Alcuni segnali di preoccupazione riguardano invece l’anno in corso, che secondo le previsioni di Euler Hermes si dovrebbe chiudere con una crescita della ricchezza prodotta dell’1,5%, destinata a raggiungere l’1,7 nel 2016.

Anche le insolvenze delle imprese, secondo l’Economic Outlook di Euler Hermes del maggio-giugno 2015, dovrebbero aumentare nell’anno in corso del 5%, dopo il calo del 2% registrato nel 2014.

Ma questo non basta per disegnare un quadro negativo sull’economia canadese.

Il tasso di disoccupazione rimane infatti molto basso e pari al 6,9%, mentre il World Economic Forum ha dichiarato per il settimo anno consecutivo il sistema bancario canadese come il più sano del mondo.

La sola Ontario, la provincia più popolata, produce il 37% dell’economia nazionale e ospita, oltre alle principali banche e compagnie assicurative, anche la Borsa, la terza piazza finanziaria del Nord America e la settima al mondo per capitalizzazione. La forza della città sta anche nel suo sistema di fiscalità agevolata. Negli ultimi anni l’imposizione sull’utile delle imprese è passata dal 12 all’11,5%, e dal 5,5 al 4,5% per quelle di piccole dimensioni.

Oltre a questa locomotiva, tutto il Paese vive di un’industria solida e di alcuni settori di assoluta eccellenza.

Il Canada è il sesto produttore al mondo di energia, con una produzione pari al 6% dell’energia mondiale ed è il secondo detentore di riserve petrolifere con giacimenti estesi soprattutto nella zona Occidentale, nei pressi di Alberta.

È inoltre il secondo generatore di elettricità da fonti rinnovabili e rifiuti e il secondo di energia idroelettrica. Ad oggi il 73% dell’elettricità canadese proviene da fonti energetiche pulite.

Ma il Paese è forte anche in altri settori, come lo sviluppo dei videogiochi (di cui è terzo produttore al mondo) ma anche l’automotive, per il quale è considerato invece uno dei mercati più interessanti. L’industria automobilistica americana vende ogni anno ai canadesi circa 20 milioni di vetture, per un fatturato totale di 260 miliardi di dollari.

Altri punti forti sono l’aerospazio, dove il colosso Bombardier guida la carica delle grandi aziende (alcune delle quali presenti anche in territorio italiano), il manifatturiero e la biofarmaceutica. In quest’ambito il Canada detiene il primato tra i Paesi del G7 nella crescita dei brevetti nella ricerca sanitaria. E infatti il farmaceutico canadese occupa 28.000 lavoratori e produce un fatturato annuale di 20 miliardi di dollari.

Geograficamente si tratta di un Paese lontano, capace però di mantenere legami profondi con l’Italia. Attualmente la comunità italo-canadese è grande e dinamica. Sono infatti 131mila i cittadini italiani residenti e addirittura 1,5 milioni (oltre il 4% della popolazione totale) i canadesi che dichiarano di avere origine nel nostro Paese. Una comunità peraltro presente in tutti gli ambiti della società e ben inserita un po’ ovunque, dalla politica agli affari, fino all’informazione, alla cultura e allo sport.

In ambito di scambi commerciali l’Italia è al sesto posto tra i Paesi “clienti” (quelli che acquistano beni e servizi da aziende canadesi), dopo Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Giappone e Messico; e al sesto posto anche tra quelli “fornitori” (quelli che vendono in Canada), dopo Stati Uniti, Cina, Messico, Germania e Giappone. Al 2014 valeva 4,68 miliardi l’export italiano in Canada e 3,04 miliardi l’import.

Il 26% dei prodotti italiani che finiscono sul mercato canadese è costituito da reattori nucleari, caldaie, macchine e apparecchi meccanici; il 10,5% da prodotti farmaceutici; l’8,3% da bevande; il 6% da abbigliamento e maglieria in genere; il 5% da veicoli e mezzi meccanici; il 3,6% da strumentazione tecnica; il 3,4% da mobili e arredamento; e il 2,3 da prodotti alimentari.

La presenza italiana ha un certo peso in ambiti diversi dell’economia. Dopo l’acquisto di Chrysler, ad esempio, Fiat è presente sul territorio canadese con tre fabbriche, tutte in Ontario.

Mentre secondo un report realizzato dall’Ambasciata italiana ad Ottawa, uno dei comparti in cui le nostre aziende esportatrici sono leader è quello dell’agroalimentare. L’export verso il Canada in questo settore rappresenta il 16% del totale mondiale e nel 2014 ha raggiunto il valore di 1 miliardo di dollari canadesi, mettendo a segno sul 2013 una crescita del 6%.

Nell’ambito dell’agroalimentare l’Italia è quindi il primo fornitore europeo e il quarto al mondo, dopo Stati Uniti, Messico e Cina. All’interno della filiera il comparto vini è quello che tira le esportazioni più degli altri. Negli ultimi dieci anni le vendite di vino italiano in Canada sono infatti triplicate e costituiscono ormai il 50% del nostro export agro-alimentare. L’Italia è inoltre per il Canada il primo fornitore al mondo di olio d’oliva e il secondo di formaggi, pasta, caffè, pomodori conservati.

Interessanti sono anche i dati sugli investimenti diretti di imprese italiane che nel 2014 hanno raggiunto i 770 milioni di euro, contro i 320 di imprese canadesi in Italia.

I legami tra i due Paesi si confermano quindi solidi e rappresentano un’opportunità di crescita per le aziende italiane decise a investire in un’economia solida e in un mercato ben regolato.