, di apprezzare il bello, il buono e il ben fatto. Credo che tutti i prodotti del made in Italy abbiano un fortissimo potere evocativo perché ricordano ai consumatori di tutto il mondo i nostri territori, le nostre tradizioni e il saper fare italiano. Ritengo che questi valori rappresentino uno straordinario vantaggio competitivo per tutto il made in Italy di eccellenza».

Pianizza