In Europa, nel 2015, meglio dell’Italia hanno fatto solo la Germania con un + 7,5%, seguita dal + 5,8% di Gran Bretagna e Spagna e dal +3,4% della Francia. Complice anche il commercio online, che sta ampliando le possibilità di vendita, il nostro mercato sta senza dubbio vivendo una fase positiva.

Fu Mario Clementoni, circa mezzo secolo fa, a portare in Italia il gioco da tavolo con “La Tombola della canzone”. Poi nel 1967 nacque “Sapientino”, forse il gioco più famoso della Clementoni che ancora oggi, più moderno e interattivo, fa giocare i bambini di mezzo mondo. E ancora la linea Prima Infanzia (che successivamente diventerà Bel Bebé) e BabyClementoni, fino ad arrivare al più recente Clempad, il primo tablet con contenuti educativi pensato su misura per bambini.

La continua ricerca di giochi sempre nuovi e creativi, sostenuta dal fondatore dell’azienda fin dal suo nascere, è oggi portata avanti dalla seconda generazione Clementoni, con i figli Giovanni, Stefano, Pierpaolo e Patrizia. Nel settore del gioco educativo, infatti, la Clementoni ha affermato non solo il nome di un’azienda e del made in Italy nel mondo, ma anche il nome di una famiglia, come racconta Giovanni Clementoni, AD dell’azienda familiare nata nel 1963 a Recanati e oggi leader indiscusso del settore.

 

Nel mondo il gioco educativo “parla” italiano! È azzardata questa affermazione?

«La Clementoni ha fatto del gioco educativo il suo core business, costruendo un know-how unico e originale, una conoscenza inimitabile che in oltre 50 anni di attività l’ha resa una realtà internazionale con giochi distribuiti in oltre 80 Paesi al mondo e tradotti in 25 lingue. Sicuramente, quindi, possiamo affermare che il gioco educativo made in Clementoni parla tutte le lingue europee. Una competenza questa assolutamente eccezionale, che nasce da un’attività tutta interna di progettazione, ideazione e sviluppo realizzato da un team di Ricerca & Sviluppo composto da più di 60 giovani ricercatori. Inoltre, sviluppare giochi educativi per l’estero implica una conoscenza profonda della cultura dei Paesi nei quali ci si va ad inserire al fine di creare i contenuti più corretti per ogni nazione».


Stabilimento Clementoni
 

Come fa un’azienda familiare a conquistare il mercato estero?

«I fattori che hanno contributo all’espansione internazionale dell’azienda sono stati principalmente due: la cultura dell’impresa e il capitale umano, che dell’approccio aziendale diventa strumento imprescindibile. Nessun imprenditore, nessuna impresa può infatti ambire a raggiungere i mercati esteri senza un numero crescente di giovani al proprio interno, giovani che sappiano lavorare in team e abbiano acquisito la necessaria mentalità, che lavorino con passione, propensione al risultato e tensione verso l’obiettivo. Questo vale sia per chi opera prevalentemente in Italia e deve quindi ampliare il proprio mercato, sia per chi ha già iniziato il processo di approccio ai mercati esteri e deve consolidare le posizioni acquisite. Oltre al capitale umano sicuramente l’innovazione è fondamentale, ed è per questo che Clementoni investe molto nella Ricerca & Sviluppo, che nel corso dei decenni è riuscita a “fare” prodotti molto diversi da quelli delle sue origini senza mai venire meno alla sua irrinunciabile vocazione industriale e manifatturiera».

 

Quali sono i vostri principali mercati di riferimento?

«I mercati principali sono ovviamente quello italiano che realizza il 45% del fatturato e quello europeo, questo anche grazie alle filiali che, a partire dagli anni ’90, abbiamo fondato in Europa, in particolare in Spagna, Germania, Francia, Portogallo, Polonia, Regno Unito e Benelux».

 

Aprire filiali all’estero cosa comporta a livello organizzativo?

«Fondare una filiale in un Paese straniero comporta una profonda conoscenza del territorio ed è un percorso complesso che non si fa in poco tempo. Bisogna trovare le risorse in loco per poter adattare la propria organizzazione rispetto alle esigenze del mercato locale, garantendo il coordinamento e un dialogo continuo e aperto con l’headquarter. Abbiamo iniziato questo processo negli anni ’90 con l’apertura delle filiali in Spagna, Francia e Germania ed è a tutt’oggi in corso in molti altri Paesi europei».

 

Il know-how è sempre italiano?

«Il know-how, maturato in 50 anni di esperienza, studi e investimenti, è assolutamente italiano, perché tutti i giocattoli del nostro catalogo sono ideati, progettati e industrializzati dal team di ricercatori che opera nella sede di Recanati. Anche a livello produttivo l’azienda è fortemente orientata al made in Italy e difatti realizza, nello stabilimento recanatese, l’80% della produzione totale (in numero di pezzi)».


 

E per ciò che riguarda i dipendenti?

«La realtà Clementoni conta ad oggi 600 dipendenti dei quali 500 in Italia e circa 100 all’estero, italiani e non, questo perché siamo presenti con le nostre filiali nei principali Paesi europei».

 

Tornando alla Clementoni, state cavalcando in maniera eccellente lo sviluppo tecnologico. Quali sono le risposte del pubblico?

«La continua innovazione di prodotto fa sì che i giochi Clementoni siano sempre al passo con le tecnologie più moderne e i trend più attuali della didattica. Secondo una precisa scelta strategica, la Clementoni ha perseguito in questi anni una continua attività di ricerca che ha dato vita ad una gamma ampia e articolata di giochi educativi moderni e capaci di rispondere alle nuove esigenze dei bambini di oggi. L’adeguamento all’evoluzione tecnologica ci ha permesso quindi di ricevere una buona risposta del pubblico che continua ad apprezzare e scegliere i nostri prodotti non solo per la loro forza innovativa dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto per l’elevato standard qualitativo offerto dall’azienda ad un prezzo adeguato per il pubblico».

 

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

«I passi successivi per il futuro della Clementoni vanno in continuità con il passato, con l’obiettivo primario di proseguire nel progetto che ci ha lasciato mio padre quello di inventare giochi che “lascino” ai bambini qualcosa di utile per quando saranno grandi. In linea con la nostra mission continueremo quindi a perseguire un’innovazione di prodotto investendo in: Ricerca & Sviluppo, tecnologie hardware e un’attività costante di studio e approfondimento del mondo del bambino. Ne è un esempio il ClemPhone l’ultima sfida di Clementoni, un vero e proprio smartphone con sistema operativo Android 6.0 e contenuti educativi Clementoni, progettato per far comunicare i bambini in tutta sicurezza. Questo progetto va di pari passo con gli obiettivi di espansione del business che vanno dal rafforzamento della nostra leadership nel mercato italiano al consolidamento all’estero, principalmente in Europa».