Le ultime previsioni sbancano le attese e a dispetto della crescita media dell’Unione che dovrebbe attestarsi sull’1,7%, Madrid promette di rasentare il 3%. Questo dice il governo spagnolo nel suo Macroeconomic Scenario, e questo conferma l’Ocse nel suo ultimo Economic Outlook (+2,7%) e con più cautela il Fondo Monetario (+2,5%).

L’economia tira, spinta anche e soprattutto dall’industria spagnola che per tutto il 2015 ha tenuto ritmi elevati. Secondo il Bollettino dell’11 gennaio scorso pubblicato dall’Instituto Nacional de Estadìstica, nel mese di novembre (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) la produzione industriale è cresciuta del 5,7% (+4,2% il dato destagionalizzato), confermando il trend positivo mantenuto per tutto il 2015. A guidare l’industria sono state alcune regioni come Castilla y Leòn, La Roja, Principado de Asturias, Comunitat Valenciana, Murcia dove l’indice è rimasto altissimo, tra il 7 e il 9,5%.

Barcellona

Secondo i dati resi pubblici dal ministero dell’Economia spagnolo, al settembre 2015, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le esportazioni spagnole sono cresciute del 4,4% raggiungendo i 186 miliardi di euro. Nello stesso periodo le importazioni sono cresciute del 3,9%, totalizzando 204 miliardi di euro. Come conseguenza del maggiore aumento delle esportazioni, il deficit commerciale si è ridotto da 18,8 a 18,6 miliardi di euro. Per il 2016 le previsioni sono ancora ottimistiche. Secondo il Fondo Monetario Internazionale le esportazioni cresceranno nell’anno appena iniziato del 5,1% e del 4,8% le importazioni. Ancora più ottimista è il governo spagnolo che vede un aumento dell’export nell’ordine del 6%.

Una corsa in avanti spinta principalmente da alcuni settori chiave dell’economia iberica. I beni strumentali, per primi, valgono il 19,9% del totale dell’export (+3,5% nell’anno), seguiti da veicoli (16,8% del totale, +19,7% nell’anno), cibo, bevande e tabacco (16% del totale, +9,4% sull’anno) e prodotti chimici (14,7% del totale, +7,4% sull’anno).

L’Unione europea rappresenta il primo mercato di sbocco delle merci che provengono dalla Spagna e conta per il 64,7% del totale nel periodo gennaio-settembre 2015, con un aumento del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Anche se la disoccupazione è ancora vicina al 22%, l’andamento positivo dell’economia ha trasmesso il suo effetto sul mercato del lavoro nel corso del 2015. Il numero di disoccupati in Spagna si è ridotto del 7,5%, con il totale dei senza lavoro che passa da 4,5 a 4,2 milioni di persone. Di queste, 1,9 milioni è costituito da uomini, 2,2 milioni da donne e 364mila da giovani di età inferiore ai 25 anni. Dalla fine del 2013 sono 818mila le persone che hanno trovato un posto di lavoro, una massa così consistente che il 42,3% dei nuovi occupati tra il 2014 e il 2015 nell’Area Euro hanno trovato lavoro in Spagna.

Ma la nuova spinta alla creazione di forza lavoro è in parte data dall’enorme flessibilità riconosciuta alle imprese. Secondo i dati resi pubblici dal governo di Madrid, il 91% delle nuove assunzioni è di natura temporanea. Di queste, metà sono contratti part time. Vanno bene infatti lavori poco qualificati come i braccianti agricoli (+12% nei primi sei mesi del 2015), i camerieri (+19%), gli operai dell’industria manifatturiera (+8%) e quelli dell’edilizia (+5%), mentre tra il gennaio e il giugno dello scorso anno solo il 13% dei nuovi laureati ha trovato lavoro.

Tuttavia, in generale il clima è migliorato e con esso la fiducia degli imprenditori e dei consumatori. E ha portato le banche a riaprire i cordoni del credito e i cittadini a investire di nuovo. Solo così, dopo i terribili crolli registrati negli anni della crisi internazionale, si spiega il lento ma significativo recupero del mercato edilizio.

In Catalogna, ad esempio, l’indice dei prezzi delle abitazioni è cresciuto del 6,8% tra il 2014 e il 2015 (era crollato del 44,7% tra il 2007 e il 2013). Qualcosa di simile con quanto accaduto a Madrid (+8,8% nell’ultimo anno contro il -40,2% registrato nel quinquennio della crisi).

Zara

Tutto questo, ovviamente, ha riacceso l’interesse degli investitori stranieri che tradizionalmente considerano la Spagna un mercato redditizio per il business e ricco di opportunità. C’è da dire tuttavia che rispetto al 2011 lo stock di investimenti diretti esteri è nettamente crollato, passando da 24,9 miliardi a 14,6 miliardi (dato 2012), e tornando lentamente a crescere nel biennio successivo fino ai 17,6 miliardi del 2014. Questo racconta il Rapporto congiunto 2016 redatto da Ministero degli Esteri italiano e Enit, un documento che mette però anche in risalto l’influenza positiva che il brand Italia continua a esercitare sugli spagnoli.

La tendenza è confermata dai numeri dell’export italiano verso la Penisola Iberica pubblicati dall’Istat. Dopo le ottime performance registrate nei primi otto mesi del 2015 (+18,3% di export italiano), il valore dei beni e servizi italiani venduti in Spagna si è leggermente contratto ma la crescita è rimasta comunque significativa. E infatti tra il gennaio e l’ottobre del 2015 l’export italiano è aumentato del 9,3% rispetto allo stesso periodo del 2014, mentre la crescita è stata del 3,7% tra ottobre 2015 e lo stesso mese dell’anno precedente.

I due Paesi rimangono quindi legatissimi, così come le loro culture e i loro popoli, con un pizzico di sana rivalità. E adesso che l’economia spagnola ha ripreso a camminare, è ricominciata anche la sua lunga rincorsa per raggiungere l’Italia.