“Liscia, gassata… o Ferrarelle?”. Un claim indimenticabile, un’icona italiana, uno spirito unico. Questa è Ferrarelle, l’acqua di fiducia degli italiani, un’azienda nata nel 1893, con oltre un secolo di storia. Di madre italiana, passata per mani francesi, è tornata ad essere un brand tricolore nel 2005 grazie a Carlo Pontecorvo, oggi presidente dell’impresa. Abbiamo chiesto a lui numeri, investimenti, progetti futuri e l’impegno quotidiano dell’azienda volto a preservare le proprietà uniche dell’acqua.

 

Quali sono ad oggi i numeri, i dati finanziari e industriali dell’azienda?

«Ferrarelle SpA ha chiuso il bilancio 2016 con 894 milioni di litri venduti, registrando un +5% rispetto all’anno precedente, e un fatturato netto di circa 137 milioni di euro, con un incremento del 6% sul 2015. È cresciuto anche l’Ebitda a 17,2 milioni di euro, con circa il 3% in più rispetto ai 16,6 milioni dell’esercizio precedente».

Imbottigliamento nello stabilimento Ferrarelle

 

Al di fuori dell’Italia, quali sono i vostri mercati di riferimento? Quale è il rapporto dell’azienda con i mercati esteri?

«Nel mercato internazionale operiamo in oltre 40 Paesi attraverso l’esportazione dell’effervescente naturale Ferrarelle e della piatta Natia, posizionandoci nel segmento del fuori casa, e nell’ultimo anno i Paesi in cui abbiamo conquistato maggiori quote di mercato sono stati Regno Unito, Russia, Israele e Malta. Per i mercati esteri stiamo impostando una strategia di lungo termine, in particolar modo con il marchio Fonte Essenziale, per cui vorremmo replicare il successo italiano anche a livello internazionale. È un obiettivo sfidante, soprattutto considerato che all’estero l’acqua minerale non registra gli alti livelli di consumo pro capite raggiunti in Italia (oltre 200 litri pro capite/anno)».

 

L’acqua è il nostro oro blu. Cosa significa per il futuro di questa industria?

«La nostra azienda è da sempre consapevole che l’acqua è una risorsa preziosa del nostro pianeta, per questo adottiamo politiche interne mirate non soltanto alla sua preservazione, ma anche al rispetto dell’intero ecosistema di cui essa è dono e senza il quale non esisterebbe. Siamo convinti che ogni azienda di buon senso non possa prescindere oggi dall’inclusione tra i suoi valori di solidi principi di sostenibilità ambientale e di un forte senso di responsabilità sociale».

 

E nel concreto cosa fa Ferrarelle?

«Tra le nostre misure messe in campo, applicando un severo protocollo di monitoraggio sul territorio scaturito da un completo studio di valutazione e limitazione dell’impatto ambientale, gestiamo la falda di acqua minerale come una vera e propria risorsa rinnovabile. Ogni settimana, attraverso alcuni “pozzi spia”, effettuiamo un controllo analitico accurato dell’acqua nel sottosuolo e rileviamo i livelli piezometrici della falda; calcoliamo così, annualmente, il bilancio idrogeologico complessivo dell’acqua minerale e gestiamo le risorse idrominerali, emergenti dal sottosuolo e naturalmente ricche di anidride carbonica, limitando eventuali esuberi di acqua attraverso precisi programmi di utilizzo della preziosa risorsa. Queste attività permettono non solo di tutelare la falda acquifera idrominerale, ma anche di mantenere inalterato l’equilibrio tra sali minerali ed effervescenza naturale.

Da diversi anni inoltre abbiamo installato nuove linee di imbottigliamento vetro e PET, la cui moderna tecnologia consente di risparmiare l’energia impiegata, e attuiamo un programma di riciclo di legno, carta e alluminio pari al 90% degli scarti industriali in entrambi gli stabilimenti di produzione. Presso il nostro stabilimento di Riardo è attivo un impianto fotovoltaico da 1 megawatt, composto da circa 5.000 moduli fotovoltaici, che alimenta in parte il fabbisogno interno e in parte quello del territorio circostante. Grazie inoltre alla collaborazione con il FAI – Fondo Ambiente Italiano, abbiamo avviato un progetto di tutela e valorizzazione dei 135 ettari di terreno che custodiscono le nostre sorgenti, con l’avvio di attività agrituristiche rivolte al pubblico e di produzioni biologiche a marchio Masseria delle Sorgenti Ferrarelle».

Lo stabilimento Ferrarelle

 

E come divulgate il vostro impegno per il rispetto dell’acqua?

«Ad esempio, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2016 abbiamo realizzato un progetto rivolto ai bambini, ponendoli come destinatari di un messaggio semplice e diretto che arriva allo stesso tempo all’attenzione di tutti: l’acqua è un bene prezioso che va rispettato. Questo messaggio si è concretizzato nel libro “D’acquà a là, un viaggio nella parte blu del Pianeta”. Il libro è tutto colorato, ad eccezione delle parti destinate all’acqua e rappresenta per immagini tutti quei comportamenti virtuosi e anti-spreco che ognuno di noi può mettere in pratica nel suo quotidiano. Il libro è inoltre corredato da un pennarello azzurro con una quantità di colore limitata, come lo è l’acqua del Pianeta, e insufficiente a colorare le parti bianche dell’intero libro, per far riflettere su un utilizzo consapevole della risorsa acqua. Il libro ha riscosso un successo tale da avvalersi della distribuzione presso i punti vendita Feltrinelli in tutta Italia».

 

Recente è il vostro acquisto della cioccolateria Amedei, finita nel 2015 nelle mani del fondo asiatico Octopus. Perché avete scelto questa azienda?

«Come già fatto nel 2005 con Ferrarelle, ci ha reso orgogliosi poter restituire italianità ad un marchio d’eccellenza come Amedei, che vanta un percorso di ricerca di qualità e di unicità nella scelta, selezione e lavorazione del cacao per il quale ha già ottenuto riconoscimenti a livello internazionale, come il premio per il miglior cioccolato “dal seme alla tavoletta” presso la Chocolate Academy di Londra».

 

Si tratta di una cioccolateria di nicchia, conosciuta soprattutto all’estero per il suo 40% di export. Contate di rilanciarla anche sul territorio nazionale? 

«Il nostro obiettivo è aumentare la presenza nella distribuzione, non solo horeca (Hotellerie-Restaurant-Café), ma anche nel canale organizzato, applicando i punti di forza del modello di organizzazione aziendale e struttura commerciale che ha già portato i marchi di Ferrarelle a costruirsi la leadership in Italia e una presenza rilevante in alcuni mercati internazionali».

 

Prevedete in futuro altre acquisizioni? Se sì, il vostro core business rimarranno “le bollicine”, quindi il settore beverage, o punterete di nuovo al food?

«Continueremo a guardarci intorno, certi di avere le competenze per poter far crescere il gruppo nel settore food in senso più ampio».